Brooklin Frankenstein, variazioni su Mary Shelley

Brooklin Frankenstein, variazioni su Mary Shelley

“Brooklin Frankenstein” è la nuova graphic novel di Stefano Cardoselli, qui autore completo, pubblicata a dicembre 2020, come di consueto per Independent Legions, nella serie “Monsters in the 1970s” di cui è il primo volume. Come si capisce facilmente, abbiamo una riedizione delle vicende del mostro di Frankenstein nella Brooklin degli anni ’70, dove l’algido doctor Victor è sostituito da una dottoressa afroamericana.

La storia è divisa in brevi capitoli: il primo, intitolato semplicemente “John Coltrane”, sembra suggerirci la colonna sonora implicita di questa avventura, rimandando correttamente all’avvolgente sassofono jazz di quello che, nei ’60, è stato il caposaldo del free jazz.

Cardoselli, come al solito, usa il suo stile basato su un magistrale bianco e nero a fortissimo contrasto: la linea di maestri come il Frank Miller di Sin City e il Mike Mignola di Hellboy, ma declinato dall’autore italiano in una misura totalmente personale e riconoscibilissima. La prima tavola, magistrale, ci fa apparire il Mostro con solo pochissimi tratti neri su una tavola completamente bianca, con i ballon di testo neri, cupi come i pensieri della sfortunata creatura, ed è un esempio di quel che ci attenderà all’interno, con tavole ariose, smarginate, spesso splash pages ma comunque di ampio respiro nella narrazione, veloce e coinvolgente.

frankenstein

Franky si presenta al lettore confessando il suo amore per Coltrane e Duke Ellington, ampliando così il tappeto sonoro suggerito come accompagnamento di quest’albo. Siamo nella New York del ’77, non quella brillante di “When Harry Met Sally” (1989) di Rob Reiner e Nora Ephron, bensì quella della “Summer of Sam” (1999) di Spike Lee, dedicata al serial killer David Berkowitz, “Son of Sam”, che agì appunto tra 1976 e 1977.

La storia procede scorrevole, tra il tenero patetismo di Franky e il mondo ostile che lo circonda, all’interno della consueta estetica del Mash Up che contraddistingue molti lavori di Cardoselli, e che si è accentuato ancora, se possibile, nelle ultime produzioni, dal gusto quasi tarantiniano: pur profondamente diversa la storia, come è ovvio, si sente l’eco di atmosfere alla “Jackie Brown” (non a caso, tra le sue fonti risulta il “Foxy Brown” del 1974: e la dottoressa protagonista si chiama appunto Foxy). A un rimando a Bram Stoker se ne interseca uno a Reggie Jackson, campione degli Yankees di quegli anni, un richiamo a Mary Shelley (che appare nel personaggio di una bizzarra bambina) uno a Pulp Fiction: la celebre, paradigmatica scena della scelta delle armi, dove Bruce Willis conclude con la Katana (mentre a Franky la classica motosega dell’horror va benissimo).

Su tutto, soprattutto nella conclusione, domina il tono di uno splatter compiaciuto, ironico (sia pure, qui, di un’ironia melanconica e amara), volutamente eccessivo, liberatorio: nel segno di Cardoselli, sintetico ed efficacissimo, non travalica mai nel gore per la voluta assenza di iperrealismo del segno.

Her life matters

La storia è indubbiamente molto gustosa per gli appassionati dell’autore; inoltre, di questo fumetto esiste poi una versione modificata, rielaborata da Cardoselli in collaborazione con Alessandro Manzetti, dal titolo già significativamente diverso, “Her Life Matters” (Brooklin Frankenstein diventa il sottotitolo), pensata per il mercato internazionale, e quindi in inglese come lingua. L’opera è in lizza al prestigioso Bram Stoker Award e verrà anche trasposta, in Italia, a teatro, in un musical.

A parte la trasposizione in inglese, l’inserimento di una decina di tavole differenti e un accurato labor limae su ogni aspetto del testo (e già tutto questo non sarebbe poco), il focus si sposta in modo ancor più accentuato sulla questione femminile e razziale. Introdotto da una incisiva prefazione della scrittrice Linda D. Addison, Manzetti interviene in modo raffinato sull’opera – già valida – di Cardoselli, aggiungendo ulteriori sfumature di senso tramite l’aggiunta di piccoli dettagli significativi, oltre alle suddette pagine aggiuntive, che conferiscono un più ampio respiro alla vicenda. È interessante confrontare le due opere, cogliendo le nuances introdotte, che passano anche per nuove citazioni musicali e non: Buddy Rich e Miles Davis, ma anche il videogame Pong. L’intervento di Manzetti consente di dare pieno sviluppo ai temi di impegno sociale che nell’opera originale erano presenti in nuce, in uno sviluppo del racconto fumettistico che resta pienamente armonico.

Insomma, questo distico – Brooklin Frankenstein ed Her Life Matters – costituisce un nuovo interessante tassello della lunga storia d’amore tra Frankie e il fumetto, di cui abbiamo già avuto modo di parlare (vedi qui e qui), che mostra come tali grandi narrazioni risultino sempre attuali e attualizzabili, nelle giuste mani, per parlare in modo appropriato anche dei problemi dell’oggi.

Attendiamo quindi con grande interesse il prossimo adattamento di un grande mito classico dell’orrore, sempre a quattro mani di Manzetti e Cardoselli: “Un lupo mannaro a Woodstock”, in arrivo per aprile 2021, che riecheggiando in modo diverso il celebre “Un lupo mannaro americano a Londra” offre gli spunti per parlare di uno degli eventi cruciali di quella stagione felice e difficile.