La Resistenza dei fumetti USA: "La banda Gordon" di Dell'Omo

La Resistenza dei fumetti USA: “La banda Gordon” di Dell’Omo

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“La banda Gordon” di Marco Dell’Omo è un interessante romanzo che parla di Resistenza, descrivendo come un gruppo di ragazzi abruzzesi formi un primo nucleo partigiano che si esercita ad andare in montagna in vista dello scontro coi nazifascisti.

Su questo blog, che tratta delle intersezioni tra letteratura e fumetto, usualmente parliamo soprattutto del secondo termine di paragone, ovvero quando un fumetto ha un riferimento importante a un testo letterario (con il caso più tipico dell’adattamento, ma non solo).

Questo romanzo, “La banda Gordon”, edito da Nutrimenti è però interessante poiché fornisce un ottimo esempio del caso simmetrico: un romanzo dove, come ora diremo, i fumetti svolgono un ruolo centrale: come si vede dal titolo e dalla bella copertina, dove vediamo Flash Gordon e Dale Arden in una classica posa avventurosa e di pericolo (che richiama l’attività di scalatori esercitata all’interno dai ragazzi protagonisti).

L’opera rappresenta l’esordio narrativo del suo autore, Marco Dell’Omo, classe 1958, giornalista politico dell’ANSA che si è distinto per numerosi docufilm televisivi, come quello dedicato a Oriana Fallaci, oppure a Nilde Iotti. Sull’alpinismo abruzzese ha invece già scritto il volume saggistico “I conquistatori del Gran Sasso”.

L’opera esordisce seguendo le vicende dei vari ragazzi che poi confluiranno nella banda, tramite il racconto, condotto ai nostri giorni, di uno di loro. Siamo negli anni del secondo conflitto mondiale, dal 1940 al 1942, e il primo accenno di quello che sta cambiando giunge ai ragazzi, ancora adolescenti, per la censura che viene operata sui fumetti di oltreoceano. Il tema del fumetto è l’argomento centrale del capitolo sette, dove tale questione è ricostruita in modo piuttosto preciso, anche se in forma narrativa: e questo episodio tornerà in mente ai giovani quando dovranno dare un nome alla propria banda, e darsi dei nomi in codice tra di loro. Essi attingeranno così all’immaginario di Flash Gordon, come evidenzia chiaramente il titolo, assumendo il nome dei principali eroi.

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(L’articolo di Tuttolibri, intestazione) 

Merita qui una breve nota di storia del fumetto anni ’30 per far meglio apprezzare quello che Dell’Omo ricostruisce filologicamente ma, ovviamente, in maniera narrativa. Nel 1932, dopo l’Oscar speciale a Topolino, l’editore Nerbini avvia (non senza un conflitto sui diritti) il Topolino italiano, che avrà un enorme successo. Lotario Vecchi invece pubblica “Jumbo”, che è la prima rivista dove appaiono i balloons, che daranno il nome ai “fumetti” italiani. Prima infatti, come noto, i fumetti (non chiamati così) erano rivolti – in Italia – a un pubblico infantile e accompagnati dalle famose poesiole in ottonari a rima baciata. Opere spesso notevoli per sintesi grafica e raffinatezza stilistica, ma molto meno seducenti agli occhi del pubblico adolescente. Coi balloon arriva anche il fumetto avventuroso in Italia, che aveva iniziato a farsi strada in USA nel 1928-1929. Nel 1933, su Topolino arriva “Tim Tyler’s Luck” (1928), i nostri Cino e Franco, un primo fumetto avventuroso: storie pensate in USA per adulti, ma perfette anche per il pubblico giovanile, cui offrono avventura, mistero, violenza e un pizzico d’erotismo.

Vecchi crea “L’audace” (1934), dedicato solo ai fumetti avventurosi (con molte traversie e trasformazioni, da questa rivista prenderà nome la casa editrice Audace, che sarà il primo nucleo della Bonelli). Nerbini crea invece “L’avventuroso”, con lo stesso scopo, dove traduce i vari fumetti americani dei primi anni ’30: il poliziesco Radio Patrol (1933), il misterioso Mandrake (1934), lo spionistico Agente X-9 (1934), il vendicatore mascherato Phantom (1936). Ma, soprattutto, la serie fantascientifica di Flash Gordon (1934), che è quella che ha il maggior successo. Vi contribuisce l’elemento apertamente fantastico di quel mondo futuribile della fantascienza golden age, l’azione, l’avventura, e anche l’erotismo di Dale Arden, la fidanzata di Gordon, e delle terribili dark lady affrontate dall’eroe.

Il regime però vede di pessimo occhio Flash Gordon: la sua lotta contro la tirannia dell’Imperatore Ming appare agli occhi dei fascisti una metafora fin troppo evidente dello scontro tra la democrazia USA e i regimi totalitari che si vanno affermando in Europa, rappresentati nel calvo imperatore Ming. Un convegno nel 1938, sotto l’egida del fondatore del futurismo, Filippo Tommaso Marinetti, impone l’abbandono o la forte italianizzazione dei personaggi americani, sostituendoli con altri di produzione autoctona, come “I tre di Macallé” di cui parla il romanzo. Solo Topolino, per il momento, si salva, come ricorda fin dal titolo l’ottimo saggio “Eccetto Topolino” che ricostruisce la storia del fumetto italiano sotto il regime. In verità, non sono mancati fumetti riusciti dell’ambito italico, come “Saturno contro la Terra” (1936) di Pedrocchi (di ispirazione appunto, in modo libero, gordoniana), prima storia italiana a venir tradotta in inglese e pubblicata in USA, e alcuni altri. Ma in molti fumetti, invece, prevaleva una bolsa retorica poco gradita ai ragazzi ormai avvezzi al fumetto puramente avventuroso d’oltreoceano.

Nel fumetto, uno dei protagonisti va addirittura a parlare a Nerbini, il quale gli spiega le sue perplessità illustrandogli irritato la circolare ministeriale che vieta la pubblicazione di Gordon (prima di pubblicarla, come in effetti face, sul giornale). L’episodio si chiude qui, una breve avventura: ma poi, quando i ragazzi si avvicineranno prima all’arrampicata in montagna, e poi alla resistenza, resterà questo rimando a Gordon che passerà, come abbiamo detto, nei loro nomi di battaglia.

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Non è una licenza poetica, in quanto si tratta di un uso piuttosto frequente nella Resistenza: ne parla anche Umberto Eco ne “Il pendolo di Foucault”, nei ricordi di infanzia di Jacopo Belbo, che ricorda con invidia un giovane partigiano che aveva assunto il nome di battaglia di Agente X-9. Un micro-racconto nel vasto romanzo, tanto breve quanto interessante, che riporto quindi qui:

“Mi chiedevo e avevo chiesto perché questo Remo, che apparteneva alle Brigate Nere, poteva farsi vedere in giro così, anche nei periodi in cui *** non era occupata dai fascisti. E mi avevano detto che si sussurrava che fosse un infiltrato dei partigiani. Come è come non è, una sera me lo vedo sulla stessa Balilla nera, con gli stessi denti neri, a baciare la stessa ragazza bionda, ma con un fazzoletto rosso al collo e una camicia cachi. Era passato alle Brigate Garibaldine. Tutti lo festeggiavano, e – aveva assunto un nome di battaglia, X9, come il personaggio di Alex Raymond, di cui aveva letto sull’Avventuroso. Bravo X9, gli dicevano… E io lo odiavo ancora di più, perché possedeva la ragazza col consenso del popolo. Ma alcuni dicevano che era un infiltrato fascista tra i partigiani, e credo fossero coloro che desideravano la ragazza, ma così era, X9 era sospetto…”

Allora una mattina X9 stava transitando fuori zona, forse aveva dato appuntamento alla ragazza nei campi, per andare al di là di quel petting miserabile e mostrare che la sua verga era meno cariata dei suoi denti – scusatemi, ma non riesco ancora ad amarlo – insomma, ecco che i fascisti gli tendono un agguato, lo portano in città e alle cinque di mattina, il giorno dopo, lo fucilano.”
Pausa. Belbo si era guardato le mani, che stava tenendo giunte, come fosse in preghiera. Poi le aveva allargate e aveva detto: “Era la prova che non era un infiltrato.”
“Significato della parabola?”
“Chi le ha detto che le parabole debbono avere un significato? Ma ripensandoci bene, forse vuoi dire che spesso per provare qualcosa bisogna morire.”

(Umberto Eco, “Il pendolo di Foucault”)

La trama dell’opera di Dell’Omo, su cui non ci soffermiamo, è comunque molto avvincente: con quel mix di azione, avventura, colpi di scena e un sottile erotismo che caratterizzava appunto il mondo di Flash Gordon. Non mancano anche frequenti battute ironiche a tema fumettistico: una giovane tedesca, fiduciosa nel Furher, dichiara nel 1943 che “tra vent’anni” anche in America si venererà Thor. Un chiaro elemento ironico obliquo al fatto che, ovviamente, nel 1963 apparirà il noto personaggio Marvel, ideato da Lee e Kirby ispirandosi al mito nibelungico. Anche altri fumetto fanno capolino, come Dylan Dog: ma lasciamo al lettore incuriosito il compito di trovarli, disseminati qua e là nella trama. Insomma, un volume gradevole e interessante, che ha meritato un approfondimento a tutta pagina su Tuttolibri e che potrà essere di interesse anche ai lettori appassionati di questi vecchi comics.