L'arte della guerra secondo Pete Katz

L’arte della guerra secondo Pete Katz

L'Arte della guerra

L’arte della guerra di Sunzi è il più antico trattato di strategia militare.

Attribuito al generale Sunzi (o Sun Tzu, secondo altre trasposizioni), vissuto in Cina fra il VI e il V secolo a.C, è diviso in capitoli ognuno dei quali tratta un aspetto differente dell’arte bellica. La sua influenza fu enorme, anche al di fuori dell’area orientale: tutt’ora si tratta di un testo in adozione all’accademia militare americana. Non si tratta, a stretto rigore, di un’opera letteraria in senso tradizionale, in quanto non siamo nel campo della narrativa ma piuttosto della saggistica o, meglio, della precettistica, in questo caso militare. Ma l’importanza del testo assume una notevole importanza culturale, e quindi la decisione de L’ippocampo di rendere disponibile questa versione a fumetti appare decisamente meritoria.

L’opera infatti inaugura, al fianco dell’adattamento del Mahabharata, di cui avevamo già trattato, la collana a fumetti di questo editore, che si apre nel segno della graphic novel con una attenzione particolare all’ambito orientale, India e Cina per cominciare.

L’adattamento fumettistico è ad opera dell’autore completo greco-irlandese, Pete Katz, residente a Londra, che non è affatto nuovo al romanzo a fumetti, annoverando tra le sue produzioni soprattutto opere romanzesche gotiche come  Il corvo e altri poesie di Poe e Frankenstein di Shelley, e dichiara, tra il resto, un certo interesse per l’arte a sfondo esoterico (come si vede anche su questo suo sito). L’arte della guerra è il suo primo fumetto ad essere tradotto in italiano.

Spicca subito la particolare eleganza della veste grafica, con una rilegatura a filo rosso che richiama certe legature orientali. Il testo, introdotto da una piccola nota critica sull’edizione adottata come riferimento, procede poi con una scelta di fedeltà al testo originale. I vari capitoli vengono ripercorsi tramite la cornice narrativa di un maestro che insegna a un giovane allievo i precetti di Sunzi, che questi inizialmente crede polverosi e sorpassati e invece si scopre ad apprezzarli nel corso delle lezioni.

L'Arte della guerra

L’aderenza al testo originario, che viene riportato in modo diretto nelle vignette che ne illustrano il contenuto, porta all’adozione di un montaggio basato in prevalenza su ampie splash page, talvolta doppie, in grado di ospitare lunghe didascalie senza rinunciare al fascino visivo dell’illustrazione, o al massimo si ricorre a tavole bipartite oppure alle classiche quadruple. Le tavole con una gabbia più tradizionale sono tendenzialmente quelle riservate ai testi di raccordo.

Il segno è preciso e raffinato, con disegni minuziosi di accurata precisione storica. Pur in un tratto “occidentale”, Katz riesce a ricostruire in modo ottimale le atmosfere dell’impero cinese, anche grazie alla potenza evocativa dei tenui colori pastello associati con eleganza. Pur nella frequenza di scene d’azione, esse appaiono in modo slegato, come illustrazione di passaggi dell’arte bellica e non come parte di una sequenza narrativa. La cosa però, stante la natura del testo, non stona, anzi, contribuisce a conferire una sua ieraticità al racconto. Accurata anche la recitazione dei personaggi, le cui espressioni sono sempre improntate a un gusto misurato, nobilmente guerresco, anche nelle scene di azione o di paura.

Pete Katz

Il volume appare interessante anche in una possibile prospettiva didattica per le scuole superiori. I principi di Sunzi sono in fondo utili in generale, come strumento di comprensione per lo sviluppo storico, soprattutto ovviamente per quanto riguarda la storia militare. Nello specifico, appare interessante la possibilità di usare questo testo, data la sua fedeltà, per stimolare un parallelo con un’altra, celebre, “Arte della guerra”: quella stilata da Niccolò Machiavelli nel 1521, come completamento “bellico”, per certi versi, del suo “Principe”. Nell’opera machiavelliana si ritrovano simili principi di visione laica e razionale dell’arte militare, anche se allo stile quasi aforistico di Sun Tzu si sostituisce un ragionamento più complesso e cavilloso: due approcci quasi simmetrici alle cose militari, che riflettono comunque un simile approccio freddo e logico.

Un altro fumetto indubbiamente di un suo significativo interesse, dunque, questo dell’Ippocampo. In attesa di nuove, future produzioni, volte magari ad esplorare altre culture orientali nella visione del mondo fumettistico occidentale.