Jan Karski e la scoperta della Shoah

Jan Karski e la scoperta della Shoah

Jan Karski, l’uomo che scoprì l’olocausto è un fumetto di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso dedicato a questa figura misconosciuta, che ha avuto un ruolo centrale nel divulgare per primo gli orrori della Shoah. In questi giorni legati alla Memoria, l’opera è stata ripubblicata da Repubblica, e consiglio senz’altro di procurarsela.

E il fatto che sia poco noto è sorprendente: la sua vicenda, infatti, è indubbiamente romanzesca, anche al di là delle modifiche che gli autori hanno voluto imprimere alla storia per ragioni narrative, giustificate e spiegate nella postfazione. Ad esempio, è assente una pagina Treccani dedicata all’autore, che è invece presente su Wikipedia.

Jan Karski è inizialmente uscito per la giornata della memoria del 2014, e Lo Spazio Bianco ne aveva parlato qui. L’opera ha vinto nel 2016 il premio Cezam Ile-de-France, e costituisce in effetti una preziosa testimonianza, che va a integrare i numerosi esempi di opere a fumetto dedicato al tema della Memoria.

Il fumetto è decisamente efficace nel rappresentare le terribili vicende narrate. Rizzo e Bonaccorso hanno ormai da tempo una consolidata collaborazione su storie con temi di impegno e di realismo sociale, e trattano la tematica con delicato equilibrio. Il montaggio si basa su una tavola all’italiana, modulata però piuttosto liberamente, per interpretare al meglio anche le frequenti scene di azione bellica. Occasionalmente presente anche la splash page, a sottolineare i momenti più drammatici. Il consueto, elegante segno di Bonaccorso si giova qui di colori soffusi, in sfumature seppiate, ad opera dei coloristi Chiara Arena, Claudio Naccari, Giulio Rincione, con la supervisione di Bonaccorso e Massimiliano Failla.

Jan Karski

Ed è forse proprio tale scelta cromatica a dare una particolare efficacia drammatica alla narrazione della vicenda di Jan Karski che, al di là delle dette licenze creative, è comunque fedele alla sostanza della storia narrata (i passaggi più tragici sono direttamente ripresi dalle pagine dell’autore). Altri hanno evidenziato una eccessiva rapidità della storia (vedi qui), ma personalmente la giudico una scelta idonea, soprattutto nel voler parlare a un pubblico giovanile, che necessità ormai di un ritmo sempre più sincopato nella narrazione per essere coinvolto (anche qui, ad esempio, viene evidenziata in positivo la rapidità della narrazione).

Insomma, un lavoro interessante, che si può affiancare a un grande classico come Maus o, in Italia, al prezioso lavoro fatto da Pietro Scarnera su Primo Levi.