Biden, Harris e il fumetto

Biden, Harris e il fumetto

La recente vittoria di Joe Biden e della sua vice Kamala Harris alle elezioni USA è indubbiamente dotata di un certo significato storico. Il loro successo – benché contestato dal presidente uscente che, caso raro nella storia USA, non ha accettato la vittoria e annunciato ricorsi – ha impedito a Trump una conferma per cui in teoria partiva in vantaggio, e segna alcuni record significativi. Biden, a 78 anni, è il più anziano presidente eletto la prima volta, il secondo cattolico (dopo Kennedy: Kerry ci provò, ma fallì, sempre per i Democratici), e quello col maggior numero di voti a proprio favore, in una sfida molto sentita. Harris, inoltre, è il primo vicepresidente donna, di origini afroamericane e asiatico-americane (anche se lei si identifica solo come “american” tout court), in una posizione che la pone in pole position, in futuro, per un’eventuale corsa alla presidenza (come avvenuto per lo stesso Biden, vice di Obama).

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Un aspetto curioso è che il tandem Biden-Harris ha goduto anche di un certo supporto da parte del mondo del fumetto: in particolare, una serie Image come “Savage Dragon” (creata da Erik Larsen nel 1993) ha espresso un aperto endorsement, facendo anche satira contro Trump all’interno di un fumetto non esplicitamente satirico. Devo questa segnalazione al buon Alessio Bilotta, che spesso ragiona con me e con altri di tali tematiche: qui un bel pezzo su presidenti e fumetto USA sulla “sua” Slowcomix (il calembour del titolo è spettacolare).

Bilotta suggerisce poi altri spunti fumettistici sulla presidenza USA: “Impero Segreto” di Capitan America (1973), che è un rimando al Watergate in versione Marvel, con Cap talmente sdegnato che alla fine cambia nome e costume diventando Nomad (vedi qui). Anche Lex Luthor divenne presidente e perfino Howard Il Papero, con queste prestigiose spilline qui sotto. Anche Captain America corse come presidente, nel 1980, e sicuramente vi sono molti altri esempi. Una presidenza USA, insomma, nel fumetto americano non si nega (quasi) a nessuno.

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Tornando ai nostri giorni, Kamala Harris ha ricevuto l’endorsement specifico di “The Boondocks”, una comic strip di Aaron McGruder ambientata in una famiglia di colore che riflette con i suoi personaggi tutte le sfumature politiche dei neri americani. Ma in questo caso siamo più nell’ambito della satira, sia pure fumettistica e al confine tra satira politica e di costume,  e si aprirebbe un discorso molto più vasto, da Doonesbury a Mad.

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Inoltre, una curiosità, segnalata da Emilio Cirri: Kamala era il nome della supereroina Kamala Khan, la nuova Mrs. Marvel di origini pachistane e di fede islamica, apparsa nel 2014. La cosa curiosa è che condivide il nome con la Harris, e al tempo stesso il cognome con Sadiq Khan, il sindaco di Londra di origine islamica, eletto nel 2016.

Biden, invece, ha a cuore – per il dramma personale della perdita del figlio – una vignetta di Hagar The Horrible, la cui storia è narrata qui (e segnalata in Italia da “Fumo di China”).

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“Savage Dragon” aveva già espresso un forte endorsement per Obama, come fatto anche dal più prestigioso fumetto Marvel, Spider-Man.

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Al lato opposto – come segnalato dal critico Alessandro Di Nocera – Scott Adams, il creatore di Dilbert, efficace satira del mondo aziendale delle grandi corporation americane, è uno dei rari cartoonist di primo piano ad aver espresso il suo appoggio per Donald Trump, che continua a supportare anche ora, nella battaglia del presidente in carica per il riconteggio. Lo stesso Trump l’ha ritweettato, dimostrando di considerare il suo appoggio rilevante. Adams ha anche realizzato alcune strip con protagonista un robot per sostenere le posizioni trumpiane, ma non direttamente il suo personaggio Dilbert (che tuttavia, nelle strip degli ultimi anni, si è volto a fustigare soprattutto il politicamente corretto).

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La presenza di presidenti reali all’interno del fumetto americano è un tema vasto e complesso, che qui non ho modo di ricostruire nel dettaglio. Gianluigi Filippelli ricostruisce bene qui il ruolo dato a Roosevelt (nel 1981) nel mito fondativo di Capitan America. Accenno inoltre alle apparizioni di J.F.Kennedy (1964, dopo il mortale attentato) e di Nixon su Superman (nel 1969), in una luce ovviamente favorevole al presidente democratico e tendenzialmente critica sul secondo, repubblicano. Qui avevo esaminato 11 casi di presidenti USA nei comics, ma ovviamente la casistica è sterminata, e magari questo articolo può essere utile per allargare il quadro. Molto ampia la fortuna fumettistica di un presidente pop come Reagan, ad esempio.

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https://dc.fandom.com/wiki/Richard_Nixon_(Earth-3839)

 

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https://www.rainews.it/dl/rainews/media/La-missione-di-Superman-per-il-Presidente-Kennedy-05edcdbe-dc74-4d6e-ba8f-f2bdd01e1211.html

E in Italia?

A margine, questa tradizione del fumetto supereroico USA non trova analogo riscontro nel fumetto popolare italiano. Probabilmente Dylan Dog è la testata che ha più flirtato con la satira politica all’interno del fumetto non-comico: al di là dei rimandi alla Tatcher e ai giochi di parole su (Groucho) Marx, venne inserito un volto molto simile a quello di Bossi in Doktor Terror (associazione negata poi da Bonelli, e corretta nelle ristampe modificando il volto incriminato) in un Lord inglese di estrema destra. Una cosa analoga forse avvenne nell’attuale era Recchioni, con un plausibile simil-Salvini in una vignetta, e in generale la testata è tornata a una certa attenzione politica (vedi qui un valido pezzo di Domenico Nunziata). L’altro caso che mi viene in mente è Battaglia, il vampiro italiano di Recchioni e Leomacs, che attraversa la storia italiana intrecciandosi alle varie trame nere (non a caso, è stato appunto Recchioni, come curatore di Dylan Dog, a riprendere notazioni politiche).

Naturalmente, il fumetto comico (lasciando da parte quello apertamente satirico) si presta più a inserti e strizzate d’occhio: il Paperotti che appare in una avventura parlamentare di Paperino, e varie presenze nel fumetto “silveriano”, specie ad opera di Piero Lusso (ne ho parlato qui e qui), che è stato credo il più esplicito nella satira antiberlusconiana. E molto appare su Alan Ford, da Berlusconi-Anten Man in giù. Ovviamente c’è poi tutta la serie del fumetto comico apertamente satirico, Angese (su Craxi e Martelli, in particolare), Disegni e Caviglia (a largo raggio), Makkox, Marcello Toninelli, Benito Jacovitti (con il personaggio di “Battista il fascista”), Pazienza (su Pertini e, per suo tramite, un po’ tutta la prima Repubblica), Antonucci-Fabbri-Boscarol (su Salvini e altro) e così via.

Un altro discorso ancora è quello del fumetto “storico” o il “graphic journalism”, che naturalmente si dedica a vicende di attualità (o meno) la cui analisi si intreccia spesso con la politica. Anche qui, la casistica sarebbe molto vasta, stante l’aumento negli anni di tale tipologia.

Qui una raccolta di undici casi (delle varie tipologie), molto limitata dal formato dell’Essential 11.

In tutti i casi, però, se non siamo di fronte a una trattazione storicamente distaccata, la visione si limita al versante della satira, più o meno bonaria, più o meno avvelenata: non mi vengono casi di endorsement positivi nel fumetto italiano.

Forse un’eccezione – non in un fumetto, ma in una manifestazione che è però, per dimensioni, più che rilevante, essendo la prima a livello europeo – è la recente Lucca Comics Changes 2020, che ha accentuato, nella sua campagna promozionale, la matrice progressista: ma in connessione ai temi, e non a singole persone o candidati.

Chissà che in futuro non ci siano ulteriori cambiamenti.

Per ora, attendiamo di vedere il lavoro di Biden e Harris, a livello mondiale.