Bentornati su Lo Spazio Disney!

L’albo estivo – giacché ormai si può ragionare per stagioni, con la cadenza di pubblicazione – si presenta inoltre con una curatela inedita: l’editoriale è infatti firmato da Marco Travaglini e non da Davide Del Gusto, e nei credits si apprende in effetti che il buon Marchese si è occupato stavolta solo della concezione del volume e della selezione delle storie, lasciando al collega il compito di scrivere gli articoli informativi e di divulgazione. Probabilmente la quantità di lavoro assegnata a Del Gusto nel periodo di preparazione di questo albo era tale da richiedere che la redazione gli affiancasse qualcuno per aiutarlo.
Confidando che si tratti solamente di ciò, devo dire che come lettori non ne abbiamo un danno: Travaglini riesce nell’arduo compito di non far rimpiangere Davide perché, pur con un approccio leggermente diverso, compone dei testi interessanti, completi, puntuali e in grado di accompagnare degnamente le sezioni e i fumetti in sommario.
In particolare l’excursus su Paperino, l’introduzione al nuovo Diario di Paperone e quella alle storie sull’Indipendenza americana sono assai piacevoli e centrati.

Anzi, le tipiche espressioni contrariate che dipinge sul becco del protagonista sono particolarmente convincenti nel trasmettere la comica frustrazione del personaggio.

Paperino Paperotto in: una trappola per Tom, di Kari Korhonen e Ignasi Calvet Esteban, è molto interessante perché porta per la prima volta in Italia l’universo narrativo di Quack Town (nato da noi nel 1999 grazie al concept di Bruno Enna, Diego Fasano e Paola Mulazzi) secondo la visione degli artisti del Nord Europa.
È il buon Korhonen, uno dei due artisti-feticcio dell’Almanacco targato Panini insieme a Arild Midthun, a scrivere uno spaccato di vita quotidiana del piccolo Donald, e devo dire che la storia si rivela piuttosto fedele allo spirito iniziale, con un approccio simpatico e fresco.
Lo sceneggiatore si concentra sullo scontro tra Paperino e il bullo Tom, con il primo che cerca di rendere evidente a Nonna Papera quanto il secondo sia un pessimo soggetto tramite un articolato piano messo in piedi insieme all’amico Louis.
Lo scenario e il cast originario vengono quindi rispettati e così lo spirito del progetto. Ho qualche riserva in più sui disegni di Esteban che, pur piacevoli come sempre, per alcuni comprimari vanno un po’ fuori design.

Questo anche grazie alle matite di Tony Fernandez, particolarmente rispettose di un feeling vagamente vintage che ben si presta all’occasione.
Si tratta di tre chicche lodevoli che mi è piaciuto trovare qui, insieme a un’altra storia di una sola tavola: Paperino e la partita a tennis, di Carl Barks e Tony Strobl, barksiana mai pubblicata prima in Italia e quindi vero e proprio evento in sé e per sé.

Si omaggia così il filone delle parodie, per quanto con qualcosa di “laterale” in tal senso (e del resto la parodia “ufficiale” dell’opera di Cervantes esiste già grazie a Guido Martina e Pier Lorenzo De Vita), decisamente spumeggiante nello svolgimento e con un’apprezzabile vena di seraficità nei dialoghi dei personaggi costretti a osservare la follia impadronitasi del protagonista; e si celebra infine un altro importante leit-motiv come l’eterno scontro con il dirimpettaio, in un’escalation parossistica ben gestita.
Ai disegni, Heymans sfoggia il suo stile personale e dal sapore antico che dona un effetto allucinato effettivamente calzante per la vicenda che accompagna, mentre il tratto di Pereza e Manzano sposa con troppa fedeltà l’estetica patinata della “icona Paperino”, quello del merchandising insomma, rendendo un po’ troppo “plasticosa” e poco dinamica la resa finale.

Paperino e lo spirito del ‘76, di Riley Thomson, è una sagace trasposizione dei valori americani, che portarono a quell’importante svolta storica, nella realtà moderna del 1950: come spesso accade, Paperino eccede nelle proprie buone intenzioni, si fa prendere la mano e Qui, Quo, Qua calcano la mano approfittando della situazione per complicare la vita allo zietto e dargli una lezione.
Non c’è che dire, la storia è dotata di un ritmo molto veloce, quasi da cortometraggio, effetto trasmesso non solo dalla sceneggiatura indiavolata ma anche dai disegni di Thomson, che in diversi accorgimenti così come nel modo di ritrarre le espressioni esasperate e sconvolte del protagonista avvicina molto la sua recitazione a quella delle opere viste sul grande schermo. Non dimostra minimamente i suoi anni, risultando freschissima e coinvolgente.

Una trama molto simpatica che Reilly trasporta in fumetto con grazia, pulizia e chiarezza, non facendo pesare troppo nemmeno le didascalie con cui Amos narra in prima persona la sua storia. Gonzales fa il resto, con un tratto elegante e disneyano nel senso più puro e autentico del termine, tanto per gli esseri umani quanto per il topo antropomorfo.
Un ottimo recupero che, dopo il debutto italiano sull’Almanacco Topolino del 1972 aveva rivisto la luce solo una volta su Disney anni d’Oro ormai quindici anni fa.

Rockerduck – L’altro magnate di Paperopoli, di Maya Astrup e Flemming Andersen, è una breve che segue un canovaccio piuttosto consolidato e noto ai lettori italiani: il suo motivo d’interesse sta tutto nella provenienza egmontiana della storia, dove l’uso del personaggio non è per nulla consueto, ma Astrup ha evidentemente assimilato le caratteristiche del rivale in affari di Zio Paperone e ne restituisce una versione convincente. L’impressione di trovarsi di fronte a una storia made in Italy è acuita dallo stile di Andersen, con un’attitudine estetica più vicina alla sensibilità degli artisti italiani che a quella nordeuropea fedele alla linea barksiana.
Il giro del mondo in 80 stati d’animo, di Dick Kinney e Romano Scarpa, è invece un’avventura ben più stravagante, a tratti incoerente nel suo svolgimento e con diversi voli pindarici e licenze poetiche. Non mi ha convinto per nulla, una vicenda che non ha né un capo né una coda e che ho trovato a dir poco zoppicante, salvata parzialmente solo dai disegni di Scarpa, che pure appartengono a una delle sue fasi artistiche che meno prediligo.

Come ho già avuto modo di dire, questa The young McDuck Years mi ha fin da subito convinto più delle due run precedenti, soprattutto perché godendo di una foliazione maggiore ha permesso sviluppi più articolati e soddisfacenti, permettendo all’autore di comporre sceneggiature più coese e mettendo in luce le sue potenzialità.
Ciò vale anche per questa Sfida al college, che introduce un setting e dinamiche narrative piuttosto inconsuete, pensando a quel periodo della vita di Paperone: tutto viene ovviamente contestualizzato con la solita perizia e attenzione alla cronologia, permettendo una variazione piacevole nella quale il protagonista riconferma la sua attitudine vincente in ogni contesto.
Insomma, un altro buon numero per la testata da edicola “pura” più interessante e competente in circolazione, che come sempre consiglio caldamente ai lettori disneyani più esigenti.
Bonus track
Lo scorso mese è uscito sulle pagine virtuali del sito del Papersera un mio articolo a cui tengo particolarmente, se non altro perché ci ho investito molto in termini di tempo e attenzione nella sua stesura: un excursus sulla carriera di Paperino in occasione dei suoi 90 anni, dall’animazione al fumetto dei giorni nostri, tra apici e inciampi.
Con l’occasione lo rilancio anche qui, enjoy!|
Uno, nessuno e centomila Paperino