Il mistero dell'Isolina di Ghigliano e Tomatis

Il mistero dell’Isolina di Ghigliano e Tomatis

Nel contesto di Illustrada 2019, manifestazione monregalese di illustrazione e fumetto, mi è capitato di presentare un fumetto che ha molti elementi di interesse. Si tratta de Il mistero dell’Isolina della disegnatrice Cinzia Ghigliano e dello sceneggiatore Marco Tomatis. Non si tratta di un nuovo fumetto: l’opera, riedita da ComicOut in questo 2019 a quarant’anni della prima edizione, era apparsa nel 1980 a puntate su Alter Alter, il supplemento a colori di Linus che ospitava, ai tempi, i più bei nomi del fumetto mondiale. Una recensione generale dell’opera l’ho presentata qui; su questo blog, come noto, mi occupo dei rapporti tra letteratura e fumetto, e volevo evidenziare alcuni aspetti dell’opera che riguardano tale tema.

Innanzitutto va detto che l’opera viene presentata come un “graphic novel”, un romanzo a fumetti, secondo il termine introdotto nel 1978 (un anno prima di Isolina: ma diffusosi in Italia solo dopo) da Will Eisner per il suo A contract with God. In questo caso, in effetti, l’opera ha tutte le caratteristiche del genere: anzi, anticipa forse il sottogenere del “graphic journalism”. Pur andando a ricostruire un fatto lontano nel tempo, appare simile il lavoro di precisa documentazione realizzata dagli autori. La vicenda è inoltre, a suo modo, di stretta attualità: Isolina è vittima di un femminicidio, che viene insabbiato per il coinvolgimento di diversi ufficiali nel crimine.

Parlando di letteratura, va evidenziato che il fumetto, in questo caso, ha preceduto una autorevole ripresa letteraria: Dacia Maraini infatti riprese il caso di Isolina in un romanzo del 1985, decisamente successivo all’opera.

Isolina

L’opera presenta però anche un altro significativo collegamento letterario: infatti, nella fase di innamoramento tra la protagonista e il giovane ufficiale, questi le recita ad alta voce dei passi de Il piacere di Gabriele D’Annunzio, che egli stava all’epoca leggendo.

Questo elemento non è legato strettamente alla cronaca e, pur plausibile, fa parte dell’elaborazione letteraria: serve, a detta degli autori, a donare “un po’ di poesia” alla triste vicenda di Isolina, immaginando almeno un amore ai primi tempi felice. Un modo, anche, per rifiutare (con una sensibilità precoce sui tempi) di schiacciare la protagonista su una dimensione monodimensionale di vittima.

La scena è dunque azzeccata, e viene addirittura in mente, se vogliamo, la più celebre delle seduzioni letterarie: Paolo e Francesca che, nel V canto dell’inferno dantesco, si innamorano sulle pagine del ciclo arturiano, leggendo degli amori adulterini di Lancillotto e Ginevra: così come Isolina cede ad un amore extraconiugale leggendo di un simile amore “proibito”.

Isolina

Il Piacere di D’Annunzio, primo romanzo dell’autore, ebbe in effetti una notevole diffusione e influenza sulla cultura di massa del periodo. Composto nel 1889, pubblicato presso Treves nel 1890, propaga in Italia un diffuso gusto per l’estetismo e il decadentismo. Nel fumetto, siamo nel 1899: quindi è ancora questo l’unico romanzo dannunziano di riferimento: Il fuoco, successiva opera dell’autore, uscì nel 1900.

I passi in questione descrivono, con toni indubbiamente raffinati, gli amplessi di Andrea Sperelli con Elena Muti. Nel continuo gioco di mescolanza tra vita ed arte proprio dell’estetismo e di D’Annunzio in particolare, il protagonista rappresenta lo stesso poeta, mentre in Elena –  nome simbolico, che rimanda alla protagonista dell’Iliade… – molti hanno visto una proiezione di Barbara Leoni, reale amante del poeta nel periodo. Una mescolanza di piani ovviamente finalizzata a “far della propria vita un’opera d’arte”, ma anche un buon espediente per suscitare attenzioni pruriginose verso le proprie opere, lasciando intendere di rivelare, in controluce, storie di amori proibiti reali.

Isolina

Il testo è quindi scelto con particolare cura e intuizione: notevole è anche l’espediente grafico con cui è reso l’innamoramento, tramite un dissolversi sfumato della griglia, del segno, del contorno dei balloon del testo, che conferisce a tutta la scena il senso di un rapimento estatico.

In generale, pur mantenendo una forte leggibilità della pagina, come reso necessario dalla volontà divulgativa dell’opera, vi sono numerose sottili soluzioni che rafforzano l’espressività della tavola in modo magari non appariscente all’occhio inesperto, ma di indubbia riuscita. Tra le migliori, quella di rappresentare gli anonimi carnefici di Isolina senza volto, rispecchiando la verità storica (i complici non furono identificati) e accentuando l’efficacia drammatica.

Appare interessante notare che le contraddizioni di D’Annunzio erano state esplorate direttamente da un’altra grande autrice del fumetto italiano, recentemente scomparsa, Grazia Nidasio. Ne avevo parlato qui, il fumetto è leggibile qui:

https://corrierino-giornalino.blogspot.com/2018/12/dannunzio-e-la-marchesa.html

In questo fumetto uscito su Amica nel 1980, e riproposto nel 2011 e quindi online in occasione della scomparsa dell’autrice, si ricostruisce un amore di D’Annunzio mettendo in evidenza anche i metodi subdoli del grande poeta e il suo collezionismo quasi patologico. La Nidasio, autrice completa, trasferisce il gusto dannunziano anche nelle preziosità del segno, ma mantenendo una forte, caustica caricaturalità.

Su D’Annunzio in sé, invece, c’è la biografia di Marco Sciame ripubblicata recentemente dal Giornale nel 2013, nel centocinquantenario della nascita, e il fumetto Fiume (2018), sull’impresa omonima, nel catalogo dell’editrice di Allagalla, realizzato dai disegnatori Yildirim Örer e Mauro Vecchi e dallo sceneggiatore Manlio Bonati, realizzatore di molti fumetti a sfondo storico per il Giornalino, anche egli recentemente scomparso (la bella cover è in questo caso di un sorprendente Gigi Cavenago, attuale copertinista di Dylan Dog); opera poi ristampata anche da Ferrogallico, editore a fumetti dichiaratamente di destra.

In questi due casi si tratta di opere decisamente più volte a una celebrazione del letterato, in varia misura legate editorialmente all’area della cultura “di destra” ultimamente fattasi più battagliera, da approfondire magari in un futuro intervento. Se considerassimo poi le comparsate i testi si moltiplicherebbero: un D’Annunzio sognante appare nella Favola di Venezia di Hugo Pratt; irriverente all’estremo è invece la figurazione di D’Annunzio che appare nel Carnera di Filippo Scozzari (qui un’interessante pezzo su Scozzari, che accenna anche di questo).

 

Insomma, Il mistero dell’Isolina è un interessante romanzo a fumetti che ricostruisce un drammatico caso di inizio ‘900 che ha molto da dire ancora a noi oggi, ma al contempo mostra anche come una buona ricostruzione storica di un clima e di un’epoca – fumettistica  o no – non può prescindere dal contesto letterario, che riesce ad arricchire di sfumature l’ambientazione rievocata.