Daniele Barbieri e la Letteratura a fumetti, tra oralità e scrittura.

Daniele Barbieri e la Letteratura a fumetti, tra oralità e scrittura.

Daniele Barbieri è un riferimento imprescindibile per chi si interessi ad analizzare i fumetti. In particolare, il suo recente saggio Letteratura a fumetti?, edito in questo 2019 da ComicOut, è particolarmente significativo come riferimento per il tipo di indagini che porto avanti in questo blog, dove cerco di analizzare alcune intersezioni tra letteratura e fumetto.

Il saggio di Barbieri analizza il punto focale della questione: ovvero se e in che misura il fumetto possa essere a sua volta considerato una “letteratura”. L’elemento unificante, come evidenziato già nel sottotitolo, è il tema del “racconto”, che può essere sotteso a elementi diversi, sviluppato su vari assi, tra cui pare prevalere la riflessione sul rapporto, da un lato, tra oralità e scrittura; dall’altro, quello tra seriale e non-seriale (il romanzo in senso moderno, “letterario” per eccellenza).

In una indagine sugli elementi fondanti si parte, in modo abbastanza classico, dai graffiti preistorici, primo esempio di narrazione per immagini; ma, come viene evidenziato dalla copertina, il passaggio cruciale sta nella cultura greca, dove prevale la dimensione dell’oralità.

Ciò crea una dialettica in opposizione al medioevo, dove la nascita delle sinsemie – costrutti essenziali di testo e immagine – costituisce un passaggio importante dell’evoluzione verso il fumetto (per quello, in fondo, ci colpisce l’immagine di un vaso greco con dei balloons: un affresco medioevale con dei cartigli ci sembrerebbe invece, a ragione, normale). Dai greci ci deriva, però, una certa resistenza alla sinsemia che riaffiora nella cultura rinascimentale, continuando tale dialettica.

Per contro, però, ci deriva dai greci una prima nozione di serialità, quella formulare degli aedi: è anzi assente l’idea di una narrazione “chiusa”, come è invece, tipicamente, il romanzo moderno. Interessante a questo proposito l’idea di una continuità forte che Barbieri identifica nel “filone seriale” dell’epica, da quella classica a quella cavalleresca, da Omero ad Ariosto. Aggiungo, è interessante notare – e sarebbe da indagare non solo in chiave ancillare alla fumettistica, è chiaro – come già Tasso, con la Liberata (1581), sfugga in parte all’equazione seriale infinitamente dilatabile (e, come disse Eco sul fumetto seriale, infinitamente “sgangherabile”?), narrando un’impresa non del tutto “mitica” e comunque chiusa in sé, come la prima crociata.

Non a caso, Barbieri indaga anche l’importanza della discontinuità introdotta, a un decennio dalla morte del Tasso, dal Don Chisciotte (1605) di Cervantes, con la nascita del Romanzo: e sarebbe forse, anche qui, interessante approfondire con cura il graduale emergere del romanzo dal roman cavalleresco medioevale in poi, sulla scorta delle brillanti considerazioni di Barbieri. Il consolidarsi del romanzo (assieme ad una generale koiné della cultura moderna) nello scorcio tra ‘500 e ‘600 si accompagna infatti alla crisi del “proto-fumetto”: ad esempio, Barbieri mostra come Vasari liquidi i cartigli trecenteschi usati da Buffalmacco quali espedienti ingenui e goffi (qui a fianco un suo Inferno). Tuttavia spiega come, con la nascita del giornale  – di poco susseguente – si diano le occasioni di nuove contaminazioni con il feuilletton e, spesso, il feuilletton illustrato (viene da chiedersi se, in assenza di questa censura della sinsemia medioevale, non si sarebbe potuta avere una nascita più precoce del fumetto).

Sulla base di questa lunga – ma indispensabile – parte preparatoria, Barbieri analizza poi coerentemente lo sviluppo della storia del fumetto vero e proprio. La para-oralità delle comics strip si ricollega dunque alla loro somiglianza strutturale con la barzelletta (interessante il conseguente ridimensionamento di Töpffer). Il caso particolare del fumetto italiano, che adotta l’ottonario al posto del balloon, è solo un’apparente “elevazione culturale” tramite la parola poetica, poiché conferma per altri versi la dimensione della para-oralità (intriganti i paralleli con il coevo Pascoli e il fanciullino).

Il passaggio all’avventuroso avviene su influsso di una nuova neo-oralità, quella dell’Effetto Cinema; e con la nascita di un genere specifico del fumetto, come quello supereroico, si creano le condizioni per un primo “fumetto colto”, quello di Eisner, da The Spirit alla fondazione del “romanzo a fumetti”. Tuttavia, la separazione che la graphic novel sembra comportare rispetto le origini orali del fumetto (separazione incerta, in fieri, e tutta ancora da verificare) rischia di isterilire il medium se lo scinde troppo recisamente dalle sue radici.

Questo, in somma sintesi, ci pare il significativo portato di questo saggio, agile ma dall’argomentazione serrata (ricca anche la documentazione visiva, presentata però su un apposito sito online) nel proporre una prospettiva innovativa, che ci può condurre a rivisitare con uno sguardo in parte nuovo molti dei temi centrali del fumetto: a partire, naturalmente, dal dialettico rapporto con la letteratura scritta, che su questo blog continueremo a indagare.