Come Un Romanzo

Come Un Romanzo

don_chisciotte_jacovitti_auto_


Come più m’avanzo
all’altra meta, gioventù, m’avvedo
che fosti bella come un bel romanzo!
(G. Gozzano)

È con grande piacere che inauguro, con questo primo post introduttivo, il mio blog presso “Lo Spazio Bianco”, la mia rivista online di critica e informazione fumettistica di riferimento.

Il blog andrà a trattare un tema che da sempre mi interessa molto: il rapporto tra letteratura e fumetto. In particolare, in questa prima fase del blog mi soffermerò soprattutto su un aspetto di questo rapporto: l’adattamento di testi letterari a fumetti, sia pure intesi in un senso abbastanza ampio, in modo da confrontare le varie casistiche.

Tre immagini, tramite “lo spazio bianco” che le separa, costituiscono la testata del blog e – direbbe Scott McCloud – una closure del tipo non-sequitur (ovvero, tre vignette associate in modo casuale: ma guardandole, non vi viene voglia di cercare una continuità?).

Si tratta di tre casi che, prima o poi, analizzeremo: la Divina Commedia (1304-21) di Go Nagai, il Frankenstein (1816) di Claudio Chiaverotti e Giovanni Freghieri, la Moby Dick (1851) di Cullen Bunn e Matteo Lolli (naturalmente, una leggera provocazione qui è voluta, nell’associazione di date ed autori).

Un caso per ciascuna di tre grandi tradizioni fumettistiche, nipponica, italiana (e, in senso più esteso, europea) e americana; anche se probabilmente troverà più spazio, nelle riflessioni che seguiranno, l’analisi di casi italiani.

“Come un romanzo”, il titolo del blog, contiene più riferimenti. Innanzitutto, è il titolo del saggio di Daniel Pennac del 1993, che invita al “piacere del testo”. E contiene un paradosso: per la generazione di Pennac (e quelle prima: vedi Gozzano in apertura…), “come un romanzo” significa “leggero, scorrevole, piacevole come”. Dalle generazioni successive, non è più così, e “come un romanzo” può per molti significare “pesante, faticoso, sgradevole come”.

Il paradosso che interessa sottolineare a me è diverso e, penso, ben noto a chi si occupa di fumetto: “come un romanzo” (anche “come un film”, forse…) è un complimento prestigioso per un’opera a fumetti, ma un complimento pericoloso per il medium (basti pensare che l’inverso suonerebbe, ancora oggi, spregiativo: “questo romanzo è bello come un fumetto” suona subito come un complimento molto infido e velenoso, specie per un aspirante “Autore” con la A maiuscola).

Però al tempo stesso i riconoscimenti dalla sfera “letteraria” in senso lato sono amati dal fumetto, inevitabilmente: in molti ricordiamo con piacere il Pulitzter a “Maus” (1992), “Watchmen” inserito tra i cento grandi classici inglesi contemporanei da Time (2005), e anche, qui da noi, Gipi (2012) e Zerocalcare (2016) al Premio Strega. Un paradosso da cui non si esce.

Più limitatamente, però, qui indagheremo – come detto – quei fumetti che davvero, a loro modo, provano ad essere “come un romanzo” (o un racconto, o un poema epico, o un testo teatrale…) legittimamente, in un senso leggermente diverso: ovvero appunto come adattamenti.

Una disamina costituita da tante piccole monografie che forse, alla fine, potranno dirci (o, almeno, dirmi) qualcosa di più anche sul fumetto in generale, e il suo rapporto con le altre arti, che resta nelle riflessioni sullo sfondo.

Dal prossimo post, quindi, dopo questa per me necessaria premessa, si inizia a parlare di Fumetto. E di Letteratura.

(immagine di copertina: dal “Don Chisciotte”  di Jacovitti)