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Tutti i fantasmi di Marley

23 Dicembre 2021
Due interpretazioni a fumetti di una stessa sequenza de "Il Canto di Natale "di Charles Dickens per riflettere sulle molteplici possibilità dell'emozione disegnata

Marley era morto, tanto per cominciare. Non c’era alcun dubbio, morto come il chiodo di una porta. Almeno così ci racconta Charles Dickens ne Il Canto di Natale.

Parliamo di un classico letterario che, come sappiamo, ha prodotto – e produce – una sequela sterminata di riprese, ricalchi, pastiche anche nei fumetti. La conversione del vecchio Ebenezer Scrooge all’umanesimo del Natale si consuma attraverso la visita notturna all’avido affarista di di tre spiriti e – ancor prima – del fantasma del suo socio defunto, Jacob Marley.

Citiamo dall’originale di Dickens:

Si fece bianco però, quando subito dopo lo spettro traforò la porta massiccia e gli entrò in camera, davanti agli occhi. Nel punto stesso la fiamma morente die’ un guizzo come se volesse dire: “Lo conosco! È lo spirito di Marley!” e subito ricadde.

A dirla con le parolone della narratologia, Marley è il “destinante” della storia, ovvero il personaggio che convince il recalcitrante protagonista ad affrontare il viaggio tra passato, presente e (potenziale) futuro propostogli dagli Spiriti che lo porterà a ripensare la sua vita.

L’apparizione del socio defunto, carico di catene e pene, è un momento visivamente potentissimo del racconto: si passa dal mondo ordinario a quello straordinario della vicenda ed è sempre interessante registrare come la stessa scena possa essere resa in modi molto diversi nel Fumetto.

E’ un uccello, è un aereo, è … Marley

Prendiamo  Christmas CarolThe graphic novel adattamento fumettistico anglosassone firmato da Sean Michael Wilson, Mike Collins e David Roach nel 2008.

marley 01

Per “tenersi al passo con i tempi” gli autori scelgono, pur nel rispetto della narrazione dickensiana, di spettacolarizzare le sequenze d’azione con uno stile grafico degno delle saghe dei supereroi americani. Anche se Superman non svolazza sui tetti di Londra, insomma, si respira tra le vignette un’onesta atmosfera da comic book.

L’apparizione dello spettro di Marley viene messa in scena,  con tanto “di effetti speciali” visivi, nei termini di una terrificante ghost story. Non che nella storia originale questo sapore mancasse, ma qui è evidente l’obiettivo di aggiornare il sapore della scena a un grado 2.0, credibile per un lettore teenager del nostro tempo.

Il racconto di Collins è ancorato, con il layout, con il taglio delle inquadrature, a un tempo di scena “qui e ora” in cui siamo catapultati. La camera è posta frontalmente, quasi come una soggettiva di Scrooge e il Marley “Ghost Rider” incombe su chi lo guarda, con la pesantezza espressiva di un (con)dannato ai lavori forzati dell’inferno.

Marley da Battaglia

Del tutto diversa la trasposizione, colta e raffinata, che ne offre Dino Battaglia nel suo Cantico di Natale (apparsa la prima volta su “Il Messaggero dei ragazzi” nel 1978).

Marley Dino Battaglia

All’opposto dell’iperdinamismo di Collins, Battaglia spoglia – com’è d’altronde nelle sue corde – la scena da ogni frenesia visiva.

Se avevamo definito il tempo messo in scena dalla sequenza di Collins “qui e ora”, quello messo in scena da Battaglia è invece un “tempo altro” sospeso, similmente a quanto accade proprio nella storia originale di Charles Dickens.

Come magistralmente amava fare in tutte le sue storie, il disegnatore veneto sfrutta il bianco della pagina come (contro)livello di narrazione visiva  rispetto all’impero dei segni. Marley, all’inizio,  è “solo” una macchia bianca marginale che “mangia” parte del bordo della vignetta, aggredendo silenziosamente la composizione di matita e china.

Diversamente da Collins, Battaglia piazza la camera alle spalle dello spettro. Percepiamo, comunque, la vicenda attraverso le emozioni di Scrooge. Ma questa prospettiva non ci impone un orrore figurativo pre-fabbricato: lascia che sia l’orrore che ciascuno di noi si porta dentro a riempire il bianco, mentre dal fondo dell’inquadratura ci raggiunge lo sguardo di umana pietas lanciato da Ebenezer all’amico Jacob.

E, alla fine viene da chiedersi, se sia più terrificante l’effetto speciale del Marley, disegnato da Collins, o “l’affetto speciale” di Scrooge per Marley disegnato da Battaglia: una sagoma bianca, con segni sottili, leggera e inconsistente come il sogno di redenzione a occhi aperti narrato da Dickens.

Marco D'Angelo

Marco D'Angelo

(Roma, 1974) Laureato in Scienze della Comunicazione con una tesi in Semiotica del Fumetto. Ha tenuto seminari sul fumetto in Italia e Svizzera e svolto attività di docenza per l’Istituto Europeo di Design e per la Scuola Internazionale di Comics.
E' stato soggettista/sceneggiatore per due serie d'animazione trasmesse dalla RAI ("Clic & Kat", "I Saurini e i viaggi del meteorite nero "). Su instagram lo trovate come @sonostorie

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