Bentornati su Lo Spazio Disney!
Febbraio ha visto l’intensificarsi di venti di guerra ad est dell’Europa, fino all’arrivo del conflitto vero e proprio in Ucraina su offensiva della Russia.
Non è un periodo allegro, per nulla: la preoccupazione, la tristezza e la rabbia sono sentimenti comprensibili e umani in queste circostanze, ma esattamente come nei momenti più duri e critici del Covid cercavo comunque di mantenere viva una fiammella di “distrazione&intrattenimento”, così mi sembra giusto continuare a fare ora.
Mentre le notizie dei telegiornali sono sempre più angosciose, rimane quindi almeno un rifugio sicuro agli appassionati disneyani del nostro Paese: la lettura di fumetti, e di Topolino in particolare.
È stato in effetti un mese piuttosto interessante per la proposta del settimanale, pur tra alti e bassi; insomma, ce n’è da dire.

Ma prima di addentrarmi nell’analisi delle storie, è d’uopo segnalare le due variazioni che hanno investito il libretto a metà del mese: l’aumento di prezzo e il cambio di carta.
La prima novità riguarda e riguarderà, invero, anche altre pubblicazioni Disney, ma inevitabilmente è un cambiamento che impatta in particolare su Topolino, sia per la frequenza di uscita che per il fatto che era venduto a “cifra tonda” e un aumento in tal senso a livello di percezione risalta maggiormente degli arrotondamenti subiti per esempio da Grandi Classici e Almanacco.
Panini aveva già messo le mani avanti qualche mese fa, quando la crisi della carta dovuta alla situazione mondiale era ormai evidente e pressante, ed era chiaro che il settore Disney non sarebbe stato esentato, ma non pensavo sarebbe stato colpito anche Topolino.
Le chiacchiere stanno a zero: gli incrementi stanno colpendo numerosissimi settori, anche di più stringente necessità rispetto ai fumetti, ed è sotto agli occhi di tutti. Questo passaggio non contiene considerazioni o riflessioni particolari, è semplicemente la volontà di riportare un dato di fatto avvenuto durante febbraio, davanti al quale siamo inermi come acquirenti, salvo decidere di tralasciare alcuni acquisti per “starci dentro” con il nostro budget personale.
Ad ogni modo, in concomitanza con tale rincaro, la carta di Topolino migliora, con un upgrade voluto fortemente dal direttore Alex Bertani che ne vanta gli esiti materici. Il risultato è un giornale meno rigido, tant’è vero che tenendolo per la rilegatura si affloscia mentre prima rimaneva dritto. La sfogliabilità è sicuramente migliorata e anche l’apertura risulta più naturale, senza fastidiosi scricchiolii; si spera che anche a livello di conservazione nel tempo ci siano benefici. È presto per dire se davvero il gioco valeva la candela, ma è apprezzabile un’attenzione particolare anche alla fisicità dell’albo.
Febbraio 2022: le storie da Topolino
Febbraio è il mese di Francesco Vacca, poco da obiettare.
Sono infatti uscite ben due storie in due parti ciascuna da lui scritte, foriere di considerazioni.

Lo spunto di base era senz’altro ambizioso e perfino lodevole: Topolino ha conosciuto una viaggiatrice del tempo del futuro ed egli stesso è un viaggiatore del tempo, di conseguenza unire le due linee narrative poteva avere senso ed essere un preludio a qualcosa di buono. La minaccia temporale (le scosse che riverberano in tutto il continuum) è altrettanto valida, semplice ma adeguata all’impianto messo in piedi, con delle piacevoli vibes alla Doctor Who.

A margine, rilevo che anche la parlata in rima della Spia non è perfetta come in passato, con una metrica “fantasiosa” e rime a volte un po’ forzate, mentre l’insistito riferimento ai romanzi di Pippo è ripetuto così tante volte da venire a noia, logorando lo stesso meccanismo comico e spezzando inutilmente dialoghi e azioni.
Moooolto piacevole il finale con *quel* colpo di scena, giocato assai bene e decisamente stuzzicante, ma purtroppo non mi basta se prima ho avuto una serie di inseguimenti abbastanza vacui. L’anomalia concentrica diventa così un perfetto esempio di storia che avrebbe potuto dare tantissime soddisfazioni perché aveva tutti gli elementi per farlo, ma che a conti fatti non riesce a incanalare le belle idee alla base in una sceneggiatura veramente funzionale.
Marco Mazzarello ai disegni si attesta sullo stile che ha abbracciato da ormai più di un anno, molto più morbido che in passato e debitore di una certa ispirazione alla linea di Andrea Freccero. È un tratto assai piacevole, forse ancora un pochino anonimo, ma di sicuro effetto nel servire degnamente la storia che va ad illustrare. In particolare risulta interessante il suo modo di ritrarre personaggi non certo consuetudinari come Uma e la Spia Poeta: la prima mi è sembrata piuttosto aderente al modello castyano, mentre sul secondo ho notato una leggera reinterpretazione che non tradisce l’originale ma al contempo ne rilancia l’immagine. L’aspetto che trasmettono occhi e bocca sul volto e soprattutto il modo in cui i capelli gli incorniciano il viso caratterizzano l’Uomo che Rima in maniera inedita ma sempre riconoscibile, e devo dire che ho apprezzato questo pur vago restyling.
Così come ho apprezzato il look meno “basic” di Topolino: come dicevo in questo articolo, basta poco per vivacizzare anche esteticamente la figura del personaggio, e in questo caso la camicia aperta sopra a una t-shirt è stato l’elemento-chiave per rendere il protagonista più sbarazzino e dinamico, atteggiamenti perfetti per un’avventura come questa.
Anche i colori, curati dall’ormai rodata coppia formata da Andrea Stracchi e Irene Fornari (con la supervisione dello stesso Mazzarello), giocano la loro parte sia per quanto riguarda gli abiti che per gli ambienti: le tavole appaiono fresche, luminose e molto ariose e questo contribuisce alla giusta atmosfera di lettura

Se siete dei fedeli seguaci di questo blog ricorderete i miei commenti poco lusinghieri nei confronti delle due storie precedenti con le GM: ahimè, purtroppo il mio giudizio rimane lo stesso anche per questa ultima missione del corpo scoutistico paperopolese.
I difetti riscontrati in precedenza infatti permangono – qualche difficoltà di bilanciamento tra i rapporti interpersonali e l’incarico ambientalista di turno, una certa confusione di fondo nella narrazione, piccole ingenuità nel far evolvere la trama – ai quali si aggiunge la drammatica incompletezza di fondo che la storia trasmette.
L’inserimento di una trama orizzontale in questo rilancio delle Giovani Marmotte è infatti un altro elemento di criticità che avevo rilevato nelle ultime storie, non tanto per l’intento in sé ma per come stava venendo gestito: qui raggiunge l’apoteosi, tra avversari introdotti due anni fa e misteriosi intrecci con altri nemici ancora nell’ombra, ma soprattutto con un finale che più che aperto appare monco, nel quale Newton ha avuto un’idea per salvaguardare il Manuale da occhi indiscreti ma non si può ancora dire quale sia, però facciamoci tutti insieme una foto per commemorare l’avventura nella suggestiva salina. Salina che, in tutto ciò, ha pochi momenti di gloria in tavole effettivamente degne di nota grazie alle matite ispira di Ferracina, il quale offre scorci davvero meravigliosi utilizzando anche giochi di prospettiva azzeccati e ammirevoli.
Insomma, la saga di queste nuove GM è ben lungi dall’essere terminata: è ovvio che le risposte non date saranno fornite nel prossimo episodio, non è questo che lamento, quanto la modalità con cui la macrotrama sta venendo gestita e i veri e propri “strappi” che non rendono i cliffhanger fluidi tra di loro. Da qui il senso di incompletezza e frustrazione, che non credo dovrei provare leggendo anche solo un tassello di un racconto più vasto.
Considerando la brevità della singola storia e il fatto che all’interno deve starci l’aspetto naturalistico, i rapporti tra i ragazzi, i loro sentimenti e l’intrigo misterioso, riconosco che sia effettivamente difficile mantenere armonico il tutto… ma forse allora si poteva mettere meno carne al fuoco in questo progetto.

Il Masta si sta divertendo un mondo a sperimentare quanto più possibile all’interno di questa serie che inizialmente sembrava qualcosa di ameno e senza pretese ma che l’artista sta “stressando” sempre di più per riuscire a vedere fin dove può spingersi partendo dalla vita di redazione nel quotidiano di Zio Paperone.
Non tutte le ciambelle riescono col buco, però: e così, dopo alcuni episodi assai ispirati, in questa sorta di thriller a base di cani rapiti, strani riti magici e dimensioni parallele non tutto funziona come in passato. Al di là della collocazione temporale poco realistica per il flashback all’inizio de L’oscuro mistero a otto zampe, lo sviluppo conosce un’evoluzione fin troppo esoterica e il limite di pagine non permette a conti fatti – nemmeno nelle due parti a disposizione stavolta – di sviscerare degnamente la mitologia alla base di questo intrigo. Il mistero su chi potesse essere il colpevole, inoltre, non sussiste molto, ma c’è da dire comunque che il vero “colpevole” rappresenta una figura piuttosto affascinante, che sono stato ben felice di ritrovare la settimana successiva e che non mi spiacerebbe diventasse ricorrente all’interno della serie. Difatti, già ne L’oscuro mistero dello specchio riflesso, le cose migliorano sensibilmente: il tema narrativo, per quanto altrettanto “ai confini della realtà”, viene presentato meglio al lettore e questo mi ha permesso di “crederci” di più. Chissà, forse anche solo avere maggior confidenza con il nuovo personaggio e il suo ruolo permette una maggior scioltezza nell’esposizione. Fatto sta che la tensione viene gestita in maniera migliore, è maggiormente palpabile e l’atmosfera generale della storia ne guadagna assai.
Nota di merito, in entrambi i casi, per gli splendidi voli pindarici di Paperoga, vero e proprio campione di fantasia al potere con parentesi assolutamente di pregio: in particolare nella seconda avventura c’è un passaggio in cui si nota come Mastantuono sappia usare il medium fumetto in una maniera peculiare e riuscitissima. Merito ovviamente anche del suo stile di disegno, che continua a regalarmi grandi soddisfazioni per il tratto fluido, le pose ricercate e l’approccio visivo mai banale.

Una saga atipica e che devo ancora inquadrare, ma che finora seguo volentieri, a parte qualche passaggio meno ispirato tra il secondo e terzo episodio.



Rispetto a quella bella prova, stavolta ho trovato Ziche un po’ meno brillante e un po’ più sottotono. La trama si configura sostanzialmente come un grosso burnout di Paperina, che a partire dalla ricerca del regalo perfetto per il suo fidanzato conosce una crescita di stress e abbruttimento. La scrittura sopra le righe fa parte dei segni distintivi dell’artista, ma in questo caso mi è sembrato tutto un po’ troppo gratuito e troppo eccessivo, forse perché lo spunto di partenza è troppo fragile per giustificare un “discesa negli inferi” di questo genere. Inoltre la conclusione, ampiamente prevedibile e fin troppo zuccherosa, depotenzia ulteriormente la storia ai miei occhi. Sempre molto buoni i disegni, unica giustificazione a certe intemperanze della protagonista dato che permettono almeno di vedere i guizzi della matita zichiana.

Riusciti e d’atmosfera i disegni di Limido.
A mio avviso poteva andare molto peggio, visti certi precedenti… o forse semplicemente mi aspettavo ormai così poco dal progetto che mi sono accontentato. Ma onestamente non condanno questo racconto di per sé, che è riuscito ad avere anche dei momenti genuinamente simpatici e divertenti. Spero che Fontana e Deninotti, liberatisi dal gorgo di questo progetto, possano concentrare la propria attività su altri tipi di storie con altri risultati.


Ottimi i disegni di un Perina che sembra qui essersi scatenato: ma di questo e della storia nel complesso parlerò con maggior cognizione di causa il mese prossimo.
Spero di aver sviscerato in maniera sufficientemente chiara e completa le mie impressioni.
Come sempre, se volete dire la vostra potete usare i commenti del blog, dei social o per i più timidi 😛 i DM della pagina Instagram.
Sul blog ci si rilegge fra pochi giorni per il post dedicato alle varie pubblicazioni disneyane che hanno popolato gli scaffali di edicole e fumetterie nel corso di febbraio.
A presto!