In occasione delle celebrazioni dei 150 anni dalla scomparsa di Alessandro Manzoni, Giunti-Disney ha dedicato un nuovo volume al padre della lingua italiana, il nostro più grande romanziere dell’Ottocento.
Su questo blog che si occupa di letteratura e fumetto, come primo nucleo tematico, e in seconda analisi di fumetto e didattica delle scuole superiori, non potevo fare a meno di trattare anche rapidamente di questo volume.
Di Manzoni e il fumetto in generale ho trattato qui; la sua centralità nel canone didattico italiano ha causato una frequente ripresa del fumetto, in chiave più o meno didattica: ovvero sia come finalizzata a un supporto per lo studio, sia come parodia di un argomento ampiamente noto ai ragazzi, parte della loro quotidianità scolastica.
Inoltre, come ha sostenuto Eleonora Brandigi in “Archeologia del graphic novel”, il testo manzoniano è giunto al successo in modo quasi fumettistico, come romanzo riccamente illustrato, grazie alle incisioni del Gonin, autore allora molto in voga, che ha dato una interpretazione intensa dei vari personaggi, in illustrazioni che punteggiano con frequenza il testo.
Naturalmente su alcuni aspetti Manzoni è all’apparenza anti-fumettistico, potremmo dire: infatti, da narratore ottocentesco è inevitabilmente ricco di descrizioni accurate ma verbose, ancor più data la particolarità del suo lavoro, romanzo nato come lunga ricerca intellettuale più che romanzo di consumo come i coevi feuilletton. Tuttavia, la sequenze più strettamente narrative (per usare la distinzione di Todorov, che scinde primariamente in sequenze descrittive e narrative, oltre che riflessive e dialogiche) sono invece tutto sommato dinamiche.
Tornando all’opera della Giunti, questa appare a suo modo anch’essa mista tra narrazione (per ragazzi) e fumetto. Il volume di 128 pagine propone infatti un racconto illustrato e una storia a fumetti. Il racconto è dello scrittore Augusto Macchetto, con i disegni sono della coppia di artisti Giada Perissinotto e Lorenzo Pastrovicchio, per i colori di Andrea Cagol.
Il racconto è l’elemento inedito del volume, mentre il fumetto come diremo è una ristampa. Nell’immaginario episodio di vita di Alessandro Manzoni bambino vengono posti i semi per il suo capolavoro letterario. La scelta dell’infanzia offre ovviamente molta libertà all’autore nell’immaginazione della storia e la rende più avvicinabile ai giovani lettori. Inoltre, la scelta del racconto illustrato, oltre che magari per ragioni di maieutica didattica (“l’avvicinamento alla lettura”) consente di dedicare particolare cura alle immagini, che sono in effetti particolarmente seducenti e realizzate con stile quasi pittorico, che in un nuovo fumetto sarebbero state difficili da rendere (oltre che magari pesanti da reggere in una narrazione tutta illustrata, che chiede un segno più leggero).
Viene poi ripresentata la storia “I promessi paperi”, sceneggiata da Edoardo Segantini, autore legato da grande amicizia a Giulio Chierchini, che ha realizzato i disegni. La storia apparve per la prima volta sulle pagine di Topolino nel 1976 ed ebbe un notevole successo, tanto da essere pubblicata in molti paesi del mondo.
Questa prima rivisitazione umoristica, I promessi paperi, si apre con Gertrude (Brigitta), la “Scocciatrice di Monza”, che si reca al tetro maniero del taccagno signorotto Don Paperigo (Zio Paperone), per la sua solita proposta di matrimonio. Don Paperigo cerca con ogni mezzo di respingere l’invadente corteggiatrice, ma solo l’arrivo di Paperenzo Strafalcino (Paperino) gli fornisce un’inaspettata possibilità di salvezza. Paperenzo viene infatti assunto per allietare, con il suo canto, il soggiorno della scocciatrice ed è poi accusato dai “Bravotti” (la Banda Bassotti) di averla compromessa, cantandole dei madrigali. Proprio per questo, Paperenzo dovrebbe impalmare Gertrude con nozze riparatrici. Come gli intimano i rudi Bravotti “questo matrimonio s’ha da fare”. Il problema sarà che queste stesse parole sono pronunciate al povero Paperenzo anche da Lucilla Paperella (Paperina), sua promessa sposa, che ha già pianificato tutta la cerimonia nuziale. La storia si svolge in una Milano contagiata dallo “scoppio delle poste” e troviamo molti altri personaggi come Rockerduck che interpreta il Mainomato e Ciccio nei panni di Don Cicciondio. Questa, in sintesi, la nota sinossi di una delle più celebri parodie disneyane, così come ricostruita dallo stesso volume in una scheda introduttiva (molto ricchi i materiali di contorno, anche per consentire al volume, si presume, di raggiungere un certo spessore, dato che la storia in sé è complessivamente breve, come si confà alla media delle storie da edicola disneyane).
Una scheda finale riepiloga gli elementi biografici di Manzoni e i riferimenti salienti ai Promessi Sposi.
Un volume a suo modo interessante, perché segna la costante riproposta del ricchissimo forziere di storie disneyane italiane approfittando di momenti d’occasione come questo anniversario manzoniano. La “forma mista” col testo illustrato è un altro elemento tipico che si va affermando ultimamente, in parallelo a una generale aumentata proposta di testi illustrati.
Congeniale per un pubblico delle elementari, sarebbe interessante vedere quanto l’umorismo disneyano italiano degli anni ’70 conservi il suo fascino sulle nuove generazioni. Ma si tratta di storie di una indubbia ricchezza espressiva, che potrebbero stupire con la loro vitalità.
