Jane Austen e le Brontë, letteratura a fumetti al femminile.

Jane Austen e le Brontë, letteratura a fumetti al femminile.

Uno dei rischi del mondo del fumetto è quello di essere – o essere percepito – come un mondo prevalentemente maschile. Una schematizzazione molto più in voga un tempo, mentre oggi l’ampliamento ad autrici e pubblico al femminile è consolidato. Anche l’ambito degli adattamenti letterari a fumetto, che indaghiamo su questo blog, rischia di vedere una prevalenza di autori al maschile, dai due lati della barricata: sia quello dei fumettisti che realizzano l’adattamento, sia negli autori delle opere adattate.

In questo secondo caso, è anche un portato del fatto che l’adattamento letterario a fumetti spesso predilige una fascia temporale dall’Ottocento in giù, seguendo lo schema ancora persistente dei Classics Illustrated (vedi qui), che andavano ad adattare le grandi opere per introdurle a un pubblico giovanile. Una posizione giustamente criticata man mano che il fumetto è diventato un medium più maturo, ma che resta uno dei possibili temi nel campo dell’adattamento.

Jane Austen (1785 – 1817) è una delle più seminali autrici della letteratura inglese. Al di là della sua importanza intrinseca, il suo Orgoglio e Pregiudizio (e, in misura minore, le opere seguenti) è divenuta un’opera-modello per la narrazione del romanzo sentimentale (e, se il modello originario è alta e briosa letteratura psicologica, a volte la ripresa è divenuta un po’ stanca e schematica). Una protagonista al femminile, sospesa tra due corteggiatori: uno burbero, ma buono (come si scoprirà nel corso della narrazione) e uno affascinante e seducente, ma dongiovannesco e in fondo, pur adorabile, mascalzone.  Al di là della esplicita citazione in Bridget Jones, che è riscrittura ironica intenzionale (e mantiene infatti anche la figura vera e propria di Darcy), uno schema che ritroviamo in molti racconti. Non è mancata neppure, dunque, la trasposizione di tale opera a fumetti, da parte della Marvel nel 2010 e in altre edizioni meno blasonate.

L’operazione di Manuela Santoni è però differente: non il romanzo, ma la biografia della sua autrice, seguendo la linea del resto della casa editrice Becco Giallo, che realizza tipicamente opere biografiche (non necessariamente di letterati). Si tratta di un approccio del fumetto alla letteratura meno diretto che la trasposizione vera e propria, ma che offre comunque un avvicinamento interessante tra i due ambiti. Un caso recente e molto noto è quello di Zapico su James Joyce (vedi qui), che ha saputo brillantemente rendere ragione di una vicenda complessa e intricata.

Nella sua opera, uscita nel 2017, l’autrice affronta la vita di Jane Austen con un approccio in parte diverso, ma comunque brioso ed efficace, mantenendo una buona rispondenza coi fatti salienti della vita della scrittrice ma riuscendo a infondere un buon ritmo narrativo. La vita della Austen, come noto, non è in sé, all’apparenza, particolarmente avventurosa: ma offre buoni spunti di introspezione psicologica e un costante, sottile parallelo con le situazioni descritte nelle sue opere (naturalmente, in varia misura ciò avviene per ogni autore: ma in questo caso la corrispondenza è molto stretta, e pertanto molto utile nel fornire il quadro di contestualizzazione dei suoi romanzi).

Il segno scelto è moderno, sintetico, con una linea sinuosa e morbida su una gabbia italiana interpretata piuttosto liberamente: lo schema di fondo è quello a tre strisce, ma con frequenti quadruple o splash page. La flessuosità del tratto è sottolineata dall’adozione di un contorno della vignetta ondulato, non rigido, dai bordi smussati. Solitamente, questo stilema vale – specie, ma non solo, in Bonelli – a indicare un ricordo, una réverie, un rimando spesso sfumato al passato. Qui identifica invece la narrazione nel suo insieme, ma la cosa non stona affatto, contribuendo ad evocare un’atmosfera sognante che ben si sposa all’Ottocento dell’autrice.

Il successo dell’opera prima, che ha goduto anche di una traduzione inglese, ha portato a questo secondo lavoro dedicato alle Sorelle Brontë. Un lavoro in parte più complesso, perché maggiormente corale, laddove la biografia della Austen si incentrava nettamente su un solo personaggio. La storia qui diviene quella di tutta la famiglia, con uno sguardo più allargato anche sui comprimari, a partire dal fratello con cui le protagoniste hanno una relazione non sempre facile. Il segno resta elegantemente stilizzato, morbido nel tratto denso e sicuro, forse lievemente più mosso e nervoso, a riflettere un carattere lievemente più “tempestoso” della biografia – e conseguentemente – delle opere di questo trio autoriale (ognuna con la sua distinta produzione). Anche il contorno delle vignette si fa più tradizionalmente squadrato, e le vignette smussate si limitano a quelle, appunto, che introducono un flashback. Alla tripartizione della tavola si sostituisce più spesso, inoltre, una scansione a quattro strip, mentre più frequente appare un taglio fortemente verticale della tavola.

Nel complesso, dunque, due lavori interessanti, che permettono di integrare in un ipotetico canone fumettistico italiano degli adattamenti letterari quattro autrici importanti della tradizione anglosassone. Probabilmente, sarebbe giusto integrare maggiormente in futuro, sia nel canone letterario, sia nel fumetto, anche nomi importanti della tradizione italiana, a partire da Grazia Deledda e la sua personalissima lettura del verismo: il nostro secondo premio Nobel per la letteratura (dopo Carducci, nel 1906), spesso ingiustamente negletta.