Amleto e Ken Parker: metateatro e metafumetto

Amleto e Ken Parker: metateatro e metafumetto

Amleto

Amleto è un capolavoro universale.

Ken Parker (1977) di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo è un capolavoro nell’ambito del fumetto italiano seriale (e, forse, non solo seriale. E non solo italiano). La sua rilettura del western – il genere identitario dell’editrice, con Tex Willer (1948) – diviene un modo per parlare dei problemi e delle tensioni sociali del periodo. Nel 1975 Sergio Bonelli aveva avviato la trasformazione del granitico eroe bonelliano con il suo “Mister No” (1975), spostando l’avventura in Amazzonia. Berardi usa invece un West che è, al contempo, luogo reale e luogo dell’immaginario: e in entrambe le dimensioni si intrecciano passato e presente. E, qualche volta, molta letteratura.

“Un principe per Norma”, apparso nel 1984-85 su “Orient Express” (vedi qui la accurata scheda di UBC fumetti) diviene un adattamento dell’Amleto che però, come evidenzia il titolo e l’immagine di copertina, si mescola fin da subito all’omaggio a Marilyn Monroe nel personaggio di Norma, che porta lo stesso nome originale dell’attrice.

L’anno prima era apparso, sul “Giornalino”, l’Amleto (1976) di De Luca, rivoluzionario nella tecnica adottata per rendere la centralità corporea dell’attore dalle tavole del teatro alle tavole fumettistiche. Berardi e Milazzo, qui affiancati da Giorgio Trevisan (che disegna la sequenza prettamente teatrale) scelgono un approccio radicalmente diverso. Oggi quest’albo inaugura una nuova collana di ristampe parkeriane (vedi qui) e ci offre l’occasione di riparlare di questo incontro.

A un primo livello, il linguaggio è meno sperimentale di quello di De Luca: la griglia è quella classica bonelliana, col modulo 2 X 3, due vignette su tre strisce. Le vicende personali degli attori si mescolano alla messa in scena, disegnata da Trevisan, che potrebbe essere scorporata e divenire una storia a sé stante, un adattamento piuttosto fedele del testo shakespeariano. Ma il suo inserimento nella storia lo risignifica, dandogli un rilievo in base a quello che è avvenuto “dietro le quinte” nelle vicende personali degli attori e del protagonista.

Amleto

La cosa ovviamente diviene un raffinato rimando al metateatro shakespeariano, centrale in particolare nell’Amleto, dove il principe di Danimarca mette in scena l’omicidio del padre per far scoprire lo zio. In quest’pera tale scena, presentata con un’efficace tavola muta a nove vignette, difforme da tutte le altre del testo, diviene un “terzo livello” di racconto dopo il “secondo livello” dell’Amleto e il “primo livello” di Ken Parker. Il metafumetto, che si andava affermando in quel passaggio di metà anni ’80, viene così fondato da Berardi sul metateatro, dandogli le radici nobili coltivate anche da altri (si veda nell’opera fondante della letteratura postmoderna, “L’incanto del Lotto 49” di Pynchon, del 1965, la centralità del rimando alla Tragedia di vendetta elisabettiana).

In qualche modo, questo particolare entrelacement ricorda quello che, filmicamente, sarà realizzato molto dopo con “Shakespeare in Love” (1998) di John Madden, dove assistiamo all’ipotetica prima messa in scena del “Romeo e Giulietta” intrecciato con le vicende personali e sentimentali del “vero Shakespeare”.

In “Shakespeare in love”, tuttavia, l’adattamento non appare integrale, neppure in forma “sintetizzata”: la sceneggiatura si affida alla memoria dello spettatore per la trama del dramma (conosciuta, si presume, almeno a sommi capi), qui narrazione “di secondo livello”, e lo usa come pretesto per la narrazione “di primo livello”.

Al limite, un influsso potrebbe esser giunto da “Le terre del sogno” (1991) di Neil Gaiman, che raccoglie alcune avventure di “Sandman” (1989), tra cui “Sogno di una notte di mezza estate”, dove le vicende di Shakespeare si mescolano a quelle degli abitanti del mondo fantastico, proprio come le vicende degli uomini si mescolano a quelle del piccolo popolo nell’opera teatrale che dà il nome al fumetto. Si tratta del primo fumetto a vincere, in quell’anno, il premio World Fantasy, e indubbiamente un’opera molto nota nel fumetto anglosassone.