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“Biorama” di Alice Fiorelli: un ritorno a Wonderland

29 Luglio 2025
È in uscita in questi giorni il secondo volume edito da Tana, la nuova collana di fumetto e illustrazione curata da Matteo Contin per Edizioni Sido. Matteo Contin è uno dei critici più attenti del fumetto italiano, con un occhio particolarmente acuto per il fumetto sperimentale e di ricerca, di cui ha trattato con progetti differenti tra loro come Duluth Comics, Le Fauci, Cubo Bellingeri e ora, in modo piu’ operativo, con questa collana. L’esordio, significativamente, è avvenuto con Pop! – Vite ascensionali, un’opera di Akab, autore purtroppo precocemente scomparso che rappresentava perfettamente quello stile “di rottura” che la collana

È in uscita in questi giorni il secondo volume edito da Tana, la nuova collana di fumetto e illustrazione curata da Matteo Contin per Edizioni Sido. Matteo Contin è uno dei critici più attenti del fumetto italiano, con un occhio particolarmente acuto per il fumetto sperimentale e di ricerca, di cui ha trattato con progetti differenti tra loro come Duluth Comics, Le Fauci, Cubo Bellingeri e ora, in modo piu’ operativo, con questa collana.

L’esordio, significativamente, è avvenuto con Pop! – Vite ascensionali, un’opera di Akab, autore purtroppo precocemente scomparso che rappresentava perfettamente quello stile “di rottura” che la collana rivendicava al suo apparire. Ne avevo scritto qui, sul mio blog personale Fumettismi:

Akab, “Pop! Vite ascensionali” (Tana 2023)

Questo secondo volume è altrettanto interessante come dichiarazione programmatica, proprio perché in continuità col primo, da un lato, nei territori della sperimentazione, dall’altro con la scelta di una autrice al suo esordio nel fumetto, Alice Fiorelli. Si tratta di un libro che, in effetti, possiede una visione fortemente personale e sperimentale, con una ricerca volta a uno stile volutamente ispirato al disegno infantile, come si può vedere fin dalla copertina, e ai confini tra fumetto e illustrazione (a differenza del volume di Akab che era pienamente fumettistico).

Biorama scaled

L’opera è interessante per questo blog, “Come un romanzo”, dove mi occupo di letteratura e fumetto, perché affronta in modo molto libero un grande classico del romanzo inglese, “Alice nel paese delle meraviglie” (1865) di Lewis Carroll.

Nella presentazione online di questo secondo passo si rivendica, giustamente, “un progetto ambizioso, forse anche strano, che coinvolge più realtà di quante ne abbiamo annunciate per ora. Che svelerà se stesso lentamente, non in un gigantesco fuoco che brucia giusto il tempo di una fiammata.

Un sistema alternativo di intendere la produzione di un libro, attraverso un universo che si faccia immaginario”.

Il fumetto viene quindi presentato in un bundle iniziale che include anche numerosi gadget collegati, e che si può trovare qua:

Come detto, siamo nell’ambito di una lettura molto libera del mondo di Alice, non in un classico adattamento (di cui del resto il fumetto è ricco, in primis nel canone disneyano che si dimostra fedele allo spirito pre-lisergico dell’opera, riconducendola però senza tradirla nell’alveo della rassicurante tradizione disneyana).

Per paradosso è quasi più il nome dell’autrice, Alice Fiorelli, a sottolineare una connessione con l’Alice carrolliana, mentre il titolo Biorama sembra un riuscito calembour (dei molti che comporranno, come vedremo, il testo) tra un Diorama di una wonderland personale e la eclettica biosfera del mondo fantastico esplorato dalla protagonista.

La cover introduce già il lettore al segno che troverà dentro: un segno volutamente infantile, come detto, non privo da un lato della carineria evocata dalle tenui tinte del rosa ma anche, si intuisce fin da subito, sottilmente disturbante.

Il primo capitolo ci presenta Alice che entra nel libro (come era entrata nella Tana – forse non a caso – del bianconiglio, nel 1865, e nello Specchio nel 1871) e sale sui bio-rami, con un rafforzamento del calembour iniziale.

Alice è presentata proprio come Alice Liddell, la protagonista e dedicataria del libro da parte di Carroll / reverendo Dogdson. Citare “la vera Alice”, ovvero l’ispiratrice del romanzo nel mondo reale, contribuisce al gioco di livelli diversi nel testo e alla sottile inquietudine che lo pervade.

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Alice sta leggendo un sussidiario di scienze, “Scintille in scienze”, che rimanda a un vero sussidiario illustrato della Pearson con titolo lievemente modificato. Nel film disney, la sorella maggiore leggeva ad Alice riottosa un testo storico su Guglielmo il Conquistatore, che per certi versi motiva le fantasie “storiche” del suo sonno sulla Regina Rossa. Qui la scelta è per un libro di scienze, che si sottolinea illustrato nella copertina (è noto che Alice si lamentava del libro storico senza figure, che rendeva i libri inutili: un aspetto molto amato dalla tradizione fumettistica).

Si sottolinea il “libro-letto”, la “copertina”, coi soliti calembour, per evidenziare il ruolo-guida del libro con elementi anche “freudiani” (di cui già l’opera originale abbonda). Inoltre si sottolinea il rapporto tra libro ed albero (elemento del “biorama), dalla cui corteccia deriva. Alice entra nel libro come una piccola termite, per nutrirsene.

Notiamo così come i testi leggeri e minimali, tramite il calembour e una scelta accorta delle parole, paiano sfidarci a una lettura piu’ approfondita, ovviamente sempre esposta al rischio della sovrainterpretazione. La stessa sfida che viene dal disegno infantile, che l’adulto mediamente colto non può non essere tentato di leggere con uno sguardo psicanalizzante.

La cosa è qui sottolineata, ovviamente, sia dal testo di adozione, che è pervaso da un senso forte di esplorazione del corpo, espresso in modo simbolico ma innegabile perfino nell’opera vittoriana (e la resa allegorica ha permesso, in quel contesto storico, di farlo) e conservato in parte nell’opera disneyana.

Qui la cosa è resa più esplicita, anche proprio dalla lente dello studio della biologia, quella della natura ma anche quella interiore dell’Alice protagonista (e in senso più corporeo in senso proprio che non, diciamo, freudiano).

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Tutto si muove, come detto, sui due piani della fedeltà e libertà rispetto al testo carrolliano: anche il corpo di Alice si amplia e si restringe nelle modalità qui esplorate, ma l’archetipo narrativo è rielaborato in modo personale dall’autrice.

I testi, come detto, giocano su calembour spesso sottili ma rivelatori (o apparentemente tali) contribuendo allo spessore del testo. Il disegno, infantile, appare “caldo”, fortemente espressivo, vibrante come quello infantile. Il testo, invece, è scritto in caratteri a stampa, Arial o simili, senza grazie, con una certa freddezza che, appunto, può ricordare il testo di un sussidiario.

Segue un arguto bestiario di insetti, insetti ovviamente immaginari che divengono un riflesso delle possibilità di crescite e incontri della pubertà; i capitoli dedicati a fiori e sporulazioni, in modo piuttosto logico, rimandano alle pulsioni erotiche (notare che il cognome dell’autrice si ricollega a questo aspetto floreale del volume, esteso anche oltre a questi capitoli). Anche i capitoli successivi richiamano lo stile di un sussidiario per le elementari, con FAQ, “esercizi” svolti da Alice, un dossier sull’illuminazione atomica… tutti elementi riscritti in chiave personale e lievemente surreale per diventare espressione dell’animo e dei dilemmi della giovane protagonista.

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Anche i gadget (l’albo da colorare, gli stickers) sono coerenti con questa visione del mondo infantile, e si integrano quindi bene al progetto.

Pur nell’assenza di una vera trama, l’opera si legge scorrevolmente e piacevolmente, riuscendo bene a trasmettere un’impressione efficace dello sguardo infantile sia nei disegni, sia nei testi (anche se è evidente, come detto, allo stesso tempo, un montaggio maturo e accurato a ben guardare).

L’opera si pone quindi ai confini tra fumetto e illustrazione: non abbiamo, se non in rari casi, l’elemento grafico del balloon, e i testi sono scritti a stampa e non inseriti con un lettering manuale o assimilabile; al tempo stesso vi è una narrazione chiara e leggibile sviluppata dalle immagini, se pur blanda, e il testo è presente in forma minimale (ma comparabile con quello di un moderno libro illustrato per l’infanzia, e ormai non solo per l’infanzia).

Su questo blog chiudo sempre con una “nota didattica” per evidenziare quale potrebbe essere la migliore destinazione scolastica dell’opera. In questo caso, nonostante il pregio, non è così immediato perché, come ovvio anche data la cornice della editrice e della collana, si tratta di un volume apprezzabile da un lettore che ama il fumetto sperimentale.

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Forse la proposta ideale di questo libro potrebbe essere per un istituto grafico o un liceo artistico, magari inserito in un percorso che ripercorra le illustrazioni di Alice dal 1865 in poi: le illustrazioni originali di Tenniel nel 1865, scelto personalmente da Carroll e proveniente dal Punch, rivista su cui nasce il cartoon satirico e politico; la lettura eterea di Rackman nel 1907, la lettura disneyana dei ’50 (nel film ma anche nei volumi illustrati e fumettati connessi) con la concept artist Mary Blair, le interpretazioni di Dalì nel 1969, e molte declinazioni recenti dagli ’80 in poi (vi è anche una serie anime minore, dei primi ’90).

Il confronto tra approcci molto differenti (ricostruendone la ragione) potrebbe essere un buon modo per esplorare il tema dell’illustrazione e del fumetto e la loro potenza nell’interpretare in modo anche molto personale un testo di partenza, confrontandosi nel mentre con un caposaldo della letteratura inglese che oggi, credo, nessuno confinerebbe piu’ (in senso deteriore) nella “Letteratura per l’infanzia”. In altri ordini di scuola – liceali, ma non solo – il testo pare una possibile buona acquisizione per la “biblioteca di fumetto” d’istituto, magari per la lettura o l’approfondimento personale di allievi incuriositi dal fumetto.

Lorenzo Barberis

Lorenzo Barberis

Nato a Mondovì nel 1976, laureato in Lettere a indirizzo artistico presso l’università di Torino (2000), insegna italiano e storia alle superiori. Scrive per Culture Club 51, la rubrica di cultura del settimanale di Mondovì L'unione monregalese. Il suo blog personale è, dal 2008, fumettismi.blogspot.com. Si occupa di arte visiva, letteratura e fumetto e del rapporto tra i tre ambiti; con Wundergammer.com (2010-2012) ha anche partecipato a un esperimento seminale di critica d’arte del videogame. Collabora al progetto CuNeoGotico (2013-2016), dove ha curato i testi del catalogo per la parte relativa al fumetto, e al progetto DKMO della casa editrice Il Girovago, per cui ha realizzato la prefazione alla parte letteraria del volume. Per il blog network de Lo Spazio Bianco cura dal 2016 il blog Come un romanzo, dedicato al rapporto tra fumetto e letteratura.

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