Su questo blog dedicato al rapporto tra letteratura e fumetto, come noto, ci occupiamo ogni tanto anche di volumi illustrati, specie quando questi escano per case editrici che si occupano anche di fumetto. Rebelle Edizioni rientra in questa casistica, e di recente ha edito questa bella versione di “Carmilla” di Sheridan Le Fanu, un caposaldo essenziale del genere gotico, in una versione riccamente illustrata da Isabella Mazzanti.
Merita in questo caso spendere qualche parola in più sull’importanza di un’opera seminale ma non così nota al grande pubblico quanto forse sarebbe opportuno.
Joseph Sheridan Le Fanu (1814-1873) fu uno scrittore dublinese fondamentale nel genere gotico. Egli creò anche il genere, di enorme successo, degli investigatori del paranormale con il suo Dottor Hesselius che investiga su casi dell’occulto nella raccolta “In a Glass Darkly” (1872). Nelle sue opere appare spesso una ripresa del folklore celtico che avrà grande influsso sulle evoluzioni del genere.
Lo stesso anno egli pubblica anche appunto “Carmilla” (1872), che riprende il tema vampirico. Un tema di grande successo che aveva portato già a “Il vampiro” (1819) di Polidori, all’inizio del romanticismo gotico, ma che qui Le Fanu rilancia con una interpretazione al femminile. L’opera di Le Fanu anticipa “Dracula” (1898) di Bram Stoker, l’opera che segnerà la fortuna del genere, interpretandolo però al femminile. Vi era già una ballata di Coleridge, “Christabel”, che nel 1816 aveva anticipato in parte tale sviluppo: ma l’opera di Le Fanu è comunque la nascita seminale di tale mito della vampira.
“Carmilla” era uscita, a puntate sulla rivista neogotica “The Dark Blue” dal 1871; i due illustratori della storia erano stati David Henry Friston e Michael Fitzgerald (il lavoro del secondo non appare nelle edizioni del libro), con illustrazioni ritenute non sempre congruenti al contenuto del libro, efficaci a livello evocativo.
L’importanza di Carmilla è segnata anche dall’aver dato il nome a Carmillaonline, uno dei più autorevoli portali del fantastico italiano, tuttora attivo (vedi qui).
La versione di Isabella Mazzanti, qui ripubblicata da Rebelle Edizioni, appare per la prima volta nel 2014 per Editions Soleil, con la traduzione francese di Gaid Girard, nella collana Métamorphose diretta da Barbara Canepa.
Ora quindi l’opera viene portata in Italia in una versione con nuova traduzione di Tiffany Vecchietti.
Qui, sul sito dell’editore, è possibile visionare qualche immagine di anteprima e ordinare il volume, che è stato presentato al salone del libro di Torino in anteprima.
Isabella Mazzanti è laureata in Arte e Archeologia dell’Estremo Oriente; da qui derivano alcuni sottili influssi dell’arte orientale che si possono leggere in controluce nelle sue raffinate illustrazioni. In questo modo, il gotico occidentale viene reinterpretato con un segno moderno in cui confluiscono influenze provenienti da una scena mondiale più ampia, distanziandosi molto dalle illustrazioni storiche dell’opera.
Realizzate con la tecnica della grafite su carta, le novanta illustrazioni che impreziosiscono l’opera riescono a darci una lettura che è sia personale, sia fedele alla sottile inquietudine che percorre il capolavoro gotico. Particolarmente emblematica ed efficace già l’immagine di copertina, con Carmilla a testa in giù, coerente con la sua natura vampirica ma lievemente disturbante a livello percettivo per il lettore. Siamo nel campo dell’orrore sottile dell’Unheimlich, il “disturbante” freudiano, in grado di inquietarci in punta di fioretto (acuminato e sanguinante) senza bisogno delle motoseghe rotanti dello splatter.
In particolare, la Mazzanti ci pare molto brava a rendere la sottile tensione sensuale che intercorre tra le due protagoniste mantenendosi sempre sulla linea sottile dell’evocazione, senza trascurare l’elemento e senza esplicitare troppo, coerente con la declinazione di tale tema nel gotico, dove spesso il femminile era associato a una latente tensione saffica (in questa storia, ma anche in diverse altre narrazioni).
L’elemento cruciale è l’uso del tema del sangue venoso. Le tavole, infatti, sono in bianco e nero, con solo l’inserto del rosso ad esaltare qualche dettaglio. Ma, in prevalenza, l’elemento evidenziato sono sottili filamenti rossi paragonabili al dipanarsi delle vene, che diventano però di volta in volta qualcos’altro: ali, corna, segnalibri, pure decorazioni o linee cinetiche. In altri casi, il rosso appare in pozze uniformi a colorar di sanguigno una veste, un fiore, uno sfondo, i rami di un albero…
L’aspetto particolarmente elegante è come questo leitmotiv si vada a fondere con le cornicette che decorano i frontespizi dei vari capitoli (e, nero su rosso, tale motivo circonda anche il titolo “Carmilla” in copertina) creando una forte coerenza tra illustrazione e elementi del testo.
Chiaramente, questa cura particolare nei fregi e nei decori è particolarmente congruente col gusto gotico, ottocentesco dell’opera, e contribuisce al valore evocativo di questo oggetto-libro, assieme a molti dettagli accurati (il corvo sul nome di Le Fanu nel frontespizio, i numeri di pagina in rosso. Le stesse illustrazioni appaiono talora a tutta pagina, talaltra contenuta in una cornicetta a tema “venoso”.
Altro espediente che porta a una certa elegante varietà grafica è l’occasionale alternare alle pagine bianche ordinarie pagine con fondo nero e testo bianco, esaltando maggiormente l’aspetto notturno, imperante nella storia.
Insomma, un leitmotiv visivo che crea – è il caso di dirlo – un fil rouge in grado di “legare” il testo, soffondendovi il giusto retrogusto gotico, “inquietante”, senza eccessi gratuiti.



