Fare luce su Kafka: "Diario di un disperso"

Fare luce su Kafka: “Diario di un disperso”

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Su questo blog, come noto, mi occupo dei rapporti tra letteratura e fumetto, e ho avuto modo di scrivere di diversi adattamenti interessanti a partire da Franz Kafka. Indubbiamente Peter Kuper è uno degli autori che ha più lavorato su tale concetto, ma molti altri si sono confrontati con questo autore centrale del canone occidentale del Novecento, massimo interprete di quella “letteratura della crisi” che fonda la nostra contemporaneità.

 

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QuestoKafka. Diario di un disperso”, uscito recentemente per Beccogiallo, a firma di Mauro Falchetti e Luca Albanese, è un altro esempio interessante. Siamo, in questo caso, nell’ambito della biografia d’autore, non nell’adattamento dei suoi racconti: anche se, ovviamente, questi torneranno, come vedremo, nella narrazione.

Mauro Falchetti, psicoterapeuta oltre che sceneggiatore, viene dalla Scuola Romana dei Fumetti, che frequenta nel 2018, e di cui è docente esterno dal 2021. Ha pubblicato numerosi fumetti brevi, è tra i fondatori di internautacomics.com e nel 2019 ha vinto il premio come sceneggiatore emergente all’Ade Capone. Dopo Crowley’s Crawlers per Prankster Comics, questo è dunque un primo lavoro di ampio respiro.

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Il disegnatore Luca Albanese ha già pubblicato “Exit” per BeccoGiallo, sul tema delicato del fine vita, la serie “Ramiro” (2021) per Poliniani e “Pompei – la città riscoperta” (2021).

La presentazione del volume da parte della casa editrice (vedi qui), presente anche in quarta di copertina, sottolinea la presentazione tramite quest’opera di vari volti di Kafka, noti e meno noti:

“Franz dal volto fanciullo, un giunco fasciato in abiti turchini. Franz il sorridente, il nevrastenico, il ritardatario, il buon amico. Franz digiunatore, ipocondriaco e nemico della medicina. Franz l’ossessivo che mastica 100 volte il boccone. Franz, sognatore e colpevole.

Il masochista, l’ignavo perfezionista atterrito dalla completezza. Franz il mutaforma e i suoi Doppi, disallineato e isolato, passivo e parassita. Franz, eterno e sadico fidanzato. Franz: l’angelo e il vampiro che, tra quattro mura, cerca l’Indistruttibile nella notte.

Kafka. Kafka il leguleio, costruttore di mondi-macchine, Kafka il golem creato da un padre padrone, Kafka l’ebreo.
Franz Kafka, l’osservatore, che scrive di notte per comprendere come facciano gli altri a vivere i loro giorni.”

 

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Una cosa salta subito agli occhi, fin dalla copertina, degli eleganti disegni di Luca Albanese. Se il segno del tratto è rispondente a quello che ci aspetteremmo nel trattare Kafka, con un segno vibrante, a tratti spigoloso, sempre nervoso, realistico ma con elementi di sintesi, quello che colpisce è la luce: ovvero la scelta interessante di colori dal tono prevalentemente luminoso, a partire appunto dalla cover e fin dalle prime pagine dell’opera.

Certo, chiaramente per contrasto queste pagine inondate di luce faranno risaltare ancor meglio i momenti tenebrosi, fin dalla sequenza di p.10-16; ma in prevalenza, anche quando si raffigura un passaggio angoscioso, c’è la scelta “di contrasto” di immagini invece luminose. Un contrasto che, sapientemente dosato come avviene qui, ha l’effetto di esaltare la narrazione del difficile percorso dell’autore nelle sue nevrosi.

 

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Una scelta particolarmente efficace è poi anche quella di far coincidere i capitoli in cui viene scandita la vita dell’autore con i titoli di alcune delle sue opere più famose, a partire da “La Metamorfosi“, cui è dedicato il primo capitolo. In questo modo, il lettore è spinto a vedere le corrispondenze tra la biografia kafkiana e i temi dei suoi grandi capolavori.

Sotto un profilo dell’uso didattico del fumetto, aspetto che qui cerchiamo spesso di evidenziare, questa strategia nella costruzione del testo fumettistico è interessante anche per la possibilità che offre di un rapporto passo-passo tra il capitolo e il racconto utilizzato come chiave, offrendo un caso più particolare della semplice analisi di un adattamento lineare.

L’ariosità delle pagine, il punto di forza visivo di questo fumetto, ci pare rafforzata da una impostazione di tavola piuttosto libera, sia pure a partire da una griglia italiana a tre strip giocata con una certa libertà. Non mancano efficaci tavole a effetto, che risultano tanto più efficaci quanto ben calibrate nell’uso del testo.

Ad esempio, pagina 16, col passaggio dalla tenebra della cameretta di Kafka all’illusoria luminosità dello spazio comun famigliare: una immagine che ci sembra particolarmente significativa, perché pare sottolineare come la tenebra di quella prima, lunga sequenza buia (non ne torneranno di altrettanto lunghe nella storia) rappresenti la realtà dell’animo dell’autore, e la luce abbacinante del reale non sia simbolo – evidentemente – di una serena solarità, ma luce accecante per lo scarafaggio / Gregor Samsa in cui Kafka ha voluto riflettersi.

Accurato, nella stilizzazione, lo studio psicologico sui personaggi, sia nella gestualità che nell’espressione dei volti (notevole, a titolo d’esempio, la resa della figura del padre). Anche le onomatopee non sono puramente funzionali ma integrate efficacemente come strumento di narrazione (si veda la bella sequenza a p.20-21, o 27-28).

 

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Anche l’uso delle splash page (singole, come p.24, che chiude il primo capitolo) o doppie (molto potente la doppia di p.70-71) è ben calibrato nella narrazione: in particolare, frequente il ricorso alla inset page, sia nella forma più classica (44,99), sia in un montaggio più analogico cui si ricorre con maggior parsimonia (103), sempre per non sprecarne l’efficacia. Molto ben calibrato anche l’uso di tavole smarginate, come p. 54, dove la stilizzazione del segno si fa radicale per esprimere in massimo grado la sofferenza della prosa kafkiana.

 

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Completa il lavoro una cronologia essenziale della vita di Kafka e dei suoi famigliari, e una nota bibliografica per approfondimento: due elementi preziosi per il lettore, in particolare per un eventuale uso didattico dell’opera.

Insomma, un lavoro accurato e coinvolgente, in grado di condurre con efficacia nei meandri della psiche kafkiana tramite un excursus nella sua tormentata biografia, attraverso tavole di notevole bellezza visiva.

Concludendo con il profilo didattico, come già accennato, l’opera pare piuttosto utile a introdurre l’autore, affiancandola naturalmente almeno a qualche lettura antologica, se non (magari più per un liceo) all’intero percorso di opere suggerito dall’accostamento dei titoli dei vari capitoli, e a una trattazione biografica tradizionale all’interno della lezione.

La biografia d’autore, come abbiamo già avuto modo di affermare, è uno strumento interessante per mediare un aspetto, la vita dell’autore, spesso percepito come puramente nozionistico ed elencativo, specie quando (e qui avviene in modo efficace) la biografia a fumetti sa evidenziare, dando la dovuta enfasi drammatica senza forzature, la connessione tra vita e opera.

Beccogiallo è da sempre, tra le case fumettistiche italiane, quella più programmaticamente indicata per “l’aula di storia”; con titoli come questo – in continuità da tempo con altri, come quelli dedicati a Pasolini, ad esempio – mira a ritagliarsi uno spazio anche nella “aula di lettere”.

P.S.: Per approfondire “altri Kafka”, rimando al mio pezzo su Peter Kuper (vedi qui) e alla recensione dell’adattamento ad opera di Sergio Vanello, dove offro una rapida carrellata su altri adattamenti kafkiani (vedi qui), senza naturalmente escludere che possano emergerne ancora altri.

 

Abbiamo parlato di:

Kafka. Diario di un disperso
Autori: Mauro Falchetti e Luca Albanese
Caratteristiche: 152 pp. col., brossura con alette
ISBN: 9788833142050