Bentornati su Lo Spazio Disney!
È passato appena un mesetto dall’ultimo appuntamento con “In gabbia!”, la rubrica che in questo blog tenta – coi modesti strumenti cognitivi in mio possesso – di analizzare in maniera chirurgica la costruzione delle tavole a fumetti disegnate da alcuni degli artisti disneyani più interessanti di sempre.
Stavolta mi occupo di un disegnatore che ha esordito nel mondo del fumetto Disney nel 1989, attraversando gli anni Novanta in un percorso di rapida evoluzione che, da un tratto inizialmente molto cavazzaniano (vedi Zio Paperone e il formaggio del deserto o Paperino e lo spionaggio industriale, per esempio), ha presto portato a una mano dall’impronta sempre più personale.
Sto parlando di Stefano Intini.

A inizio millennio accompagnò Corrado Mastantuono nella realizzazione grafica di alcune storie della sua creatura Bum Bum Ghigno, sempre provando diverse direzioni per il proprio stile, e verso la fine degli anni 00 il segno di Intini si era infine fatto più morbido e rotondo, ma con un’attitudine vagamente underground che persisteva in alcune espressioni esagerate e piene che dipingeva sui volti dei personaggi e nell’approccio alle figure dei Paperi, come nel ciclo di storie con Roby Vic (trasposizione disneyana dell’astronauta Roberto Vittori) scritto in quegli anni da Alessandro Sisti.
Arruolato sovente anche in storie Disney per il mercato internazionale, dove il suo tratto esuberante ha trovato terreno fertile (il quinto episodio di Alla ricerca di Topolino, alcune storie di Young Donald Duck), nella direzione di Alex Bertani il disegnatore è stato collocato in progetti nei quali il suo stile calzasse particolarmente bene: notevole per esempio la recente Paperoga e l’effetto raggelante su testi di Gaja Arrighini, e particolarmente fruttuosa è la partnership instaurata con Marco Nucci, assieme al quale ha dato vita al ciclo di storie con Newton Pitagorico e a diversi episodi della saga calcistica che si è snodata nel corso di tre anni sulle pagine di Topolino.
Proprio all’ultimo, corposo troncone di questo lavoro ho guardato per questo appuntamento di “In gabbia!”: mi sono concentrato sul quarto episodio della Fridonia’s World Cup 2022, all’interno del quale Intini ha saputo costruire la griglia in maniera sopraffina per un memorabile e articolato passaggio.
Fridonia’s World Cup 2022 – Ep. 4: L’anello debole dei Coconuts Boys
Nel penultimo episodio dei mondiali di calcio giovanili, la squadra di calcio del Calisota (tra cui figurano Qui e Quo) deve affrontare la formazione del Carpazia, capitanata dal fortissimo Nick Travers.
Achille Ribbling, calciatore tutto pepe della rosa calisotiana, prende sul personale la sfida con questo bomber e vuole giocare praticamente da solo nella partita per dimostrare di meritare lo scarpino di platino, premio riservato al miglior giocatore del torneo.

La tavola da cui inizio la mia disamina (A) è proprio quella che contiene il fischio d’inizio: si può notare fin d’ora come l’approccio di Stefano Intini alla gabbia sia molto fluido, adattando in questo caso le vignette su quattro strisce all’americana invece che sulle consuete tre del pocket, con qualche semplice accorgimento nella gestione degli spazi (sostanzialmente, restringendo l’altezza delle prime due righe).
Le due doppie in alto sono interessanti anche nel loro offrire due diverse inquadrature, mantenendo però sempre ben chiara la location della panchina: nella seconda, infatti, intravediamo Paperino di spalle anche se la scena è tutta per Andrew D. Ribbling, l’allenatore della squadra, con una ripresa ravvicinata in primissimo piano che rende perfettamente l’intensità del momento.
La terza fila si compone invece di ben tre riquadri, scansione utile per “fermare” il tempo quell’attimo prima della gara, con un ottimo controcanto tra Achille e Nick nel momento di massima concentrazione. Funzionale anche la didascalia finale, che segue direttamente la vignetta con l’arbitro che dà il via ai giochi.
Più consueta l’ultima striscia, anche se appare notevole la dinamicità del tratto e l’uso della prospettiva per suggerire efficacemente il calcio d’inizio: molto plastico il nipotino e ben grintoso Ribbling junior.

Con l’inizio dell’azione forsennata di Achille, anche Intini si scatena (Tavola B): la griglia assume infatti una suggestiva struttura a zig-zag che attraversa tutta la pagina, suggerendo bene in questo modo la corsa pazza e senza risparmio ingaggiata dal giovane giocatore, che dribbla gli avversari e corre a perdifiato verso la porta avversaria. I contorni inclinati e saettanti portano infatti istintivamente a pensare a un movimento veloce e scattante.
Non solo: il fatto che terza e quinta vignetta – le più piccole del foglio – vedano protagonisti Pennino e un nipotino nel vano tentativo di attirare l’attenzione di Achille è perfettamente funzionale all’idea che anche per il moretto i due compagni sono piuttosto “piccoli”, in quel momento, o perlomeno lo sono le loro istanze che non ha intenzione di ascoltare.
Vi chiedo di soffermarvi particolarmente sui primi due quadretti, per notare come nonostante non si tratti di una stessa scena separata – il terreno di gioco non mantiene continuità nella linea d’erba e Achille compare in entrambi – l’impressione istantanea è che ci sia forte compenetrazione tra le due scene, comunicata soprattutto dalla “scia” che accompagna la corsa del ragazzo e che segue un percorso coerente dalla prima alla seconda vignetta. Un approccio quindi meno ovvio e altrettanto efficace per utilizzare due riquadri affiancati in maniera non completamente separata.
Un plauso infine all’ultima vignetta, dove le linee cinetiche abbondano e offrono in un solo disegno tutto l’impeto possibile: c’è infatti sia l’energia che ha portato Achille a quel punto sia quella pronta ad esplodere nel tiro verso la rete, con un dinamismo e una catarsi che colpiscono veramente e che rappresentano uno dei modi più efficaci visti in Fridonia’s World Cup di trasportare il calcio (e tutto il loro carico emotivo) su carta.

La tavola successiva (C) smonta tutta l’operazione, con un bell’uso dunque del giro-pagina.
A livello di gabbia, è interessante rilevare come il foglio sia diviso verticalmente in due (anche se non esattamente a metà), nonostante le due file centrali – tornano infatti anche qui le quattro strisce – siano in realtà delle doppie.
Ma se, come ho provato a fare nell’immagine, si provasse a tirare un bordo immaginario, ci si potrebbe accorgere di come la separazione funzioni comunque, nei pesi delle singole vignette.
Tutto ciò porta a una pagina dall’aspetto ben bilanciato, con una struttura di ferro.
Molto bello il passaggio di Paperino dal viso perplesso a quello più deciso e “urlatore” dell’ultima vignetta.
Inevitabilmente il rettangolo che fa da catalizzatore della tavola è il terzultimo, che ripropone Achille Ribbling scatenato in mezzo al campo, pallone al piede: in quest’occasione Stefano Intini, per suggerire il furore della corsa, fa roteare le gambe come delle seghe circolari e disegna addirittura le scintille sul terreno, con una figura dinamicissima e riuscita.

L’esito di tali prodezze non è dissimile da quanto già avvenuto: nella Tavola D il ragazzo viene seccamente stoppato e la palla passa agli avversari.
In tale frangente la griglia assume una scansione più consueta, nella quale però non manca l’inventiva: innanzitutto si ricorre al classico stratagemma delle vignette asimmetriche per rendere il ritmo narrativo più brioso e accompagnando in questo caso in maniera piuttosto pertinente i passaggi tra i giocatori del Carpazia.
Passaggi che si riversano di quadretto in quadretto quasi come se fossero vasi comunicanti: il tiro della seconda vignetta arriva naturalmente alla ragazza della terza, che rilancia il pallone senza soluzione di continuità a Nick nella quarta e da lì finisce dritto in rete nella quinta.
La grazia nei movimenti, trasmessa da una linea cinetica morbida ed essenziale, e l’apparente calma dei campioncini settano l’atmosfera in maniera peculiare, esaltando quello che probabilmente Marco Nucci aveva indicato in sceneggiatura.

Facciamo un bel salto in avanti: nell’intervallo tra primo e secondo tempo Paperoga ha modo di fare un “discorsetto motivazionale” ad Achille, impostato su un aneddoto della sua giovinezza, riuscendo in qualche modo a fargli comprendere il concetto di squadra e del sapersi sacrificare per essa al fine di raggiungere un risultato.
La ripresa segna così un nuovo approccio da parte del giovane Ribbling, ed è da qui che riparto con la mia analisi.
La Tavola E ripropone una griglia irregolare, in particolare nella sua parte centrale: si riprende il bordo inclinato per dividere le due vignette della striscia, anche se stavolta l’azione di gioco risulta meno sincopata e ossessiva. In questo caso il diverso taglio serve a dare frizzantezza al ritmo narrativo e ad accompagnare il movimento dei corpi e della palla, che sembra attraversare lo spazio bianco e atterrare direttamente nel riquadro a destra, pronta per essere calciata dal compagno di squadra con una tale prontezza che in questo frangente la sfera nemmeno si vede, ma si intuisce solo dalle linee cinetiche e dalla nuvoletta di impatto una volta colpita dalla bordata del calciatore.
Bordata che trova la sua conclusione nella doppia sottostante, con un gol reso strepitoso dal disegno di Intini, che mette in scena sapientemente tutti gli elementi utili per quel momento, in particolare la faccia del portiere e la palla che si insacca in porta.
Una finezza è data anche dalla rientranza del bordo superiore, in coincidenza con il tiro della vignetta di sopra, quasi come se metafumettisticamente il pallone avesse bucato i confini stessi della gabbia.
Vi invito infine a notare la complementarietà della prima e dell’ultima doppia: lo sguardo volitivo del nipotino, con il passaggio rasoterra deciso ma meno impattante del tiro in rete successivo, fa il paio con la conclusione dell’azione e la conseguente esultanza della panchina paperopolese, genuina e debordante.

La Tavola F riacquista una forma più convenzionale nella sua struttura, con una leggere asimmetria solo tra la prima e la seconda riga.
Vale però la pena rilevare che ogni vignetta raffigura personaggi diversi, veicolando così differenti punti di vista rispetto al ribaltone in atto: i telecronisti, gli allenatori della squadra avversaria, i tifosi avversari, Quo e Achille, i giocatori del Carpazia e Qua con la sua telecamera a bordo campo.
A tal proposito è molto carina l’idea di visualizzare il penultimo riquadro come se fosse visto attraverso la lente della macchina di Qua, con un preciso rimando alla scena successiva che risulta così meno scollegata rispetto alle altre, ancorché con un cambio di prospettiva decisamente interessante.

Nella Tavola G la prima striscia si suddivide in tre vignette che ben restituiscono il pathos e l’impegno con cui il Calisota si muove negli ultimi minuti regolamentari di gioco.
Torna anche l’asimmetria nella griglia, permettendo di avere riquadri leggermente più piccoli per focalizzare l’occhio del lettore su una situazione specifica – la realizzazione da parte di Paperino e Paperoga che si andrà ai tempi supplementari e la grinta di Qui e di Achille – e più grandi quando serve più spazio per i balloon o per quanto contenuto nell’immagine.

Infine, nella parte alta della la Tavola H si sperimenta ancora, a partire dal rettangolino iniziale tutto dedicato al fischio di inizio del terzo tempo (l’arbitro è solo in silhouette, la vera protagonista di quello spicchio è l’onomatopea del fischietto).
A fianco due vignette orizzontali basse e lunghe degne di nota: nella prima Nick Travers tira una cannonata (anche il “Booooooooooooom” suggerisce la correttezza di questo termine 😛 ) per la quale il pallone finisce fuori dalla pagina, mentre nella seconda il portiere del Calisota compie una parata eccezionale, semi-sdraiato nello slancio e rendendo così pertinente la forma del rettangolino. Curioso che in questo modo la palla subisce la stessa direzione della vignetta precedente, finendo sempre oltre il bordo.
Sul resto nulla da segnalare, se non una bella doppia a fondo pagina che permette all’artista di rappresentare con completezza tutti gli elementi in campo: gli spalti sullo sfondo, la panchina con Paperoga pronto a dissetare il ragazzo uscente, il cartello del cambio giocatore, alcuni compagni di squadra e il gesto del “batti cinque” tipico di questo frangente.
Ogni dettaglio della scena si rivela curato, basti guardare alle espressioni dei tanti personaggi, tutte diverse le une dalle altre.
Ho concluso così questo breve excursus di Fridonia’s World Cup 2022 – Ep. 4: L’anello debole dei Coconuts Boys, attraverso una selezione di tavole che ho ritenuto particolarmente significative allo scopo.
Spero che il pezzo possa essere risultato interessante e permettere a chi ha avuto la pazienza di seguirlo di avere nuovi spunti di riflessione, con i quali approcciarsi alla lettura di questa saga in particolare ma anche delle altre storie disegnate negli ultimi anni da Stefano Intini.
L’appuntamento con “In gabbia!” tornerà, prima o poi: ho in programma un nuovo episodio in cui tornerò a dedicarmi a una “vecchia gloria” per poi riemergere successivamente di prepotenza con un artista dei nostri giorni, quindi stay tuned!
A presto!