"Laguna Hemingway" di Luca Pozza: l'importanza di essere Ernest

“Laguna Hemingway” di Luca Pozza: l’importanza di essere Ernest

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“Laguna Hemingway” di Luca Pozza è un interessante volume a fumetti edito dall’autore con SelfPress. Il fumetto nasce pensato per un progetto – poi non realizzato – per un museo, cosa che spiega la struttura della storia, come diremo volta anche a un fine didattico – didascalico, sia pure con una sua specifica originalità.

La narrazione si struttura infatti come un compendio di curiosità e citazioni sullo scrittore, con particolare attenzione alla sua natura autodistruttiva che ne è uno dei tratti più marcati nella sua ricezione come icona pop di primo livello (almeno tra gli scrittori).

Questo va, naturalmente, a scapito di una tradizionale narrazione avventurosa a fumetto – che in Hemingway non sarebbe nemmeno per nulla forzata, anche restando fedeli al dato biografico… – mentre l’esile trama ricorre a un classico espediente, ben sviluppato: quello del sogno/incubo che diventa un catalogo di ricordi volutamente disordinati e disorganici.

 

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In questa particolare concezione dell’opera (legata, come detto, anche a una iniziale scelta di committenza) il fumetto risulta decisamente riuscito. Appare subito, leggendo l’opera, l’accuratezza della ricerca che vi sta dietro, e la disposizione narrativa, pur volutamente caotica come si confà a un sonno tormentato, è più accattivante rispetto a una disposizione didascalica più classica, di tipo cronologico (anche col classico espediente delle analessi “del ricordo”).

Ci si può fare un’idea della cura profusa dall’autore in questo fumetto tramite il blog ad esso dedicato,   https://lagunahemingway.blogspot.com : una lettura consigliata sia per farsi un’idea più chiara dell’opera, sia dopo aver letto il fumetto per ulteriori dettagli sul “making of” e sul dietro le quinte.

 

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L’opra è stata menzionata anche dal critico statunitense Robert K. Elder nel suo ampio saggio dedicato ad “Hemingway in comics”, in cui l’autore ha ricostruito la fortuna dello scrittore anche nel mondo dei comics. Alcuni originali del fumetto di Pozza sono state inseriti anche nella mostra promozionale del volume, che è in tour negli Stati Uniti fino al 2025, e per ora – assieme ad altri esempi di rapporto tra Hemingway e il fumetto – sono stati in mostra al Sheridan College in Wyoming, a Ketchum in Idaho e appariranno al San Diego Comic Con (stando alle pagine fb di Elder).

 

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In effetti, Hemingway è particolarmente adatto a questo incontro col fumetto, e non solo in virtù della sua vita estremamente avventurosa e tormentata che ne fanno quasi un antesignano di “supereroe con superproblemi” (anche la iconica copertina del saggio di Elder pare suggerire il parallelo). L’autore, tra i massimi americani assoluti, è anche il maestro di uno stile icastico, essenziale, fulminante, quale il fumetto deve tendenzialmente fare ricorso per sua esigenza, specie nel fumetto popolare e rivolto al vasto pubblico.
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Non sorprende, dunque, di trovare Hemingway nei fumetti DC Comics e in quelli Marvel (Captain Marvel, Wolwerine, X-Men), ma anche in molti altri contesti (vedi qui). Nel suo articolo del 2016 sul Comics Journal, Elder rintraccia in una strip del 1917 la prima comparsa dell’autore nel fumetto, seguita da “Creeper” durante la “jazz age”, poi su Capitan Marvel nel 1950, sulle comic strip di Coogy nel 1953.
Nel 1964 appare nelle “Illustrious Lives” (gioco di parole tra “vite illustri” e “vite illustrate), una serie di biografie sulla scia, mi pare, dal grande boom del fumetto educativo degli anni ’50, quello dei “Classics Illustrated” tanto attaccati da Wertham, che intuiva il pericolo di una legittimazione del fumetto prodotta per tramite di quei tentativi, sia pure ancora in parte ingenui, di “nobilitazione del medium”.
Nel 1971 appare in un fumetto di guerra, nel 1984 nelle avventure dei paperi disneyani, nel 1991 su Wolwerine. Insomma, una attenzione costante anche in un periodo in cui tali contaminazioni erano relativamente più rare. Nel 1993 una prima graphic novel francese, di Marc Males e Jean Dufaux’s: “Hemingway: Death of a Leopard”. In questi anni si moltiplicano i riferimenti, tra cui anche il “nostro” Nathan Never.
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Aggiungo due riferimenti non ho trovato citati (magari sono in altri punti dell’opera di Elder). Da un lato, una serie di caricature di Andrea Pazienza –  non so se considerabili “sequenziali” – negli anni ’80, credo su Frigidaire, che riporto qui sopra. Qui si parla anche delle citazioni della Disney italiana, sull’autorevolissima Hemingway Society: ma siamo nell’ambito, appunto, di citazioni delle opere, non di apparizioni dell’autore. Altrimenti, diverrebbe valido anche il bell’adattamento di Laprovitera e Lo Cascio, di cui scrissi qui.
In Spagna, inoltre, Hemingway appare anche nella nota biografia di Joyce (vedi qui), di cui ho scritto qui (senza menzionare “Papa”, che ovviamente qui lascia il posto centrale a James).
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L’altro è Hugo Pratt, che Pozza conosce molto bene, che fa incontrare il suo Corto Maltese e “Hernestway” in “Sotto la bandiera dell’oro”, sulla cui scorta lo scrittore immaginario comporrà il suo “Addio al battaglione”. Ma più che un cameo, è un omaggio, dato che il Gran Maestro veneziano di tutto il fumetto italico deve indubbiamente qualcosa alla lezione di Hemingway, nel suo stile avventuroso incalzante.
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Tornando appunto al fumetto di Pozza, l’opera gode anche di una ottima prefazione di Gianni Brunoro, decano della critica fumettistica italiana, che dopo aver ricostruito il rapporto personale con Hemingway, si dedica a una brillante disamina dell’opera.
Brunoro evidenzia un altro riferimento a Pratt: “La laguna dei bei sogni”, in cui “l’ufficiale inglese febbricitante Robin Stuart, reo di aver trafugato la cassa del suo reggimento e di essersi rifugiato in Sudamerica, sta morendo di una malattia tropicale nella foresta amazzonica: e nel delirio ricorda alcune parentesi della propria vita.”
Jacques Tardi, invece, nel racconto La vera storia del milite ignoto, “fa rivivere a uno scrittore di feuilleton, colpito a morte da una pallottola al capo in una trincea della Prima Guerra Mondiale, le esperienze soggettivamente più notevoli della propria vita”. 
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Due esempi – specie, credo, quello di Pratt – cui Pozza può aver fatto riferimento, ma comunque in una sintesi originale. Intanto il sogno non è connesso a una esperienza pre-mortem ma a una abbondante libagione, dando a tutto un carattere meno drammatico (anche se con qualche prefigurazione della tragica fine dello scrittore). Poi, ci troviamo nell’ambito di un sogno lungo, cosa che da un lato rende il gioco forse un po’ più pesante per il lettore che non parta già da un maggiore interesse per lo scrittore americano, mancando l’elemento di una storia lineare.
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Per contro, però, la sarabanda di luoghi, fatti, incontri, aneddoti, citazione, è costruita all’apice di uno studio ammirevole, di documentazione anche e in primo luogo – nel fumetto – visiva, con un ritmo narrativo serrato e ricco di colpi di scena, legati alle varie apparizioni (tutto sulla base di una documentazione rigorosa: il sogno ha un movimento chiaramente onirico, ma non si deroga all’esattezza minuziosa dei fatti citati). Viene in mente la celebre “Vertigine della lista” teorizzata da Umberto Eco critico (e usata da lui nei suoi romanzi, a partire dalla Coena Cypriani del Nome della Rosa fino alla centralità assoluta nel, non riuscitissimo, “La misteriosa fiamma della regina Loana”).
L’opera di Pozza è invece riuscita in questa carrellata lunghissima di apparizioni, ma tale struttura fa sì che l’uso a fini didattici, che come professore di lettere tengo sempre presente su questo blog, appare da calibrarsi più per studenti relativamente maturi, del triennio delle superiori. Magari, in connessione a un certo interesse per la sua figura, usando questo testo non come una biografia “ordinata” dell’autore (non la vuole essere) ma come, magari, spunto per una “caccia al tesoro” per approfondire meglio alcuni – tutti è certo impossibile – accenni presentati ad ampio raggio.
(A margine, aggiungo anch’io un aneddoto, l’unico cuneese in fronte alla messe ricchissima di quelli veneziani che Pozza ha raccolto con tanta paziente filologia: Hemingway fu anche dalle mie parti, nel 1954, per degustare i celebri cioccolatini cuneesi al rhum della pasticceria Arione che Mondadori, suo editore, gli aveva magnificato. Ne è nata anche una associazione hemingwayana, con tanto di sito qui).
Nonostante l’onirismo della storia (ma lo bilancia efficacemente, per certi versi) il ritmo narrativo, da consumato cantastorie per immagini, è comunque molto classico: una griglia 2X3, di stampo in senso lato “bonelliano”, con la classica struttura “a mattoncino” dove di frequente una o due strip non si frammentano in più vignette ma ci offrono una inquadratura lunga, cinematografica.
Parimenti, il taglio è legato a una visione cinemica, molto efficace e dinamica, sia nelle scene più di azione che in quelle che si vogliono quasi “felliniane” (l’arrivo della nave, per dirne una, ci pare andare in questa direzione). Il segno è accurato, realistico, come congeniale a un lavoro come questo che ha anche una finalità informativa, a cui si aggiunge anche una colorazione acquerellata a tinte vivaci. 
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Insomma, un fumetto ideale per un lettore ideale: quello, a mio avviso, che nutra già di suo una devozione per lo scrittore americano, e voglia per tramite di questo fumetto accedere in modo gradevole a una mole di aneddoti, curiosità, e storie che, nel loro complesso, ci mostrano ancor meglio la centralità di Hemingway nel canone occidentale, spiegandoci tutte insieme l’importanza di essere Ernest.