Bentornati su Lo Spazio Disney!
Siamo ufficialmente entrati in estate, con il suo caldo afoso, la sua propensione al dolce far niente e la promessa di ferie e relax.
Topolino non si è ancora colorato con decisione delle vibes estive, ma in effetti il cuore della stagione sarà nei prossimi due mesi.
Nel frattempo, però, ha conosciuto un bell’aumento di prezzo. A poco più di un anno dall’ultimo rialzo di 20 centesimi sui 3 euro precedenti si arriva ora a € 3,50. I motivi sono quelli già noti da tempo e che il direttore Alex Bertani spiega ancora in un suo editoriale, ma resta il fatto che una parte di lettori sia pericolosamente vicina a percepire il nuovo costo come eccessivo rispetto al format del libretto (sia per la cadenza di uscita che per il numero di pagine, ma anche nella visione secondo cui Topolino dovrebbe essere l’acquisto cheap per eccellenza).
Non so quali siano le strategie di marketing che scelgono un periodo dell’anno piuttosto che un altro per un’operazione del genere, forse farlo proprio a cavallo dell’estate poteva renderlo più accettabile in virtù del fatto che si è maggiormente disposti a non guardare “al capello” in ottica vacanziera.
Bertani è comunque consapevole che perderà una parte del pubblico fisso, ma immagino che chi di dovere abbia fatto delle proiezioni, le quali avranno mostrato che i 30 cents in più sborsati da chi resta siano sufficienti a compensare, a incrementare il guadagno e a restare a galla.
Per quanto mi riguarda, per ora io resto a bordo. La qualità dell’offerta negli ultimi due mesi è un po’ più altalenante rispetto al passato immediatamente precedente, a onor del vero, ma la visione bertaniana permane in maniera chiara e continuo a vederci del buono e dell’interessante nelle idee messe in campo, al netto di qualche scivolone o trovata meno riuscita.
Certo, visto che insieme al “Topo” aumentano in proporzione anche altri prodotti, è probabile che sarò sempre più oculato negli acquisti disneyani. Avevo già deciso di tagliare i GCD, e l’aumento di 50 cents anche per questa testata non è sicuramente una spinta a tornare sui miei passi.
Mantengo fisso Almanacco e monitoro Grandi Autori, sul resto – in particolare sui cartonati – stringerò i cordoni della borsa
Ma per ora sul settimanale si tiene botta.
Dai dai dai!
Giugno 2023: le storie da Topolino

L’esordio da autore completo dello younger Pastro è dei più felici che si potessero immaginare: tornato in grande spolvero l’anno scorso ai disegni di Viaggio nella luna, stavolta mette la propria arte al servizio di una sua sceneggiatura… e che arte! Alessandro si scatena, incamerando nel character design dei suoi Topolino, Atomino Bip-Bip, professor Enigm, commissario Basettoni e ispettore Manetta influenze classiche quali Floyd Gottfredson e Romano Scarpa, lievemente riadattate e personalizzate. Alcune espressioni e movenze di Mickey sono evidentemente scarpiane, per dire, ma alcuni accorgimenti e il fantastico uso del colore (della bravissima Chiara Bonacini, supervisionata dallo stesso Pastrovicchio) rendono il personaggio quasi tridimensionale.

Il vero capolavoro comunque è nella visualizzazione delle ambientazioni e negli effetti visivi fantasmagorici: le scene ambientate nello spazio e attraverso il wormhole che vediamo nel secondo e nel terzo episodio sono magistrali, nelle quali matite, chine e colori si uniscono con rara armonia per offrire un risultato che lascia a bocca aperta il lettore. In alcuni frangenti sembra di entrare dentro l’azione, tanto l’effetto risulta avvolgente e immersivo.

Il nuovo avversario Gamma è inoltre caratterizzato benissimo, realmente senza scrupoli e con le abilità necessarie a dare reale filo da torcere ai protagonisti. C’è un momento, tra la fine del secondo episodio e l’inizio del terzo, in cui Topolino, Atomino ed Enigm si trovano in una situazione seriamente senza via di scampo nella quale si viene portati a temere davvero per la loro sorte.
Per essere l’esordio alla scrittura, direi che il lavoro di Alessandro Pastrovicchio risulta encomiabile e assolutamente promettente per il futuro. Spero di rivederlo presto all’opera in veste di autore unico perché questa Fattore Gamma è una delle migliori letture disneyane degli ultimi mesi, per quanto mi riguarda.

Chioserò quindi meglio la mia opinione nel post del mese prossimo, ma a tre quarti di storia pubblicata posso già dire qualcosa sulla seconda stagione del Fast&Furious disneyano: la prima puntata funziona come placida introduzione alla nuova avventura, perché riprende in maniera leggera ma puntuale i fatti salienti della prima storia e introduce il nocciolo della nuova trama, mentre la seconda appare fin troppo interlocutoria. Succede molto poco, e anche i maggiori scorci di quanto accade in carcere tra il cattivo e Gambadilegno non aggiungono molto essendo ancora troppo fumosi e sono quindi uscito un po’ frustrato dalla lettura di questo spicchio narrativo.
Il terzo episodio viaggia sulla medesima falsariga, è tutto una lunga preparazione alla trama vera e propria, cioè alla corsa… che si svolgerà però interamente solo nell’ultimo episodio, a questo punto. E, benché sia più lungo degli altri, resta il fatto che il ritmo mi risulti così un po’ sfasato e privo di equilibrio. Come in precedenti occasioni i rapporti tra i personaggi risultano il piatto forte della scrittura di Claudio, mentre noto che i dialoghi in alcuni passaggi risultano un po’ artificiosi.

I disegni di Claudio sono come sempre delle bombe di dinamismo ed effetti visivi che si prestano alla grande per una storia di corse automobilistiche. Sui personaggi ci sono alcune espressioni che continuo a trovare “poco sobrie”, diciamo così, con eccessi che mi straniano e che negli ultimi 10-15 anni caratterizzano lo stile dell’autore. Anche le proporzioni di Topolino e Minni, della topina in particolare, mi hanno fatto alzare il sopracciglio nel momento in cui sembravano quasi coetanei di Tip e Tap. I vestiti giovanili di Minni non aiutavano in tal senso perché, pur essendo un fautore dell’abbigliamento più fresco per questi personaggi, coniugati con una corporatura così minuta ha accentuato l’impressione di trovarsi di fronte a un’amichetta dei nipotini piuttosto che alla fidanzata del loro zio 😛
A parte ciò lo stile di Sciarrone resta qualcosa di piacevolmente fuori dagli schemi, che riesce brillantemente a piegare certe regole visive dell’estetica disneyana per rilanciarle in maniera contemporanea, anche se magari a volte con esiti meno efficaci, ma sicuramente calzante per il tipo di avventura “ad alta velocità” imbastita per questa storia.

Pensavo infatti che l’exploit dell’anno scorso fosse stato “facilitato” dalla volontà completista del direttore, che altre volte ha mostrato attenzione verso il portare a termine saghe rimaste in qualche modo monche, e il tono piuttosto conclusivo di quella storia sembrava confermarlo.
Invece a quanto pare Detective Donald è vivo e lotta insieme a noi 😛 purtroppo però questa Cercansi guai disperatamente non mi appare riuscita quanto Il caso Numero Uno: lo spunto è buono, anche nel suo ripartire coerentemente dal nuovo status quo impostato nel finale della precedente, e pure il malvivente-dandy Mignolo è un buon personaggio. Il problema è che con una serie di indizi così insistiti sulla sua colpevolezza nell’attacco di un bar, è palese che non sia davvero lui il cattivo di turno, ma ancora peggio è il fatto che al vero colpevole ci arriva Donald… così, de botto, senza senso (cit.), con un’epifania che cade dal cielo e che trova il lettore completamente spiazzato, considerando che non c’erano elementi seminati in precedenza.
La sceneggiatura convince quindi per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi e delle atmosfere, ma perde molto sul piano dell’indagine in senso stretto. Rimangono invece convincenti al 100% i disegni di Limido con il suo tratto morbido e dinamico.

È un buon segno: dopo la ristampa in librone di pregio dello scorso autunno, si riconferma un certo interesse da parte di Bertani nei confronti di questo progetto e del modo in cui è stato impostato dal suo creatore, al punto da voler dire anche la sua in maniera un po’ più diretta, suggerendo a Stabile un nuovo tema paperoniano potenzialmente sviluppabile.
La taccagneria è certamente uno degli elementi fondanti di Zio Paperone, del resto, ma la possibilità di esplorarla in maniera meno piatta e più articolata è ghiotta in tale contesto: lo sceneggiatore la tratta utilizzando un escamotage molto classico ma efficace e ben dosato, quello cioè di mettere a confronto il protagonista con una versione “distorta” ed eccessiva di sé. Nella fattispecie, che questo ruolo tocchi a uno zio di Rockerduck, pidocchioso e avaro fino all’assurdo, ha del poetico e certe soluzioni di risparmio convulso, che sfociano nel patetico, sono utili per mostrare come invece l’avarizia dello Zione sia più dosata e comprensibile, accettabile e capace di guardare oltre il singolo “stringere la cinghia”.
La sceneggiatura è ben ritmata e ancora una volta cristallizza efficacemente un aspetto del Vecchio Cilindro: lo stile classico della vicenda, come nelle altre occasioni, presta il fianco allo stile vintage di Marco Rota e del figlio Stefano, con un esito complessivo che stavolta è esente anche dalle incertezze e dagli inciampi di alcune vignette delle scorse storie. Anzi, la cura riposta nei volti di certi primi piani rende le pagine davvero godibili.

La storia fa parte del progetto “turistico” di valorizzazione della Basilicata, ma come nei casi precedenti lo sceneggiatore è abile nello scrivere prima di tutto una bella avventura, ricca di azione e divertimento, nella quale gli elementi paesaggistici e folkloristici della zona non sono né in primo piano né accessori, fungendo invece da motore della vicenda e da “strumenti” con i quali protagonisti e antagonisti hanno a che fare all’interno della trama, non diversamente da quanto succederebbe con contesti più esotici della grande narrativa del passato.
Molto bella anche la caratterizzazione di Paperina, vero sprone per il fidanzato, supportiva e utile spalla nel superare le quest che si parano loro davanti.
Soldati ai disegni fa il suo, una prova molto sobria che ben si presta a raffigurare un racconto decisamente ancorato alla classicità disneyana.

Nuovo tentativo di recupero del professor Zapotec, disperso nel periodo dell’Antica Roma, e che questa volta si sposta verso Benevento attraverso il bivio voluto da Traiano.
Valgono le stesse considerazioni fatte poco sopra e in occasione degli episodi precedenti: questa è prima di tutto una coinvolgente avventura di Topolino e Pippo in viaggio nel tempo e i concetti “educational” vengono trasmessi in maniera sobria e naturale, al servizio della trama ideata dallo sceneggiatore. Questo, unitamente al tratto morbido, rassicurante e immediatamente simpatico di Perina rende la serie veramente godibile nella sua “normalità”.

Fontana in quest’occasione decide di scavare direttamente nella giovinezza di Rockerduck, riprendendo in maniera esplicita un passaggio-chiave della $aga di Paperon de’ Paperoni di Don Rosa: quello dove appunto il piccolo Rockerduck, già ricco di famiglia e tremendamente viziato, sbeffeggia il giovane Paperone che sta sudando cercando di trovare il rame nel proprio terreno, venendo spronato e aiutato proprio dal padre del futuro rivale in affari.
Lo sceneggiatore è abile nel rendere questo un punto focale nella vita del “pivello”, che lo usa come molla e modello per i suoi primi passi nel mondo adulto.
La trama è solida, forzatamente derivativa nell’impostazione e nella poetica ma non per questo meno efficace, anzi: si respirano echi da “grande romanzo americano” e da racconto di formazione, con tanto di metamorfosi del protagonista che viene visualizzata in maniera tanto chiara quanto spietata.

Una disparità tra scenari e attori che vi si muovono che in alcuni casi è palese e che onestamente non mi spiego, soprattutto in luogo di una storia non solo ambiziosa, ma in grado anche di mantenere le aspettative.

Si fa leggere, e ha il pregio di spiegare bene e in modo semplice l’essenzialità dei muoni, ma non mi ha conquistato.

Storiella carina, forse vagamente superflua ma con molto cuore ben dosato, quindi ci poteva stare.
Per l’occasione è stato richiamato Soffritti ai disegni, che aveva tenuto graficamente a battesimo la serie: niente da dire, per quanto Capovilla sia stata all’altezza e abbia potuto brillantemente iniziare a farsi le ossa con queste storie, Soffritti ha una marcia in più e si vede – ancora una volta – soprattutto dal suo Pico, irresistibile e fantasticamente fedele a quello dell’animazione.
Con Pippospot – Noblesse oblige, di Alessio Coppola (n. 3526), tornano le campagne pubblicitarie dell’agenzia di Pippo. Il tempo trascorso dall’ultimo appuntamento di questo tipo permette di apprezzare maggiormente il format, che non risulta stressato, e la colorazione maggiormente curata segna un ulteriore appeal, per quanto non sempre certe sfumature mi abbiano convinto appieno.
Niente di che, ma come nei casi precedenti si tratta di un piacevole divertissement che non disturba affatto, pur non impazzendoci dietro.

Come sempre le risate si acuiscono anche grazie al tratto sintetico ed efficace di Faccini, perfetto per questo tipo di brevi.
Con Miao, cronache feline – Croak!, di Enrico Faccini (n. 3527), l’autore fa il bis tornando a focalizzarsi sulle avventure del gatto di Paperino. Trama lineare e con una certa poetica di fondo che Faccini ha già avuto modo di inserire in alcune storie di questo ciclo. Una nota di dolcezza che trovo si cali bene nel contesto.

Once upon a mouse… in the future – Vacanze in astroroulotte, di Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio (n. 3524), è una delle migliori storie pubblicate finora in Italia per questo progetto di Disney 100. La coppia artistica per eccellenza di questi ultimi dieci anni mantiene la sua sinergia e ispirandosi a uno dei cartoons disneyani più belli in assoluto (La roulotte di Topolino) creano una atipica vacanza per il Trio protagonista, che in questo ipotetico futuro vive all’interno di una gigantesca bolla su Marte e che decide di esplorare il resto del Pianeta Rosso a bordo di una astroroulotte. Le gag principali del cortometraggio vengono mantenute e aggiornate al contesto futuristico impostato, con l’aggiunta di un simpatico rover che ricorda molto – per aspetto e comportamento – il Wall-E pixariano, tanto per omaggiare un’altra faccia della storia dell’animazione Disney.
Artibani confeziona quindi una sceneggiatura veloce e briosa, che riporta efficacemente su carta i ritmi del cartone animato, mentre il buon Pastro segue una direzione differente a quella percorsa dai colleghi coinvolti: laddove gli altri sperimentavano con stili estremi, stilizzati, contaminati da varie influenze contemporanee, Lorenzo lavora di fino sul suo stile già consolidato, rendendolo però ancora più accurato e particolareggiato; questo negli sfondi, ma anche nei personaggi che riprendono il loro aspetto anni Quaranta ma adattato all’aspetto “spaziale” della nuova trama.
Il risultato finale è sontuoso, anche grazie alla raffinata colorazione molto ben pensata e dosata, e ci consegna un lavoro coi fiocchi.

Bene, credo di aver detto tutto.
Grazie come sempre a chi mi ha letto, e alla prossima!
Ciao!
Dopo mesi allucinanti e pieni di impegni finalmente riesco a tornare su questi lidi per commentare le nuove uscite!
Mi è piaciuta molto “Il fattore Gamma”! Disegni bellissimi e idee originali, in quanto a genere mi sembrava di leggere una storia di PKNA con protagonisti Topolino e Atomino. Un piacevole clima che mi ha rammentato PK, Casty e Scarpa in una buona prova da autore completo per Alessandro Pastrovicchio. Gamma è il più convincente criminale tra quelli creati negli ultimi anni come avversari di Topolino. I momenti di tensione e suspence sono stati veramente piacevoli da leggere e le 3 puntate sono state necessarie e scorrevoli. Un’ottima prova di Pastrovicchio, speriamo di vederlo ancora come autore completo!
La nuova stagione di “Fast Track Mickey” non mi ha colpito particolarmente, ma è un limite mio perché non gradisco il mondo dei motori. Comunque, devo riconoscere a Sciarrone una trama ben imbastita e dei disegni buoni.
La serie di Detective Donald mi è sempre piaciuta, dato il mio amore per una qualsiasi opera che parla di indagini (fumetti, libri o film; gialli, noir, spy story, thriller…), oltretutto con un’ambientazione rétro davvero affascinante. Questo episodio è piacevole da leggere anche se non quanto i precedenti, ma comunque scorre bene e mi fa sperare in nuove storie del ciclo!
Il nuovo episodio di Pianeta Paperone è veramente divertente ma fa anche riflettere. Il taccagnissimo zio di Rockerduck è un assurdo personaggio one-shot che sembra uscito da una ten-pager di Barks. Le varie gag sono piacevolissime e i disegni sono molto belli, sono contenta di vedere ancora lo stile di Rota sul giornalino!
Artibani non delude mai, e queste due storie ne sono la prova. Pur essendo storie commissionate e in qualche modo promozionali, l’intento educativo si miscela alla perfezione con l’avventura e le gag, incuriosendo veramente sulla Basilicata e la Via Appia e le loro storie. Nella storia sulla Basilicata in particolare sono divertentissime le gag sui Bassotti italiani con i prefissi telefonici sulle magliette????, mentre le avventure di Zapotec sulla Regina viarum rimangono interessanti. Bravo Artibani!
“I denari del giovane Rockerduck” riecheggiano il celebre romanzo di Goethe “I dolori del giovane Werther”, ma in realtà hanno poco a che fare con il libro. Fontana si rifà alla mitica $aga per tratteggiare il piccolo John Davison dai suoi stessi occhi, andando a “completare” la storia già vista ne “Il re di Copper Hill”. Il risultato è gradevole e i disegni “tradizionali” di Cavazzano ben accompagnano questo clima di realizzazione interiore del cliché del miliardario viziato.
I piatti forti degli ultimi due mesi, comunque, sono state spesso le storie “riempitive”, come “Pippospot – Noblesse oblige”, che ho trovato molto divertente e ben fatta, pur essendo una breve.
Devo dire che il progetto Disney 100 è molto interessante, ho letto tutti gli episodi finora con piacere, e avrei da guardare (o rivedere) i relativi cortometraggi, anche se ultimamente non ho avuto molto tempo. Comunque, apprezzo le trame adattate e le soluzioni grafiche particolare, ad esempio una delle scorse storie aveva dei disegni che mi hanno ricordato molto il ciclo di brevi di PKNA “Io sono Xadhoom”.
Un buon mese, sperando che ce ne siano tanti altri così!
A presto 🙂
Benritrovata, Korinna! In effetti era da un po’ che non passavi da queste parti! Spero che questi ultimi mesi “allucinanti” non lo siano stato per cose negative, o che comunque si sia tutto sistemato.
Grazie per essere passata a commentare, vedo che concordiamo su molte considerazioni 😉
Per quanto riguarda i GCD, avevo deciso da tempo di fermarmi con la cifra tonda del novantesimo numero, scelta inizialmente sofferta ma necessaria per sforbiciare un po’ di acquisti (dici bene, seguendo anche fumetti extra Disney occorre fare selezione a un certo punto), ma che negli ultimi mesi mi è pesata meno avendo personalmente riscontrato un certo calo nella qualità complessiva della proposta, pur con qualche eccezione.
Sicuramente è comunque importante la presenza in edicola di testate economiche dedicate ai più appassionati, con materiale vintage dotato di un minimo di apparato editoriale, su questo sono d’accordissimo con te 🙂
A presto!
P.S. mi dispiace che tu abbia deciso di non seguire più i GCD, mi sembra che ultimamente i sommari si stessero un po’ risollevando…comunque, capisco che questi continui aumenti di prezzo non facciano certo bene ai portafogli, specie se si acquistano anche fumetti di altro genere. Nel mio caso, io leggo solo Disney quindi le mie spese del comparto fumetti sono tutte investite nelle testate Disney, ma probabilmente tu e altri leggete anche altro e, giustamente, da qualche parte bisogna tagliare.
Comunque, speriamo che i GCD mantengano o addirittura alzino l’asticella di qualità, dato che sarebbe un peccato sprecare la preziosa occasione di un mix di testata popolare ma con contenuti selezionati che i GCD possono offrire.
Tranquillo, ho avuto solo tanti impegni, ma niente di grave!
Capisco perfettamente il tuo parere sui GCD, magari in futuro la qualità tornerà ad alzarsi un pochino!
A proposito di varie testate, tu segui ancora il Fuoriserie?
Ottimo!
Per quanto riguarda il Fuoriserie, sì, lo seguo ancora, per quanto con il passare dei numeri la run di Sisti mi stia un po’ deludendo… stavo infatti meditando di lasciare, ma la notizia del fatto che la fine è vicina mi potrebbe spingere a fare un ultimo sforzo.
Su Lo Spazio Bianco trovi le mie recensioni di tutti gli ultimi numeri, tranne di “Troppo vicini” che ancora devo acquisire.
E tu?
A presto e buona settimana 😉
Anch’io sto continuando a leggere il Fuoriserie, nonostante il prezzo impegnativo. Anch’io sono curiosa di vedere come si concluderà la run di Sisti e devo ancora leggere “Troppo vicini”, che ho acquistato settimana scorsa. Vedremo quale sarà il futuro della collana, personalmente mi dispiacerebbe se la fine del Fuoriserie fosse anche la fine di PK. Spero che Pikappa si trasferisca su altri formati, qualcosa magari di più economico e più sostanzioso a livello di contenuti (magari tornare alle 60 pagine di PKNA anziché le risicate 45 attuali).
Sembra quasi un circolo vizioso: il Fuoriserie è costoso e privo di extra perché non ci sono i soldi per finanziarlo perché ci sono pochi lettori, ma d’altro canto un formato del genere non può attirare nuovi lettori facilmente. È un peccato perché la nuova run di Voyda e del Ragno d’oro consentirebbero una maggiore fruizione anche da parte di lettori nuovi che non conoscono la precedente lore pikappica.
Personalmente, pur di non vedere più PK su un formato simile, preferirei un suo ritorno sul Topolino. Sul web leggo commenti che sostengono che lettori ignari della lore di PK difficilmente gradiranno queste storie sul Topo, ma la mia passione per PK è iniziata proprio per la curiosità suscitatami da “Potere e Potenza”, quindi non si può mai dire.
Buona settimana a te!