Tav.41 scen.

Professione: invisibile

9 Novembre 2017
Bambini, oggi parliamo di EGOCENTRICITÀ. In questa precisa accezione: “io scrivo, tu leggi”. Il XX secolo ha visto la categoria Scrittori sfornare vere e proprie star. Uomini comuni abili nella prosa diventano all’improvviso idoli delle masse, volontariamente (Dan Brown) e involontariamente (Salinger). La professione del romanziere è più che sdoganata da parecchio tempo. La figura dello scrittore alcolizzato che stende i suoi racconti minimalisti di notte a lume di candela perché gli hanno tagliato il gas e di giorno lavora 12 ore in miniera è oramai piuttosto demodé. Oggi gli scrittori sono cool. Sono sexy. Sono telegenici. Sono visibili. Che
Blue box mulholland drive lynch

Lynchiano

25 Maggio 2017
Quando il tuo cognome diventa un aggettivo significa che sei arrivato. Che tu sia fumettista, regista, poeta, scrittore, politico, non importa, questo assioma si applica a tutte le categorie. Disneyano, bonelliano, felliniano, argentiano, romeriano, spielbergiano, leopardiano, kafkiano, kingiano, tacheriano, reaganiano. Alcuni di questi termini non vengono nemmeno sottolineati in rosso dal correttore di bozze di word. Indovinate quali. E poi c’è lynchiano. Che è l’unico aggettivo al mondo che può descrivere l’arte di David Lynch. Non ci sono sinonimi per lynchiano. Perché se disneyano fa rima con buonista e zuccheroso, bonelliano sta per “fumetto realistico da edicola” e kingiano richiama
Zagor

La Macchina del Tempo

3 Maggio 2017
Flashback, flashforward, ellissi temporali, ritmo. In una parola: montaggio. Anche se non lo sai, ti piace leggere delle storie perché, a differenza della tua vita che è noiosa e priva di colpi di scena, le storie non hanno punti morti, situazioni superflue, attese estenuanti di qualcosa che non arriverà mai. O perlomeno le storie belle sono così. Se in questo momento ti regalassero una macchina del tempo non vorresti saltare subito ad agosto per goderti il sole della Sardegna o, che so, avanzare di 5 anni nel futuro per saltare a piè pari tutta la fase pannolini del tuo neonato
2 ClooneyGun

90

8 Marzo 2017
Per “quelli della mia generazione”, quelli nati nel bel mezzo degli anni di piombo, del rock progressivo e dei poliziotteschi, gli anni ’80 sono stati il decennio che li ha traghettati dall’infanzia all’adolescenza, con tutti i traumi che ne conseguono (provate voi a girare con le Lumberjack a 12 anni in piena era paninara. C’è gente che è morta per questo. Ne ho parlato QUI). I ’90 invece ci hanno accompagnati nell’altrettanto traumatico passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Ma considerando che “quelli della mia generazione che fanno fumetti” non sono mai, diciamocelo, cresciuti davvero (ho amici dottori che, nella migliore delle
Immagine1

Il sabato del villaggio

18 Novembre 2016
Giacomo Leopardi individuava nell’attesa della festa la vera gioia. Il pensiero della gioia che verrà è più intenso del godimento della gioia in sé, che in realtà non arriva mai. Per il malaticcio poeta di Recanati la condizione umana è questa: la felicità è irraggiungibile, godiamo almeno al pensiero di essa. Pensiero, non speranza. Ché non c’è nulla da sperare, si sa già che la festa della domenica sarà di una noia mortale. Tartine insipide, cola dell’LD, gente antipatica, ballo lento no, gioco bottiglia no, niente cortesia né ampio parcheggio all’ingresso. La realizzazione del sogno è una cocente delusione. Leopardi,
Tav 1 scen

Dailan Dog

10 Ottobre 2016
Sarà l’effetto del trentennale. Sarà che fuori piove. Com’è, come non è, eccovi un’ampia e personalissima esegesi del numero 19 di Dylan Dog, uscito in un uggioso giorno d’aprile nelle edicole italiche nell’anno di grazia 1988. So che sono solo l’ultimo di una lunghissima tradizione di lettori, critici, autori, blogger, simpatizzanti, amanti, fan, che da quel giorno in poi hanno scritto di tutto su quello che è ritenuto uno dei migliori albi di Dyd di sempre, una delle migliori storie mai scritte da suo padre, uno dei migliori fumetti italiani tout court. E, aggiungo, il più felice connubio Sclavi/Casertano. Tanto che non
Tizianoefausto b

the Sclavi identity

3 Ottobre 2016
Oggi, 2016. Tutti condividono facce, lineamenti, smorfie, corpi, forme. On line e off line. Tutti devono far sapere al mondo che tipo di conformazione ha la propria testa e cosa contiene quella testa. A me non interessa. Ieri, 1986. Avrei dato un braccio per un poster di Tiziano Sclavi, da incorniciare nella mia cameretta di fianco a quello di “Aces High” degli Iron Maiden e quello della Lamborghini Countach. Ne avevo un disperato bisogno. Volevo vedere che faccia aveva il mio idolo, colui che diede un senso alla parola “sceneggiatura” quando avevo 14 anni, l’uomo che giocava coi generi e
Maxw

Kirkman, il reietto: di zombie, esorcismi e quant’altro

12 Settembre 2016
Ed eccomi qua, con la prontezza che mi contraddistingue, a parlare, tra le altre cose, di Outcast, l’ultima fatica fumettistica e televisiva di quel ragazzotto americano che ha cambiato per sempre la percezione dell’horror nel mondo, ovvero Robert Kirkman. Lo so, ne hanno già parlato tutti, della serie a fumetti e di quella televisiva, ma io sono lento a digerire e rielaborare le cose. Sono un ruminante dell’intrattenimento. Che poi ho letto giusto i primi due volumi Saldapress di Outcast, che racchiudono i primi 12 albi americani, e visto le prime tre puntate dell’omonima serie tv. Ma mi basta. Mi
Stranger Things nouveau poster

80

21 Luglio 2016
Cos’è restato degli anni ’80? Neon, synth, brutte pettinature, mostri grossi e cattivi. E una certa linearità narrativa. Che, in alcuni casi, fa rima con solidità e coerenza. In alcuni casi ne hai bisogno come di acqua fresca in mezzo al deserto a mezzodì. O in pieno centro Milano a fine luglio. Ma partiamo dall’inizio. Buffo decennio, quello dal 1980 al 1989. Io c’ero. C’ero durante la famosa nevicata dell’inverno ’84-’85. Ricordo le bianche muraglie alte tre metri ai lati delle strade dopo il passaggio degli spazzaneve, io e il mio migliore amico di condominio che tiravamo palle di ghiaccio
Pazienza

L’eleganza dell’inadeguatezza

15 Giugno 2016
Caro diario, settimana scorsa ho fatto un workshop di sceneggiatura di tre giorni. Normalmente questa frase, pronunciata negli ultimi dieci anni della mia vita, aveva un solo significato: IO spiego come si scrive una sceneggiatura ad ALTRI. Stavolta è stato il contrario. Un ALTRO spiega a ME come si scrive una sceneggiatura. Dopo tanti, ma tanti, anni sono tornato alla forma alunno. Perché, mi ero detto, “ho ancora tante cose da imparare”, “anche se sono 15 anni che faccio questo lavoro non so mica tutto”, e bla bla bla. Avete presente l’espressione “parlare bene, razzolare malissimo?” Quello ero io, qualche
Alex crippa

About Me

Ultime dai blog

  • Worst Snap Blog Ever
    SCHEDA: Lin Lie Iron Fist
    Worst Snap Player Ever - 13/01/2026
  • Lo Spazio Disney
    Classifica Disney di fine anno – 2025
    Andrea Bramini - 06/01/2026
  • Al caffé del Cappellaio Matto
    Newton e Pico in viaggio nella filosofia
    Gianluigi Filippelli - 05/01/2026
  • Il blog di Redazione
    Il meglio del nostro meglio 2025
    la redazione - 04/01/2026
  • Come un romanzo
    Reinventare Austen: Orgoglio e pregiudizio, un anno dopo.
    Lorenzo Barberis - 02/01/2026
  • Go toTop