Borges e il mistero dell'Esagono Cremisi

Borges e il mistero dell’Esagono Cremisi

Su questo blog, come noto, mi occupo dei punti di incontro tra letteratura e fumetto, e cerco di riservare una particolare attenzione agli incontri più singolari, al di là del classico caso dell’adattamento e della biografia d’autore a fumetti.

Uno di questi casi è indubbiamente un passaggio di Jorge Louis Borges, in quello che è forse il suo racconto più celebre, “La biblioteca di Babele” (1941), contenuto in “Finzioni”. Come noto, il racconto descrive una biblioteca pressoché infinita, narrata da un bibliotecario che è sempre vissuto al suo interno: essa contiene infatti tutti i libri possibili (dato un formato prefissato di caratteri, pagine e caratteri per pagina: sotto questo profilo i volumi sono tutti uguali) dato che ospita materialmente tutte le permutazioni alfabetiche possibili.

L’opera – che ispirò dichiaratamente “Il nome della Rosa” di Eco – ha una connessione col fumetto perché il volume più significativo posseduto dal bibliotecario si intitola “Tuono pettinato”, che venne ripreso come nome d’arte dal noto fumettista italiano, purtroppo precocemente scomparso l’anno scorso.

 

Borges e il fumetto: un piccolo excursus

 

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Ma tutto il fumetto esoterico inglese (da Alan Moore, in “Providence” e altrove, a Grant Morrison) ha dei debiti con Borges, come pure Perramus di Breccia dove appare come personaggio. Inoltre, esiste una biografia borgesiana a fumetti credo per ora non ancora tradotta da noi.

 

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Il fumetto bonelliano dagli ’80 in poi, cui è caro il citazionismo, ha un penchant speciale per Borges, a partire da Nathan Never di Medda, Serra e Vigna che dedica a Borges il proprio primo numero speciale, il 50, “La biblioteca di Babele”, appunto. Il Martin Mystere di Alfredo Castelli aveva omaggiato in precedenza l’Aleph (l’occhio onniveggente è in un esagono, come le stanze della biblioteca babelica…).  Anche nel colto “Dampyr” di Boselli e Colombo si cita Borges, almeno in “Doppelganger Hotel”, mentre in Dylan Dog viene citato, ovviamente, essendo il fumetto che ha definito il moderno citazionismo bonelliano.

 

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L’Esagono cremisi

 

Ma non è questa la connessione che mi ha colpito rileggendo il racconto in classe. A un certo punto, l’anonimo bibliotecario narra di “Purificatori“, inquisitori volti alla distruzione dei libri privi di significato, a loro avviso, nelle varie stanze esagonali tutte uguali che formano la biblioteca.

“Altri, per contro, credettero che l’importante fosse di sbarazzarsi delle opere inutili. Invadevano gli esagoni, esibivano credenziali non sempre false, sfogliavano stizzosamente un volume e condannavano scaffali interi: al loro furore igienico, ascetico, si deve l’insensata distruzione di milioni di libri. Il loro nome è esecrato, ma chi si dispera per i « tesori » che la frenesia di coloro distrusse, trascura due fatti evidenti. Primo: la Biblioteca è così enorme che ogni riduzione d’origine umana risulta infinitesima. Secondo: ogni esemplare è unico, insostituibile, ma (poiché la Biblioteca è totale) restano sempre varie centinaia di migliaia di facsimili imperfetti, cioè di opere che non differiscono che per una lettera o per una virgola. Contrariamente all’opinione generale, credo dunque che le conseguenze delle depredazioni commesse dai Purificatori siano state esagerate a causa dell’orrore che quei fanatici ispirarono.”

 

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La metafora – volutamente non univoca in modo assoluto – appare evidente: una condanna degli inquisitori di ogni tempo e luogo, spinti dal fondamentalismo religioso  o dal fanatismo politico, volti a roghi e distruzioni di libri (qui è sufficiente buttarli nel vuoto su cui affacciano gli esagoni. La cosa interessante è però la loro motivazione:

“Li sospingeva l’idea delirante di conquistare i libri dell’Esagono Cremisi: libri di formato minore dei normali, onnipotenti, illustrati e magici.”

Borges in sostanza si rende conto che dalla sua biblioteca eccettua un tipo di libro, il libro illustrato – in cui possiamo, se vogliamo, far rientrare tecnicamente anche il fumetto. Per quanto, invece, esistano per forza nella biblioteca infinita delle descrizioni testuali di ogni singolo fumetto mai pubblicato e pubblicabile, e di ogni libro illustrato. Sul tema del libro infinito e del libro illustrato torna ne “Il libro di sabbia“, racconto in cui la quasi infinità di pagine possibili è raccolta in un singolo volume, che contiene anch’esso piccole illustrazioni.

Nell’Esagono Cremisi Borges recupera in parte questi volumi, ma in modo leggendario e sfumato perché sono opere che sfuggono al fascino della biblioteca: la comprensione di tutto lo scibile umano ma in una permutazione di venticinque elementi dai numeri mostruosi ma finiti, che si potrebbero agevolmente calcolare, mentre il fumetto o il libro illustrato sfuggono a tale definizione.

Mi interessava capire – magari non c’è una spiegazione: ma in Borges, spesso, sottilmente sì – il nesso tra i purificatori e la loro ricerca del libro illustrato come libro magico in quanto, coerentemente, sfugge alla regola della Biblioteca.

Se qualcuno saprà darmi una interpretazione convincente, lo ringrazio in anticipo e lo citerò qui.

 

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