363423168 2198986860312288 5668857973761715085 n

Ambrose Bierce e il fumetto: la versione di Spaghetti Comics.

29 Luglio 2023
  Su questo blog, come noto, mi occupo del rapporto tra letteratura e fumetto. Un autore di cui non ho ancora trattato in modo sistematico è Ambrose Bierce, che è indubbiamente uno dei più interessanti della letteratura anglosassone. La sua opera più celebre universalmente è il Dizionario del Diavolo, una raccolta di aforismi brillanti e caustici, che però non si presta molto all’adattamento fumettistico. In ambito narrativo, però, Bierce è particolarmente noto per i suoi racconti brevi, sia di tipo realistico che fantastico. In particolare, in questo ambito Bierce è fonte di ispirazione per Chambers, cui ispira alcuni topoi letterari

 

Su questo blog, come noto, mi occupo del rapporto tra letteratura e fumetto.
Un autore di cui non ho ancora trattato in modo sistematico è Ambrose Bierce, che è indubbiamente uno dei più interessanti della letteratura anglosassone. La sua opera più celebre universalmente è il Dizionario del Diavolo, una raccolta di aforismi brillanti e caustici, che però non si presta molto all’adattamento fumettistico. In ambito narrativo, però, Bierce è particolarmente noto per i suoi racconti brevi, sia di tipo realistico che fantastico. In particolare, in questo ambito Bierce è fonte di ispirazione per Chambers, cui ispira alcuni topoi letterari come la città di Carcosa e Hastur, poi ripresi da Lovecraft e da lui resi universalmente celebri, fino alle relativamente recenti riprese di Nic Pizzolatto e “True Detective”.

Per quanto riguarda i racconti realistici, nella storia a fumetti “Storie di Soldati” della serie Ken Parker di Giancarlo Berardi, invece, stando a Wikipedia verrebbero riproposti in chiave fumettistica i racconti Un cavaliere in cielo, Accadde al ponte di Owl Creek, Ucciso a Resaca e Parker Adderson, filosofo.

Il Bierce fantastico appare nel fumetto della DC Comics “Stanley and His Monster” e ancor più nel ciclo di “Providence” di Alan Moore, dedicato principalmente alla figura di Lovecraft, ma con una indagine accurata delle sue fonti che vengono rielaborate in una chiave complessa ed esoterica come tipico del bardo inglese. In particolare, ritorna un aspetto inquietante della biografia di Bierce, ovvero la sua sparizione misteriosa in Messico nel 1914: a 71 anni, si era recato nel paese in tumulto per vedere coi suoi occhi la rivoluzione messicana di Pancho Villa. Di lui non si seppe più nulla, secondo il folklore locale venne fucilato e fu apposta una lapide sul luogo presunto di tale esecuzione.

Un adattamento diretto del Bierce fantastico, e in particolare del testo più noto, “Un cittadino di Carcosa”, è quello che appare sul sito di Spaghetti Comics, qui:

https://www.spaghetticomics.it/portfolio-items/un-cittadino-di-carcosa/

“Spaghetti Comics” è un collettivo fumettistico particolarmente valido, che offre molti fumetti disponibili in lettura gratuita sul loro sito, e merita sicuramente un’occhiata.

In particolare, questa storia è stata realizzata dallo sceneggiatore Francesco Pelosi, coi disegni di Michele Ruggeri, il lettering di Erica Benvenuti e la supervisione di Elisa Castellano. Si tratta di un racconto a fumetti breve di 12 pagine, che riprende il racconto originale – anch’esso breve, come tipico di Bierce – e lo adatta con particolare originalità.

La prima cosa da notare è la particolare cura nel segno adottato. Ruggeri adotta qui un disegno lievemente antiquato, particolarmente adatto al fantastico di Bierce come lo sarebbe anche per Chambers e Lovecraft. Il racconto di Bierce è infatti del 1886, ma al di là del periodo temporale tutta la vicenda mira a ispirare nel lettore il senso di arcani segreti, la percezione di un non detto.

In fondo forse tutta questa yog-sogothery (come ironicamente Lovecraft definiva queste produzioni sue, di discepoli e di antecessori illustri) è particolarmente adatta alla trasposizione fumettistica per questa ragione: quello che conta è “lo spazio bianco”, ciò che non viene nominato poiché innominabile.

Soprattutto nelle tavole interne, ciò è corroborato da un sapiente uso dei neri che vanno a creare uno sfondo cupo, notturno, su cui si stagliano le figure pallide, spaventate al cospetto dell’Ignoto.

Il bianco e nero appare una scelta intenzionale, azzeccata: nel caso del fumetto online, il colore non costerebbe di più come nella stampa. Il monocromatico del resto si addice bene alle varie sfumature dell’orrore, e sicuramente rafforza anche questo voluto senso “old style” del fumetto, che passa soprattutto tramite il segno.

Efficace anche il lettering, in particolare elegante la soluzione con cui emergono le battute di dialogo della seduta spiritica, particolarmente ben armonizzate col disegno.

Lo sviluppo della storia orchestrato da Pelosi nella sua sceneggiatura è poi particolarmente interessante, e si interseca bene col gusto misterioso dei disegni, di cui abbiamo detto. Il racconto di partenza infatti è molto suggestivo ma Bierce sceglie una narrazione relativamente “lineare” nella disposizione dei fatti, salvo l’inizio in medias res e il rimando finale a due livelli di narrazione appena accennati: i fatti che abbiamo letto ci sono stati riportati tramite un medium che riporta quanto detto da uno spirito.

Il testo si può leggere qui:

An Inhabitant of Carcosa – Wikisource, the free online library

Pelosi sviluppa quello che nel racconto originale è lasciato come implicito, e introduce, fin dalla prima tavola (dove ne appaiono tre) quattro piani di narrazione intersecati: la vicenda dell’abitante di Carcosa protagonista, il racconto della sua esperienza, la seduta medianica e, infine – la modifica più significativa, ma una tentazione irrinunciabile – la vicenda di Bierce che si interseca con quella del suo personaggio.

In una storia relativamente breve, si tratta di uno sfalsamento temporale consistente, che costringe il lettore a continui salti ” da scena a scena”, come li definisce ScottMcCloud nel suo studio sulla closure. Non introducendo sempre nuove scene, ovviamente, ma variando continuamente tra quelle già presenti.

Lo sviluppo tramite larghe vignette orizzontali che occupano tutta la strip risulta particolarmente efficace, perché rafforza a mio avviso, in modo analogico, il senso di questa mescolanza. Quasi, volendo, come fossero le strisce di carta su cui D’Annunzio (imitando le foglie della Pizia classica) fa trascrivere le sue impressioni in “Notturno” per poi ricombinarle.

Il tutto lascia alla fine quel senso di sperdimento temporale che è il punto più importante, a mio avviso, di questo tipo di orrore cosmico, molto più che le creature mostruose (che vanno centellinate in questo contesto) o i singoli eventi terrificanti. Si tratta di un approccio all’horror fumettistico particolarmente raffinato ed efficace, che a mio avviso non è così sviluppato e che sarebbe interessante vedere applicato, anche in opere più ampie e originali.

Il modello per è quello del “Neonomicon” e sequel di Alan Moore, che tuttavia – inserendo anche l’orrore quotidiano legato alla sessualità – in qualche modo offusca l’inquietante con l’irrompere di una componente molto forte. Una storia da leggere, quindi, questa di Pelosi/Roggero, e che spero possa ispirare agli autori – o ad altri autori: la produzione di Bierce è sterminata, tanto – altre riprese da questo autore.

Nella chiave scolastica che mi è cara, questo è un racconto a fumetti che si potrebbe bene utilizzare in un percorso sull’horror nel biennio: la brevità del racconto rende facile fare la lettura dell’originale in classe (in inglese mi pare difficile, anche se sarebbe l’optimum, magari “con testo a fronte”) e poi esaminare come è stato adattato, magari dopo una lezione un po’ accurata sulla closure. L’uso di un orrore di atmosfera lo rende adeguato al lavoro scolastico, dove tutto sommato è bene non riproporre forme più drastiche (che il 90% degli allievi guarda da sé in binge watching fin dalle medie, ma questa è una altra storia).

Per concludere, di fronte a un piccolo gioiellino esoterico/horror particolarmente riuscito come questo, auguro agli autori un esordio, prima o poi, in un Dylan Dog Color Fest (che a volte è poi avvenuto). In questo caso però mi spiacerebbe la rinuncia al black and white quindi mi auguro il ritorno in auge di “numeri a più episodi” anche sulla serie regolare con la nuova curatela Baraldi: Sclavi ne aveva sperimentati alcuni con grande apprezzamento del pubblico, nell’età dell’oro, e potrebbe essere una via forse interessante.

 

 

Lorenzo Barberis

Lorenzo Barberis

Nato a Mondovì nel 1976, laureato in Lettere a indirizzo artistico presso l’università di Torino (2000), insegna italiano e storia alle superiori. Scrive per Culture Club 51, la rubrica di cultura del settimanale di Mondovì L'unione monregalese. Il suo blog personale è, dal 2008, fumettismi.blogspot.com. Si occupa di arte visiva, letteratura e fumetto e del rapporto tra i tre ambiti; con Wundergammer.com (2010-2012) ha anche partecipato a un esperimento seminale di critica d’arte del videogame. Collabora al progetto CuNeoGotico (2013-2016), dove ha curato i testi del catalogo per la parte relativa al fumetto, e al progetto DKMO della casa editrice Il Girovago, per cui ha realizzato la prefazione alla parte letteraria del volume. Per il blog network de Lo Spazio Bianco cura dal 2016 il blog Come un romanzo, dedicato al rapporto tra fumetto e letteratura.

Commenta

Your email address will not be published.


Ultimi articoli

589943511 1806824933541521 6489711665499962481 n (1)

Guareschi, progressista ma non troppo

10 Dicembre 2025
Il nuovo volume di "Don Camillo a fumetti" di ReNoir ci presenta nella maggioranza delle novelle un Guareschi "conservatore progressista". Tranne in
Go toTop