"La masseria delle allodole" e il fumetto.

“La masseria delle allodole” e il fumetto.

Un breve post per segnalare una curiosità e, magari, trovarne una spiegazione.

Come noto ai miei venticinque lettori, su questo blog mi occupo di incroci tra letteratura e fumetto: spesso recensisco adattamenti fumettistici di opere famose ma la mia curiosità maggiore va verso le intersezioni anomale, bizzarre tra i due media.

“La masseria delle allodole” di Antonia Arslan è un romanzo del 2004 che tratta del genocidio armeno, da cui i fratelli Taviani hanno tratto l’omonimo film del 2007. Un romanzo molto bello (una recensione si può trovare qui) e drammatico, di cui merita la lettura e di cui non mi risulta finora alcun adattamento fumettistico.

 

masseria

 

Tuttavia c’è un po’ di fumetto proprio all’inizio del romanzo, quando il personaggio di Antonia, autobiografico, è condotta dal nonno a visitare la basilica di Sant’Antonio di Padova (dove in effetti l’autrice è nata nel 1938). Dato che nel ricordo l’autrice ha cinque anni, siamo nel 1943, anche se da nessun dettaglio traspare la guerra.

Alla fine della visita, descritta magnificamente rendendo in una prosa elegante lo sguardo incantato della bambina, il nonno la conduce dal padre provinciale, di cui è amico, promettendole un po’ di rinfresco. Ma la piccola Antonia ottiene anche qualcosa in più.

“…Mi diedero, col biscotto, un piccolissimo bicchierino di un ghiotto rosolio di colore amaranto, il cui gusto dolcissimo di rosa mi parve sublime, tutto da raccontare, a casa, ai fratelli invidiosi; e una “Storia di Giuseppe” a fumetti, per quando avrei saputo leggere.”

Naturalmente è solo una nota di colore, e il ricordo potrebbe essere impreciso. Tuttavia non è impossibile che all’epoca esistesse già una stampa confessionale a fumetti: dopo il boom del fumetto vero e proprio, con i balloons, negli anni ’30, il mondo cattolico aveva dato vita al “Vittorioso” (1937) e non stupirebbero altre pubblicazioni similari, ancor più marcatamente catechistiche.

Tuttavia non ho trovato nulla: anche perché si tratta di un ambito poco studiato, quello del fumetto religioso, e magari definito in altro modo, come volume illustrato, “per l’infanzia” e così via. Se qualcuno, per qualsiasi ragione, riuscisse a segnalarmelo, gliene sarei grato, e aggiungeremmo un altro piccolo tassello alla storia dei fumetti all’interno dei romanzi.