Bentornati su Lo Spazio Disney!
A pochi giorni dal post che recuperava i miei pareri sulle storie di Topolino uscite a ottobre, e subito dopo il weekend di Cartoomics, torno sul pezzo e apparecchio per voi l’articolo dedicato alle storie del “Topo” pubblicate nel corso di novembre, stavolta addirittura un po’ in anticipo rispetto al consueto!
E ora, vai col “Topo”!
Novembre 2022: le storie da Topolino

Tali considerazioni si adattano bene anche a Topolinia contro, che in effetti si muove sugli stessi binari spostando semplicemente l’ambientazione nell’altra grande città del Calisota, ma il fulcro della vicenda torna ad essere la collaborazione tra Mickey e l’antitetico vendicatore mascherato paperopolese, atta a sventare un misterioso piano che ha reso il topo un ricercato dalla polizia senza più amici né fidanzata, tutti ritortiglisi contro per qualche intrigo sotterraneo.
Anche stavolta gli ingredienti per una sorta di hard-boiled (pur mitigato dalla allure disneyana) sembravano esserci tutti, eppure continua a mancare qualcosa per rendere l’opera completamente riuscita. In questo caso la pecca la riscontro non tanto in eventuali ingenuità, quanto nella volontà di caricare troppo l’atteggiamento provato, stressato e nervoso di Topolino, che arriva a reazioni eccessive e fors’anche contraddittorie in alcuni momenti dell’ultima puntata.

Difetti che macchiano una storia e un approccio che nel complesso mi ritrovo comunque a premiare: mi sono appassionato al plot, attendevo l’episodio successivo per vedere come sarebbe proseguita la vicenda, e ammetto serenamente che ricordo poche volte negli ultimi anni in cui Topolino è stato messo così bene in crisi dandogli un ruolo meno ovvio e scontato. Le carte erano tutte buonissime, quindi, semplicemente non sempre sono state giocate al meglio. Ma il risultato generale resta valido sotto diversi punti di vista, e spero che ci sarà una terza avventura con questa coppia di protagonisti!
Per l’occasione, anche Mazzarello ha fatto un salto di qualità: come sa chi legge regolarmente questo blog, non sono esattamente un fan del suo stile, ma stavolta mi sono trovato ad apprezzare il modo in cui ha rappresentato i personaggi (Mickey e il cast topolinese in particolare, mentre su Paperinik mantengo qualche riserva), gli sguardi che ha saputo disegnare sui volti, le ambientazioni e diverse inquadrature piuttosto azzeccate (la prima tavola del secondo episodio, per esempio).

Rispetto al Tesoro del legionario, stavolta lo sceneggiatore romano punta in alto, a partire dallo spunto iniziale, che riprende Topolino e la scarpa magica di Bill Walsh e Floyd Gottfredson. Eppure questo illustre riferimento si rivela, col senno di poi, come l’elemento di minor rilievo: in primis perché, pur ponendosi come sequel della strip-story, la nuova avventura è perfettamente fruibile a sé stante, autonoma e comprensibile senza richiedere la conoscenza della trama pregressa, ma anche perché i grandi pregi di quest’opera si ritrovano altrove.
C’è tanto senso del fantastico puro, nel senso migliore del termine, e c’è la volontà di partire da leggende realmente esistenti – in questo caso del folklore irlandese – riprendendole con rispetto ma avendo la capacità di costruirvi all’interno un proprio microcosmo coerente e originale.
Un contesto che fa da magnifico sfondo a una trama che parla di magia, certo, ma soprattutto di coraggio, di ribellione ai soprusi, di scontro tra bene e male e di un artefatto troppo potente che qualcuno vuole usare per scopi malvagi.

Tale materia narrativa così sopraffina viene esaltata dai disegni di Silvio Camboni: ebbene sì, dopo moltissimi anni di lontananza da Topolino il disegnatore sardo torna in grande spolvero, portando sul settimanale il suo armonico tratto filtrato dagli anni di esperienza nel fumetto francese (ambito nel quale, come ricorderete, ha potuto lavorare comunque sui personaggi Disney nei due graphic novel Glénat L’oceano perduto e La terra degli antichi).
Si tratta di un piccolo evento e servivano sicuramente le condizioni giuste per favorirlo: la pubblicazione in italiano, sotto Panini, delle due opere di cui sopra è stata sicuramente un primo passo importante, così come la sceneggiatura dell’amico e sodale Artibani. Le atmosfere pregne di elementi fantastici e la possibilità di sbizzarrirsi in ambientazioni di un certo tipo sono stati probabilmente degli incentivi interessanti per l’artista, insieme al valore indiscusso della sceneggiatura.
Camboni ha realizzato tavole meravigliose che, supportate dalla colorazione sontuosa di Irene Fornari, contengono scenari da favola e immersivi per il lettore: basti pensare, nella seconda parte della storia, alla vignetta in cui Topolino corre tra le fronde degli alberi o alla splash-page in cui Verdemare rinasce a nuova vita, verso la fine del racconto, per rendersi conto della meraviglia estetica che è stata portata sul settimanale.
Azzeccato e solo apparentemente semplice è anche il character design dei folletti e degli altri comprimari, come Dottie e il prigioniero del titolo, così come sono irresistibili l’aspetto donato a Topolino e Pippo, che si nota soprattutto nelle pose che assumono e negli sguardi sempre ricercati dipinti sul viso.
Un lavoro raffinatissimo, di cesello, che potrà essere apprezzato appieno soltanto nella prevedibile edizione cartonata nella quale potrà godere di un maggior formato: in alcuni casi, infatti, le vignette così ricche di particolari risultavano sacrificate nel formato pocket.
Poco male: che sul “Topo” possa trovare posto qualcosa del genere è importante per la qualità del giornale, e io non posso che essere pienamente soddisfatto di fronte a qualcosa del genere.

Intendiamoci, non si tratta certamente di una brutta storia, e il tocco artibanico si avverte comunque in alcuni dialoghi e nell’approccio al racconto. Ma sicuramente ho trovato una trama meno coinvolgente non solo del Prigioniero di Verdemare, ma anche del Tesoro del legionario del mese scorso: rispetto a quest’ultima, per esempio, l’elemento “educational” (le meraviglie del Parco del Pollino in Basilicata) appare più marcato ed evidente, rendendo la parte centrale un po’ troppo didascalica. Questo, unito a disegni meno affascinanti – Soldati è un buon artista, ma non ho mai trovato il suo tratto particolarmente avvolgente – ha contribuito ad un mio tiepido apprezzamento, nonostante l’idea dell’episodio segreto legato al passato della famiglia di Rock Sassi (ripresa peraltro coerentemente da quanto ideato e sviluppato anni fa da Tito Faraci) sia buona e ben giocata. Ma l’ho trovata trattata in modo un po’ sbrigativo e quasi secondariamente rispetto a quello che risulta essere quasi smaccatamente lo scopo principale del prodotto: Topolino e Pippo che parlano con una guida del parco mentre questi illustra loro le meraviglie naturali di quella regione italiana.

Una storia singola con i fiocchi, non c’è che dire: chi è avvezzo alle “pezzinate” a base di sfide tra Paperone e Rockerduck ritroverà quel mood anni Settanta, sapientemente attualizzato e “ripulito” dalle scorrettezze che ai tempi non mancavano ma che ora non sarebbero accettabili (non mancano comunque delle belle zuffe vecchio stampo 😉 ).
L’innovazione produttiva di turno affronta il tema dell’intelligenza artificiale coniugata nel mondo dell’e-commerce, e si vede che Pezzin dev’essersi documentato su questi argomenti per poi costruire la propria fantasiosa variazione sul tema, il che regala solide fondamenta all’azione dandole la spina dorsale necessaria per farla svettare.
Oltre alla tematica e al modo di trattarla, la storia spicca per l’utilizzo di Zio Paperone e nipoti: i dialoghi e le gag visive disseminate nelle sole prime quattro pagine della storia non si vedevano da tempo sulle pagine di Topolino, per spontaneità e freschezza nelle schermaglie tra Zione e Paperino, o nelle trovate paradossali adottate per risparmiare al Deposito. Pezzin non ha perso la mano con questi personaggi e dimostra di saperli muovere come un tempo, senza risultare però fuori moda o fuori contesto nell’attuale panorama della produzione disneyana.
I bei disegni di Perina vanno perfettamente dietro a questa concezione, grazie al tratto armonico e pulito dell’artista, e costituiscono un adeguato compendio al tipo di sceneggiatura.
Promossa appieno, dunque!

In linea con quanto visto nelle storie di qualificazione, ma anche nelle saghe degli ultimi due anni, al centro dall’azione non c’è il pallone quanto piuttosto i giocatori (e allenatori, presidente e comprimari vari), con i loro problemi e timori che vengono in qualche modo sublimati nel calcio.
Il vecchio Ribbling, per esempio, mostra una tempra e un caratterino, nella prima puntata, che ce lo mostra sotto una nuova ottica e in una sorta di parabola, mentre nella seconda si mettono insieme l’imprevedibilità del calcio (e della vita?) e la capacità di fare la differenza anche quando sembra di essere fuori dai giochi. In entrambi gli episodi Nucci si sbizzarrisce poi nel creare allenatori incredibilmente sopra le righe che, con le loro particolarità e i loro eccessi sono dei capolavori di umorismo sfrenato che sto apprezzando tantissimo, perché regala brio alla vicenda.
Insomma, se da un lato è presto per tirare le fila di questo progetto, dall’altro possiamo già capire l’andamento che Nucci darà alla storia nella sua interezza. Emozioni, più che azioni, come in un manga sportivo in pratica 😛
Soffritti apre le danze prima di alternarsi con Stefano Intini e fa un lavoro molto buono, forse leggermente ingessato in alcuni punti ma nel complesso le tavole sono notevoli.
Ci si riaggiorna fra un mese, a Coppa del Mondo conclusa 😉

In questo episodio viene finalmente svelato l’oscuro mistero nel passato del protagonista, legandolo all’emergenza di turno da affrontare. Il racconto si fa ancora più drammatico di quanto non fosse già in precedenza, con nessuno spazio per momenti di leggerezza che potessero spezzare la tensione, come solitamente accade in qualunque fumetto Disney. Questo rende da un lato Cuore nero un fumetto piuttosto anomalo e coraggioso, dall’altro sembra che gli manchi qualcosa per essere un’avventura di Topolino… non so, è una sensazione strana.
Il progetto non mi dispiace affatto, ha varie frecce al suo arco e mi ha appassionato in diverse occasioni, ma continua a non coinvolgermi del tutto e forse il problema, stringi stringi, sta proprio in quella mancanza di comicità.
Chiudendo un occhio su questa considerazione, però, la trama imbastita da Gervasio è sicuramente efficace, prendendo a piene mani da situazioni classiche di genere ma lavorandoci sopra in maniera accorata e soddisfacente. L’abnegazione del protagonista e la sua missione all’interno del nucleo centrale della base orbitante colpiscono molto, effettivamente, e riescono a coinvolgere il pubblico.
Purtroppo i disegni non riescono a mio avviso a servire bene tutto ciò: il tratto di Gervasio è infatti di base più “puccioso”, i suoi personaggi risultano sempre esteticamente simpatici e stilisticamente semplici, facendo contrasto con la narrazione. Beninteso, anche il segno di Christian Canfailla (precedente disegnatore della serie) era tutt’altro che serioso, ma l’approccio utilizzato e la mimesi devitiana riuscivano in qualche modo a tenere efficacemente il piede in due scarpe rendendo maggior giustizia a certe atmosfere.
Resto ad ogni modo intrigato dalle vicende della Ciurma e attendo con curiosità di leggere i prossimi episodi.

Vacca va a toccare i territori del passato di Paperone, più precisamente quelli della corsa all’oro del Klondike: un tema ormai inflazionato, direte voi, ma personalmente quel periodo mi piace così tanto che non ne sarei mai sazio! L’autore si richiama a La Stella del Polo di Carl Barks fin dal motore dell’azione – in entrambi i casi sono gli scherzi della mente e della memoria del protagonista a spingerlo a tornare in quelle fredde lande – per costruire un’avventura in cui lo Zione dimostra il proprio lato più umano, coerentemente con la lezione donrosiana: in alcuni tratti forse si eccede in tale operazione, rendendo il personaggio fin troppo altruista e sentimentale, ma l’impalcatura della storia è così ben impostata da non far pesare troppo questa caratterizzazione. Il “cuore” abbonda, insomma, in quella che per tono potrebbe facilmente essere un’avventura dal sapore natalizio e che mi è certamente piaciuta, al netto di quel pizzico di retorica. Menzione d’onore per la scena in cui Paperone prende un colpo in testa e, incapace di comporre una frase di senso compiuto, se ne esce con termini legati ad alcune delle sue più celebri avventure barksiane: le avete individuate tutte? 😉
Fecchi ai disegni potrebbe sembrare una scelta inusuale, ma in realtà le ambientazioni nevose e isolate che è chiamato a rappresentare vengono esaltate dal suo tratto che, influenzato in parte dagli anni di lavoro in Egmont, restituisce quel sapore nordeuropeo al modo di raffigurare gli scenari della vicenda. Molto buona anche la resa dei comprimari, mentre sui protagonisti noto qualche incertezza. Nel complesso comunque restano un gran bel lavoro, esaltato dai colori di Irene Fornari (belle le tonalità utilizzate per i flashback) e da una costruzione dinamica della griglia con trovate semplici ma azzeccate.


Bravo anche Franzò, che regala tavole sobrie e character design fedeli allo standard ormai fissato.
Gli allegri mestieri di Paperino – Turno di notte, di Tito Faraci e Enrico Faccini (n. 3495), è un’altra spassosa incursione del nostro Donald nel mondo del lavoro interinale, sotto le rigide disposizioni di Paperone che, come visto nell’episodio pilota di ottobre, vuole in questo modo recuperare qualcosa dai tanti debiti del nipote.
Il primo episodio, incentrato sui corrieri, era risultato maggiormente divertente e azzeccato con gli intenti dichiarati, ma anche in questo caso posso dire di aver ritrovato il Faraci che mi piace: un ottimo Paperino, disavventure varie, dialoghi demenziali, situazioni surreali e un misterioso robottino che le manda a dire! 😛 Si ride con garbo, e i disegni di Faccini aiutano molto grazie alle espressioni che riesce a dipingere sul viso dei personaggi.

Il motivo è il gigantesco cavallo di Troia che ha messo in scena, che fino all’ultimo sembra essere il cuore del racconto ma che invece rappresentava un semplice specchietto per le allodole: in tal senso, l’idea dello sceneggiatore risulta molto buona, perché lo scopo della storia non è mai stato quello di concentrarsi sull’ultima trovata di Paperoga, quanto piuttosto di ragionare su cosa spinge Paperino a finire sempre coinvolto nelle disastrose imprese del cugino. La lista dei guai è quindi il racconto del disperato tentativo di uscire da un cul-de-sac che in realtà funziona come un loop invincibile. E in più ci si diverte per il modo in cui Fontana sceneggia il tutto. Insomma, esco dalla lettura forse un po’ confuso ma a conti fatti anche ammirato.
Usai ai disegni fa le scintille: personaggi ben tratteggiati, buona recitazione, griglia costruita in maniera funzionale.
Clarabella e il pronostico grantonomic-ostico, di Blasco Pisapia (n. 3496), è una piacevole breve dal gusto classico, come sempre quando l’autore si cimenta anche nei testi. In realtà però non mi ha colpito particolarmente, specie se confrontata con altre sue opere; val però la pena di evidenziare la bella caratterizzazione che Pisapia dà di Clarabella, riuscendo a infonderle una personalità interessante e un hobby in grado di staccarla dal’anonimato in cui troppo spesso finisce, appiattita nel ruolo di pettegola e amica di Minni.
Sul fronte disegni, ho sempre criticato il tratto di Pisapia sul cast topolinese, esaltandolo invece per i Paperi; ebbene, in questo caso mi sono invece trovato ad apprezzare lo stile dell’artista partenopeo, che restituisce a Clarabella e a Orazio il feeling dei cortometraggi animati degli anni Trenta, con un risultato efficace! Anche Pippo ne esce bene, mentre permangono le mie perplessità di fronte ai suoi Topolino e Minni.

Bene, credo di aver detto tutto.
L’appuntamento è ora fra un paio di giorni con i post che riguarderanno le pubblicazioni di ottobre e di novembre.
Ciao!
Ciao!
“Topolinia contro” mi è piaciuta abbastanza, diciamo che si è fatta leggere bene. Per tutto il tempo ho però avuto la sensazione che dovesse arrivare una svolta narrativa che non è arrivata, non so come spiegare. Forse avrei gradito una maggiore collaborazione tra Paperinik e Topolino, che vedo ancora troppo diffidente nei confronti dell’eroe mascherato: in fondo, per Topolino, Paperinik è amico di Paperino (amico a sua volta di Topolino) ed è un eroe che di sicuro è balzato agli onori della cronaca in tutto il Calisota per i suoi meriti, quindi non vedo il motivo di tanta sfiducia. Non ho letto “Topolino e le lettere ipnotiche”, quindi non posso fare un confronto tra l’originale e il “sequel”.
Nel complesso una buona storia.
“Topolino e il prigioniero di Verdemare” è una storia davvero bella, un autentico gioiellino. Non ho letto “Topolino e la scarpa magica”, ma confermo che “Il prigioniero di Verdemare” è perfettamente godibile anche autonomamente. La trama è scorrevole e so prende esattamente lo spazio di cui necessita per svilupparsi bene. Mi è piaciuta moltissimo la sotto trama della vecchietta che desiderava rivedere suo padre, con quella conclusione a lieto fine davvero poetica. Davvero piacevole la trovata del bizzarro cappello di Pippo, squisitamente risolutiva per la trama. I disegni sono meravigliosi, Camboni ha fatto un ottimo lavoro.
Sono contenta che storie del genere vengano pubblicate anche sul settimanale e non solo in edizioni di lusso cartonato costose, visto che il modo migliore per avvicinare i lettori alla testata maestra è proprio pubblicare storie come questa.
“Topolino e il segreto dei Sassi” mi è piaciuta, non sapevo che Rock Sassi avesse origini italiane. Interessante la storia, a me non è pesato più di tanto l’intento didascalico.
“Zio Paperone e le P.A.I.” sembra uscita da un Topolino anni 70. Pezzin riprende un canovaccio tipico della sua produzione disneyana (Paperone che fiuta un nuovo affars, le conseguenze del caso e la risoluzione finale), innovando però il contesto a tematiche attuali: e-commerce ed intelligenza artificiale. La storia è scorrevole e piacevole, Pezzin non ha affatto perso la mano! I disegni di Perina ben si accompagnano a questa trama.
“Fridonia’s World Cup” mi sta appassionando, contro ogni aspettativa. In particolare apprezzo i momenti umoristici, come i vari allenatori con le loro fisse balzane o i siparietti di Squack Sport. Belli anche i disegni.
“La ciurma del sole nero” procede ottimamente, mi piace molto questa serie. Anch’io percepisco la mancanza di comicità, ma francamente l’aspetto più “umoristico” non mi fa sentire la sua mancanza. Credo che questa serie non abbia bisogno di aspetti “comici” (anche se molti fumetti, pur trattando argomenti seriosi e tutt’altro che comici, avevano però spesso una vena di umorismo costante). La trama mi piace molto e anche stavolta le peripezie di Tomorrow sono classiche del genere, ma ben trattate. Personalmente per questa serie preferisco i disegni di Canfailla, anche se Gervasio ha comunque fatto un buon lavoro.
“Paperone e l’albero della neve” è un gioiellino. Non penso che il Klondike sia inflazionato, è un periodo di cui si può raccontare molto (piuttosto bisogna stare attenti a non eccedere nella storia con Doretta, perché quella ha il suo fascino proprio nei loro pochi incontri già narrati da Barks e Don Rosa; ma in generale il Klondike è potenzialmente ricco di vicende da raccontare). La storia in questione è ben scritta e ha una trama molto bella. In particolare lo spunto del sogno che tormenta Paperone ha molta presa durante la lettura, e c’è un tocco di umana amarezza nella promessa onorata solo dopo cinquant’anni. Ho apprezzato anch’io i riferimenti alle storie di Barks quando Paperone dà di matto, mi ha colpita subito!
“Papersera News presenta” è un’altra serie molto bella, e stavolta non è da meno. Il tema del monopolio commerciale è adulto e sapientemente stemperato dai momenti comici, tipici di Mastantuono. I disegni si adattano bene alla sceneggiatura.
“Paperino Paperotto e il mistero di Villa Lecoccodé” è una storia carina, curioso esordio di Vacca con PP8. Ho apprezzato i momenti delle teorie strampalate di Paperotto e i suoi amici riguardo alla vicenda di turno, in puro stile Paperino Paperotto.
“Gli allegri mestieri di Paperino” è la serie del ritorno del vero Faraci. L’ironia, a volte demenziale, è la componente che fa apprezzare queste brevi storie umoristiche.
“La lista dei guai” è interessante per il motivo che hai detto tu, ovvero il meccanismo che spinge sempre Paperino a seguire Paperoga nelle sue follie. Il risultato è divertente e interessante.
“Clarabella e il pronostico gastronomic-ostico” è secondo me molto divertente. Ho apprezzato anche il riferimento a Zenobia in una vignetta, che viene solo citata durante una telefonata, ma se è quella Zenobia, è un riferimento molto carino.
“Time Machine (mis)adventures – La prima opera di Leonardo” si fa leggere ed è carina. Il canovaccio e lo svolgimento sono comuni alla serie, ma si fanno apprezzare bene.
Alla prossima!