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Odino Buzzi: decostruire Buzzati

30 Giugno 2023
Su questo blog, come noto ai miei lettori, mi occupo principalmente del rapporto tra letteratura e fumetto. Il caso più frequente è quello dell’adattamento, seguito dalla biografia letteraria. Tuttavia, molto interessanti sono anche quei casi di intersezione meno regolare: e questo recente “Odino Buzzi” di Round Robin rientra nella casistica. Da venerdì 12 maggio, in tutte le librerie fisiche e online, è infatti disponibile “Odino Buzzi. Cronista detective”, opera curata da Andrea Artusi e Mirco Zilio. L’editore la presenta come graphic novel, e sicuramente c’è un elemento unitario, ma sono in primis quattro avventure del protagonista, apertamente ispirato a Dino

Su questo blog, come noto ai miei lettori, mi occupo principalmente del rapporto tra letteratura e fumetto. Il caso più frequente è quello dell’adattamento, seguito dalla biografia letteraria. Tuttavia, molto interessanti sono anche quei casi di intersezione meno regolare: e questo recente “Odino Buzzi” di Round Robin rientra nella casistica.

Da venerdì 12 maggio, in tutte le librerie fisiche e online, è infatti disponibile “Odino Buzzi. Cronista detective”, opera curata da Andrea Artusi e Mirco Zilio. L’editore la presenta come graphic novel, e sicuramente c’è un elemento unitario, ma sono in primis quattro avventure del protagonista, apertamente ispirato a Dino Buzzati.

Una struttura che ha una sua forte ragion d’essere, che analizzeremo ora, ma che risponde anche a una ragione di tempi di esecuzione, specie per i disegnatori, in modo da agire in tempo per il cinquantenario, cosa che è meritoria sia da un sacrosanto elemento commerciale, sia per far sì che il fumetto omaggi l’autore nel suo anniversario importante.

Ricorre infatti quest’anno l’occasione del cinquantesimo anniversario della scomparsa del grande autore bellunese, e per tale ragione l’Associazione Internazionale Dino Buzzati e Round Robin hanno affidato a questo nutrito gruppo di autori del mondo del fumetto italiano il compito di omaggiarne la figura con un’opera di fiction inedita.

 

 

Appare indubbiamente interessante la scelta di un omaggio più postmoderno e indiretto, tanto più che, ad ora, Buzzati non gode di un adattamento fumettistico di nessuna delle sue opere (è da tempo in lavorazione, per Bonelli, una trasposizione del Deserto dei Tartari dello sceneggiatore Michele Medda e del disegnator­e Pasquale Frisenda) né di una biografia a fumetti.

Un rimando “di sponda” del Deserto appare in questo bel graphic novel di Rita Petruccioli:

Rita Petruccioli, “Ti chiamo domani” e Buzzati. – Come un romanzo (lospaziobianco.it)

Il suo romanzo illustrato “La famosa invasione degli orsi in Sicilia” è invece divenuto un ottimo cartone animato ad opera di Lorenzo Mattotti, tra i massimi nomi del fumetto d’arte italiano. Ne ho parlato qui:

Buzzati, Mattotti e l’animazione. – Come un romanzo (lospaziobianco.it)

Inoltre, Buzzati è un autore che vanta una lunga frequentazione col fumetto, che ho ricostruito anche su questo blog, qui:

Dino Buzzati e il fumetto: il “Poema” e altro. – Come un romanzo (lospaziobianco.it)

Indubbiamente, il suo “Poema a fumetti” del 1969 anticipa il trend del “romanzo a fumetti”, come ricorda nella sua prefazione Matteo Bussola, disegnatore bonelliano divenuto negli ultimi tempi anche opinionista sui temi della famiglia e autore di romanzi per ragazzi.

Per tale ragione, questa valorizzazione è indubbiamente un segnale positivo, e meritatamente ha ottenuto una buona attenzione, a partire dalla copertina dell’ultimo numero della prestigiosa rivista “Fumo di China”, storica testata della critica del fumetto.

 

 

I quattro racconti (evocati dall’immagine quadripartita della cover, che ricrea il volto di Buzzati/Buzzi con i quattro stili di disegno presentati) sono ambientati negli anni ’60, il contesto cui rimanda la produzione buzzatiana. L’alter ego dello scrittore, Odino Buzzi, è un giornalista che indaga sui casi singolari di cui gli capita di scrivere, con un classico “topolinismo” che forse non sarebbe spiaciuto a Buzzati, grande appassionato di fumetti disney. L’evoluzione del famigliare Dino in un bizzarro Odino farebbe quasi presagire una evoluzione fantastica dei racconti, secondo la produzione di Buzzati dove quasi sempre nel naturale fa capolino un varco sul sovrannaturale.

Non è invece così, nonostante vi sia un aperto rimando a singoli racconti buzzatiani, che vengono citati in apertura di ogni racconto a fumetti come fonte di ispirazione. Questo può anche avere una valenza positiva, in quanto potrebbero fornire lo stimolo per il lettore a recuperare i racconti originari per compiere un confronto con la loro, molto libera, trasposizione. Ma anche perché, in questo modo, il corpus buzzatiano mantiene al pieno la sua forte vitalità, a mezzo secolo dalla sua scomparsa.

 

Le storie

 

 

La prima storia, “Infinito”, aperta da una scena muta davvero potente, si svolge durante la Biennale di Venezia, e vede il protagonista alle prese con una misteriosa esposizione di quadri sui quali appaiono dal nulla delle scritte criptiche in modo estremamente misterioso. La cosa fornisce un destro per un cameo di Philippe Daverio, e una riflessione sull’arte che ha, almeno nelle citazioni messe in campo, elementi di interesse e originalità, da Burri alla Land Art. In alcuni punti, qui e negli altri racconti, notiamo anche dei rimandi al Buzzati pittore, specie nei luoghi milanesi da lui spesso raffigurati in chiave metafisica.

 

 

 

In “L’impareggiabile capolavoro” Buzzi si dovrà confrontare con il caso di un famoso musicista che, apparentemente, si è tolto la vita. Notevole l’espediente di inserire un QR-Code che permette di scaricare la musica corrispondente al punto in cui il musicista suona il piano, raffigurato come un quadro presente nella stanza e quindi ben amalgamato al contesto. Michela Di Cecio inserisce nei disegni inoltre lo spartito suonabile della musica della storia, con un meritorio virtuosismo.

Morti sospette per cause naturali sono invece quelle che avvengono ne “La clinica”, ispirato al capolavoro “Sette Piani” (che aveva goduto anche di una trasposizione prima teatrale e poi filmica di Ugo Tognazzi, nel 1967) mentre in “Espiazione” sarà alle prese con un sacerdote che afferma di aver perso Dio, secondo un tema frequente in Buzzati (il mancato rapporto tra la chiesa come istituzione e “Dio” come spirito assoluto).

 

 

Molti gli autori coinvolti nel progetto. Ai soggetti oltre ad Andrea Artusi e Mirco Zilio hanno contribuito Alberto Toso Fei, famoso divulgatore di storia veneziana e finalista al Premio Strega con il suo fumetto Orientalia pubblicato da Round Robin editrice, Ivo Lombardo, sceneggiatore di Dampyr e Martin Mystère, Marcello Bondi, collaboratore di Astorina per Diabolik e Disney, Andrea Luciano Gobbi, creatore della saga Navarro per il Gruppo Editoriale Fanucci e Davide La Rosa, autore di Sergio Bonelli Editore e di svariati graphic novel per Starcomics e Shokdom. Ai disegni troviamo invece Michela Di Cecio, Ivano Granato, il brasiliano Theo Szczepanski e Andrea Artusi.

 

 

Mi pare davvero riuscita la scelta visuale delle storie. Pur negli stili personali e riconoscibili dei vari autori, emerge globalmente un rimando, da prospettive differenti, agli stilemi anni ’60 che contribuiscono alla costruzione di atmosfera.

Le storie in quanto tali mi paiono ben costruite ed efficaci nel delineare un mondo dei ’60 che pare quasi rievocare qualcosa a metà tra quello del Duca Lamberti di Giorgio Scerbanenco e quello del Commissario Spada fumettistico di Gianni De Luca. La scrittura è sempre originale e mai verbosa, con storie dallo sviluppo originale sotto il profilo giallistico, e quindi i racconti a fumetto sono in sé pienamente godibili.

 

 

Tuttavia, mentre Bussola, nella sua prefazione, dichiara di aver trovato le atmosfere buzzatiane, io ci ho visto una loro rilettura molto libera, come spunto di partenza, che va in una direzione spesso radicalmente opposta: cosa che può avere anche una ragion d’essere, nel colpire il lettore, nello stupirlo, e nel rendere potenzialmente più fresco l’approccio al testo buzzatiano per chi, a partire da questo omaggio, vorrà tentarlo.

La prima storia, ad esempio, tratta dell’arte contemporanea senza quella ironica critica che Buzzati (che certamente praticava un’arte figurativa influenzata da surrealismo e pop art) inseriva abilmente; l’orrore di Sette Piani cessa di essere metafisico e diviene concreto. In Buzzati, quello che suscita terrore non è il medico corrotto, è il medico totalitariamente convinto di un ospedale quale istituzione totale, a fini di bene: per paradosso, nel fumetto lo coglie meglio, per dire, il Dottor Hicks di Tiziano Sclavi, che nella sua follia ritiene di perseguire in qualche modo un ideale. Per quanto riguarda l’ultima storia, il rovesciamento è totale rispetto alla ricerca di Dio autentica del sacerdote del racconto buzzatiano.

Una trasmutazione comunque legittima, specie in questa nuova cornice postmoderna consentita dalla maschera di Odino Buzzi. Una maschera, tra l’altro, che esce in un formato “da libreria”, ma esordisce come fumetto potenzialmente seriale, composto come una sorta di “personaggio bonellide d’autore”. Difficilmente avremo un Odino Buzzi in edicola (come lo Jan Dix di Carlo Ambrosini), ma se ci fosse di certo lo comprerei.

 

L’intervento critico

 

Molto valido poi  l’intervento finale di Marco Perale che ricostruisce il rapporto tra Buzzati e il fumetto. Proprio come giornalista, già dal 1930 accompagnava gli articoli per il Popolo di Lombardia con un disegno. Nel 1933 Treves non gli pubblica le illustrazioni per il Barnabo, o per il Bosco Vecchio del 1935. Nel 1945 per gli Orsi Buzzati deve scegliere la via del romanzo per ragazzi – sul Corriere dei Piccoli – per vederli illustrati di suo pugno (la storia, al netto del tono favolistico, ha al centro i temi buzzatiani della melanconica “occasione perduta”). Nel 1947 l’opera viene tradotta in USA, segno del suo buon successo, e perfino Disney si interessò al suo possibile adattamento.

Nel 1948 il Libro delle Pipe è di nuovo un curioso esperimento di romanzo illustrato. La vittoria dello Strega dei “Sessanta racconti” nel 1958 consacrano Buzzati, che nello stesso anno con “Storie dipinte” fa nuovi esperimenti fumettistici di cui avevo riferito nei miei post.

Nel 1959, su “Oggi”, pubblica “Il grande ritratto”, primo grande romanzo di “fantascienza d’autore” in Italia. Nel 1963 “Un amore”, il suo ultimo romanzo, è un notevole successo editoriale, con oltre 200.000 copie vendute (come avevo annotato nel mio articolo, ha rimandi al fumetto disneyano a livelli di contenuto della trama).

Negli anni ’60 Buzzati sviluppa inoltre una particolare passione per Diabolik (1962), sua frequente lettura a cui dedica due quadri e il nome del suo ultimo cane. Gli anni ’60 vedono l’arrivo in Italia della Pop Art (1964), che grande influsso avrà su Buzzati, di Linus (1965), di Playmen (1967) su cui Buzzati sarà intervistato.

Nel 1966, tra 1 e 5 aprile Buzzati pubblica sul «Corriere d’Informazione» tre grandi tavole a tutta pagina con il racconto per immagini di un sanguinoso fatto di cronaca del 1903, primo esperimento sul fumetto realizzato. Nel 1968 c’è la sua entusiastica prefazione al fumetto disneyano, da lui giustamente ritenuto di dignità letteraria ai livelli di Moliere, Goldoni o Dickens (al contempo, non cedette i diritti di adattamento degli Orsi a Walt Disney, che se ne era interessato, e solo nel 2019 potrà giungere l’omaggio di Mattotti di cui si diceva).

Escono poi i suoi lavori in dialogo col fumetto e il libro illustrato: il “Poema a fumetti” del 1969 (dove ritornano tante pagine di “Un amore”), dove convergono anche citazioni di Kriminal, Barbarella e Batman; l’accoglienza della critica ufficiale è dubbiosa rispetto a un capolavoro che, unico in Italia, segue il filone della rielaborazione dei comics da parte della pop art, in un percorso buzzatiano che opera sui versanti della letteratura, dell’arte e del fumetto stesso. Solo Della Corte, primo critico fumettistico italiano, e Oreste del Buono coglieranno, dal fumetto, la grande operazione di Buzzati; la critica ufficiale dovrà attendere Zanzotto, nel 1980. Fuori dall’ufficio di Sergio Bonelli, invece, nella editrice centrale del fumetto italiano popolare e da edicola, in Via Buonarroti a Milano, si trova appeso un Buzzati: Bonelli era affascinato dall’operazione di “Poema a fumetti” e aveva voluto un’opera dell’autore.

Seguono “I miracoli di Val Morel” del 1971: Marco Perale avvicina giustamente la sua Santa Rita a una figura di transizione tra la devozione popolare degli ex voto e le figure supereroiche alla Wonder Woman. Lo stesso anno, nella sua comparsata in “Vacanze nel deserto” (film del 1971) è colto nell’atto di leggere la rivista a fumetti “Mad”, la rivista dissacrante per eccellenza del fumetto americano. L’anno seguente, nel 1972, Buzzati scompare, interrompendo una ricerca fumettistica che avrebbe potuto essere di grande interesse.

 

Lorenzo Barberis

Lorenzo Barberis

Nato a Mondovì nel 1976, laureato in Lettere a indirizzo artistico presso l’università di Torino (2000), insegna italiano e storia alle superiori. Scrive per Culture Club 51, la rubrica di cultura del settimanale di Mondovì L'unione monregalese. Il suo blog personale è, dal 2008, fumettismi.blogspot.com. Si occupa di arte visiva, letteratura e fumetto e del rapporto tra i tre ambiti; con Wundergammer.com (2010-2012) ha anche partecipato a un esperimento seminale di critica d’arte del videogame. Collabora al progetto CuNeoGotico (2013-2016), dove ha curato i testi del catalogo per la parte relativa al fumetto, e al progetto DKMO della casa editrice Il Girovago, per cui ha realizzato la prefazione alla parte letteraria del volume. Per il blog network de Lo Spazio Bianco cura dal 2016 il blog Come un romanzo, dedicato al rapporto tra fumetto e letteratura.

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