I vestiti putridi dell’imperatore: Ausonia e Dylan Dog

I vestiti putridi dell’imperatore: Ausonia e Dylan Dog

La roba Bonelli non mi piace. è colpa mia? Son gusti… che poi, non è che non mi piace, mi fa proprio cacare. Che ci posso fare… Mi piacerebbe che certi autori mi stupissero con cose più bizzarre e rivoluzionarie, altro che ‘giuda ballerino’ e ‘per il corpo di mille balene’… tutto qui. vi considero amici e vi stuzzico un po’ ma con affetto. sapendo che abbiamo gusti diversi…”

Il cartoonist Ausonia (Francesco Ciampi) dixit nel 2008, in un commento sul blog dello sceneggiatore Roberto Recchioni. Proprio Recchioni, ora curatore di Dylan Dog, ha arruolato Ausonia insieme a Marco Galli e Akab per Tre passi nel delirio, lo speciale Color Fest pubblicato nelle scorse settimane, che propone tre brevi storie, molto “alternative”, del detective dell’incubo.

Su “Lo Spazio Bianco” ne hanno parlato diffusamente Michele Garofoli e Dario Custagliola. Vorrei però aggiungere due parole sul racconto di Ausonia.

Ausonia Dylan Dog 3

Sir Bone-lli

In “Sir Bone: abiti su misura” Ausonia riflette, in senso letterale e concettuale, sul corpo dell’eroe, ovvero la sua divisa sempre uguale: vero e proprio topos della serialità a fumetti. Perché Dylan indossa sempre quella camicia e quei jeans? A suo tempo sono stati gli stessi autori della serie a fornire una spiegazione narrativa: quella divisa è il “memento” di un dolore che Dylan vuole portare addosso.

Ausonia Dylan Dog 6L’autore toscano rilegge invece la cosa con cinica ironia e con disturbanti suggestioni figurative, vicine alla sua ormai celebre ri-scrittura di “Pinocchio”. Il racconto disegnato, in questo caso, diventa feroce critica dei meccanismi stessi della factory bonelliana, come ha rilevato Guglielmo Nigro.

E’ fin troppo facile tradurre “Sir Bone” ne il “Signor Bonelli”. I vestiti “in stato di putrefazione” periodica, la sartoria in catena di montaggio dei corpi, l’identità stessa del sarto infernale “mortissimo”, altro non sono che una parodia dell’industria fumettistica seriale e dei suoi prodotti.

Sembra quasi una versione orrorifica della  fiaba “I vestiti dell’Imperatore”. Il re è nudo e la sua produzione di storie rappresenta per Ausonia una fabbrica di stantie zombie-fiction. L’ironia (o il sarcasmo?) dell’operazione può piacere o non piacere. Potremmo discutere a lungo se si tratti di un lezioso divertissement oppure di un racconto compiuto. Quello che so è che, per quanto eversiva e provocatoria…

Questa resta una storia di Dylan Dog

Perché per ri-conoscere il giochino intellettuale di Ausonia bisogna conoscere il grande gioco di Sclavi. Perché anche quando lo scrive o lo disegna Ausonia, Daniel Clowes o mia zia Palmira, stiamo comunque parlando dello stesso personaggio, nato nel 1986 dalla penna di quel signore lì.

Ausonia Dylan Dog 5
Perché anche quando si ironizza sulle strutture narrative in putrefazione di una serie popolare, lo si sta facendo sulle pagine di un albo pubblicato a nome di un certo Sergio Bonelli, figlio di un altro tizio di nome Gianluigi Bonelli. E Dylan Dog prima di Ausonia, in questi trent’anni e in quasi trecento albi, è stato scritto da una pletora di sceneggiatori e disegnatori, signori professionisti del fumetto, non “uomini capra” come li allegorizza l’autore toscano.

Dylan Dog, fratello minore di Mister No, Zagor, Tex Willer, Ken Parker, ma anche parente dei meno fortunati Bella e Bronco o Judas… Tutta roba che ad Ausonia, affettuosamente parlando, faceva (e fa ancora?) “cacare”Ma intuisco, dall’albo in edicola che qualcosa debba essere anche cambiato. E’ un bene per Dylan Dog, ma penso sia un bene soprattutto per Ausonia.