Hshouma, manifesto per una rivoluzione sessuale è un pamphlet politico in forma visuale realizzato dalla attivista e artista femminista marocchina Zainab Fasiki, recentemente portato in Italia da 001 Edizioni.
Zainab Fasiki, nata a Fez nel 1994, vive dal 2014 a Casablanca. Di formazione ingegnere meccanico, è un’attivista per i diritti delle donne e democratica che conduce tali battaglie anche tramite la sua attività artistica e, qui, fumettistica. Fondatrice del collettivo Women Power, collabora con l’agenzia delle Nazioni Unite per rifugiati: nel 2018 Amnesty International l’ha premiata a Rabat per la Giornata internazionale per la difesa dei diritti umani. Questo “Hshouma”, pubblicato nel 2019, è stato motivo del suo inserimento nei Next Generation Leader scelti da TIME. L’autrice ha conquistato la prima pagina di magazine marocchini come VH.
In Marocco “Hshouma” significa “vergogna” e indica tutti i temi tabù che non dovrebbero essere discussi nella società o nella famiglia. Fasiki sceglie questo titolo per parlare dell’oppressione femminile, criticando i canoni tradizionali della bellezza.
Il testo, va detto, è di impostazione saggistica, e si muove sul limite di quello che può essere considerato fumetto in senso stretto o tradizionale (ma anche in questa sua natura ibrida può esservi appunto una ragione di interesse e specificità).
Indubbiamente, il fulcro del suo interesse è il fatto di offrire un punto di vista nuovo, almeno qui da noi, su una battaglia che ha ormai assunto una dimensione globale, ed è quindi possibile cogliere sia convergenze, sia specificità nelle posizioni espresse rispetto a quelle del femminismo occidentale, cui il lettore è probabilmente più informato.
Interessante ad esempio la rivendicazione di una radice femminista autoctona nella figura della regina Dihya Tadmut (+ 703), conosciuta anche come Kahina, risalente al periodo della antica civiltà amazigh che aveva unificato il Maghreb.
L’opera alterna dunque sintetici testi – più o meno brevi, ma sempre essenziali e diretti – con immagini che li commentano: non siamo però nemmeno nell’ambito proprio del libro illustrato, forse, proprio per questa particolare abbondanza di immagini, di cui molte con una notevole efficacia “pop”, in grado di “bucare lo schermo” comunicativo anche come singole immagini (forse, anche più come singole immagini che inserite in un flusso).
L’intento prevalente appare del resto quello comunicativo: portare avanti con efficacia le proprie battaglie, comunicandole a un pubblico più ampio tramite la sintesi e la visualità. Pur declinando i suoi temi sulla realtà del Maghreb e in particolare marocchina, il volume si dimostra molto collegato alle posizioni femministe e LGBTQ+ attuali a livello mondiale, confermando una dimensione che potremmo dire “glocal”.
L’autrice, nella sua pagina facebook, dimostra una buona conoscenza del fumetto globale, incluso il nostro Guido Crepax, di cui spesso riporta immagini della sua “Valentina“, che è simile nel tentativo di pensare un erotismo non-tradizionale (sebbene non ci sia una vicinanza in senso stretto dei loro segni). Siamo forse più vicini, con un percorso autonomo, al “fumetto disegnato male”, come è stato definito in Italia sulla scorta di Gipi (“La mia vita disegnata male”, 2008), e che oggi ha esiti piuttosto vicini a quelli dell’autrice – ovviamente nelle diverse specificità, e con l’adozione in questo secondo caso di tecniche più propriamente fumettistiche – in Fumettibrutti, autrice emersa in modo netto in questi tardi anni ’10, anche qui con temi legati alle battaglie femministe e LGBTQ+.
La scelta di un segno volutamente meno fluido e quindi meno “sensuale” è probabilmente legato alla volontà di parlare dei corpi in un modo che non li vada ad erotizzare (soprattutto, non in senso tradizionale, ma anche in generale), ma li mostri semplicemente nella loro realtà. Ad esempio frequente è la rappresentazione delle pieghe realistiche dei corpi, delle villosità, e di tutti quegli elementi che vengono normalmente sfumati in una estetizzazione della figura umana, specialmente femminile.
Il volume è sostanzialmente monocromatico, con netti contrasti di bianchi e neri nelle immagini. Molte pagine però, come si può vedere, utilizzano il rosa per lo sfondo o in alcuni casi per particolari significative, alternando spesso questa tricromia ad altre puramente bianche e nere. L’uso di questo “rosa shocking” è efficace nel rafforzare l’impatto visuale delle immagini.
Un elemento che si può aggiungere, e che conferma l’efficacia comunicativa del segno e la rafforza, è la scelta di immagini che vanno a riprendere – mi pare volutamente – un certo immaginario esoterico “illuminato”, con frequente ripresa del tema, ad esempio, dell’occhio onniveggente, ma non solo.
Un elemento che diviene evidente, ad esempio, nella cover per l’album di Dj Genderfluid Amine Taher, uscito nel maggio 2021, e che coniuga psichedelia e temi genderfluid nella musica marocchina.
Un volume, dunque, che potrà sicuramente offrire un punto di vista interessante sulle tematiche trattate.
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Hshouma – Manifesto per una liberazione sessuale
Zainab Fasiki
Edizioni 001, 2021
112 pagine, brossurato, bicromia – 18,00 €
ISBN: 9788871821344









