Le parole del fumetto

Le parole del fumetto

Era infuriata, tempo fa, una polemica circa le descrizioni negative di “fumetto” attestate da alcuni famosi dizionari.

fumettistico

L’estratto è da un vecchio dizionario, probabilmente, anche se lo stralcio riproposto non era datato. Tuttavia anche in una edizione recente, del 2019, secondo quanto riportato online, si era ritrovata una definizione analoga:

fumett

Si tratta di un fenomeno diffuso: il dizionario che ho in casa – del 1984 – dà una definizione poco lusinghiera per “fumettistico”, per cui si dà solo la attestazione spregiativa: “romanzo, racconto, film dalla trama inverosimile e volgare, come quelle dei romanzi a fumetti”. Di “fumetto” invece, per sintesi, si dà la sola definizione positiva (inclusiva anche del fotoromanzo: si parla di “disegni o fotogrammi”).

Naturalmente, i dizionari si limitano a riportare un uso: il dubbio che può venire è però quanto l’uso di “fumetto” in senso spregiativo sia ancora diffuso, magari nell’accrescitivo/dispregiativo “fumettone”, specialmente per parlare in negativo di un film. Forse la voce, registrata in questo modo alla sua creazione – magari all’introduzione del termine, nel 1953 per “fumettistico” – non è stata più revisionata da tempo. Ma potrebbe essere il momento per un aggiornamento.

Proprio il 2019 è stato infatti uno spartiacque al proposito, forse: l’uso di “l’ha letto su Topolino” in chiave spregiativa è stata combattuta con forza da vari autori disneyani, in testa Artibani, e la polemica è giunta anche sulle pagine dei giornali cartacei (rimando qui per mostrare la vastità della polemica, ovviamente anche per via della sua “notiziabilità” curiosa). Certo, i leader politici che citano talvolta il fumetto in chiave negativa continuano a farlo imperterriti – in fondo, le polemiche fanno loro gioco, contribuendo alla visibilità. Ma ho notato ultimamente un aumento – magari non univoco – di prudenza e di distinguo.

Le parole del fumetto: una storia possibile.

A margine di tale questione più dibattuta, la cosa interessante è invece che alcuni dizionari, come il Sabatini-Coletti e il De Mauro tra quelli disponibili gratuitamente online (rispettivamente, sul sito del Corriere della Sera e di Internazionale), indicano anche la data di origine di una parola nella nostra lingua. E la cosa può essere di un certo interesse.

https://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/

https://dizionario.internazionale.it/cerca/animazione

“Fumetto”, ad esempio, è del 1942. Una nascita piuttosto tardiva, poiché i balloons, già diffusi da sempre nel fumetto americano, erano giunti in Italia solo negli anni ’30. Un primo nome fu quello di “fiatini”, di cui si parla diffusamente qua. Inizialmente “fumetto” indica oltretutto quello che poi diviene il “balloon” o, tradotto, la “nuvoletta”: solo gradualmente viene a indicare l’opera nel suo complesso, con una estensione del significato anche discutibile, stando alla luce delle teorie di Will Eisner e Scott McCloud, che tra anni ’80 e ’90 definirono la proprietà del medium come “arte sequenziale”. In questo senso, la “comic strip” americana (anche se il fumetto non è per forza comico) o la “bande dessinée” francese sono più precisi. Inoltre, “fumetto” era parola preesistente, attesta dal 1870 (poco dopo l’Unità) col senso di diminutivo di “fumo”.

Una definitiva estensione del termine dal definire il balloon a definire il medium deve avvenire entro il 1953, quando appare il termine “fumettistico”, aggettivo derivato da “fumetto”, che conferma come ormai questo è anche il nome del medium. Nello stesso anno, infatti, “fumetto” viene registrato nel nuovo senso estensivo dal dizionario di Bruno Migliorini (vedi qui). In verità, l’ho rinvenuto attestato, come uso estensivo, già nel 1950 nel corso di alcune ricerche (vedi qui): ma la registrazione nel dizionario non è ovviamente immediata.

La “vignetta” invece, unità costitutiva del fumetto, risale come concetto (certo molto diverso) al ‘500, dove indicava la decorazione a tralci di vite che circondava una illustrazione (per il De Mauro, è più precisamente del 1598). Ancor più antico il concetto di “caricatura” (sec. XV, il ‘400). Il cartoon (che in Inghilterra appare, su Punch, nel 1842, con riferimento al “cartone”, il bozzetto preparatorio di un affresco, in riferimento al segno abbozzato) si trova attestato dal 1913. Dello stesso anno il prestito cartoonist (in inglese, attestato dal 1880).

Torniamo al “fumettistico“, che costituisce il punto di arrivo nella nascita del nuovo nome del medium. Del resto cinque anni prima, nel 1948, era apparso Tex, che nel tempo avrebbe segnato l’avvio della nuova era del medium, quella post-seconda guerra mondiale. Ma, soprattutto, stava montando l’onda censoria che avrà la sua massima espressione in Wertham, nel 1954, con “La seduzione degli innocenti”. Per criticare il fumetto è necessario definirlo.

Nel 1956 appare un nuovo termine, quello di “fotoromanzo“, che segna il successo di questa forma espressiva, nata nel 1946 e indubbiamente connessa al linguaggio fumettistico. Decisamente precedente era il termine analogo di “cineromanzo” (1923), che tuttavia inizialmente veniva applicato, in modo proprio, al “romanzo cinematografico”, ovvero il lungometraggio (solitamente con riferimento particolare a quelli di tema romantico). Per quanto vi fossero esperimenti americani preesistenti (a partire dal 1927, in parallelo alla nascita del cinema sonoro e del codificarsi dei generi), il “fotoromanzo” è specifico italiano, tanto che in USA sono definiti appunto “fumetti”, con un prestito, per una volta, in direzione opposta, dall’italiano all’inglese.

Nel 1962 nasce il termine “fumettaro“, a indicare la professione, non privo di una lieve sfumatura negativa (che qui è registrata). Siamo all’indomani dell’apparizione di Diabolik, che porterà alla fioritura del fumetto nero (accolto spregiativamente). Diabolik, tra l’altro, è definito fin dal suo esordio, in copertina, “romanzo a fumetti”. Il termine che oggi, con prestito inglese, indica la “nobilitazione libraria” del fumetto: “graphic novel”. Più correttamente, là indicava una storia relativamente lunga pubblicata in quel singolo albo.

Nel 1965 appare una nuova famiglia di parole: “Fumettistica“, la disciplina in sé, è del 1965, come pure il più neutro “fumettista“; anche il termine “comic strip” è dato dal 1965. Il 1965 è l’anno di Linus, che crea un indubbio spartiacque nel fumetto (e legato alle comic strip americane come nucleo centrale): viene da chiedersi se la diffusione di questi termini più colti derivi da lì.

Nel 1967 viene mutuato dall’inglese il termine “balloon“, che segna una parziale crisi dell’uso di “fumetto” per indicare la “nuvoletta” (di questo sinonimo italiano non ho trovato la datazione). Rimane evidente l’origine etimologica di “fumetto”, e nel linguaggio comune si conserva: ma in senso tecnico non verrebbe ormai più usato “fumetto” per la nuvoletta, proprio per evitare confusione. Anche qui, giunge il sospetto dell’influsso di Linus.

L’avverbio derivato, “fumettisticamente“, è più tardo, nel 1987. L’indice di un linguaggio critico ormai raffinato (che forse rifiorisce dopo un fenomeno come Dylan Dog, 1986).  “Manga” appare nel 1988, e segna l’avvio di quella invasione nel fumetto italiano. Dal 1993 inizia ad apparire un altro prestito inglese, di grande fortuna: “graphic novel” (vedi qui), che si accompagna alla fortuna (temporanea) di “letteratura disegnata” di Hugo Pratt, negli anni ’90. Dal 2004, il prevalere di Graphic Novel (sulla scorta di “5 è il numero perfetto” di Igort) è netto.

Insomma: si potranno aggiungere anche nuovi casi, ma mi sembra di aver mostrato come la storia del fumetto possa svilupparsi anche tramite la storia del suo nome.