Unbreakable samuel l jackson

Un lettore non dovrebbe…

29 Marzo 2016
Ovvero, considerazioni oziose su quella creatura mitologica chiamata "lettore".

Avete mai sentito espressioni del tipo “un lettore dovrebbe/non dovrebbe…”. Ovvero, siete mai incappati in qualche considerazione su come/cosa/perché un lettore dovrebbe comportarsi nei confronti di un’opera (fumetto o altro che sia)?

Alcuni esempi:

  • “Un lettore non dovrebbe interessarsi alle vicende editoriali di un fumetto”
  • “Un lettore dovrebbe cogliere le citazioni e il lavoro di ricerca fatto”
  • “Un lettore non dovrebbe leggere recensioni e dovrebbe valutare solo con il suo gusto”
  • “Un lettore non dovrebbe essere interessato a chi sono e cosa fanno/dicono gli autori”

Quando leggo queste osservazioni resto basito (specie se a farle sono operatori attivi del settore o chi vuole fare critica e divulgazione). Sono dichiarazioni che al di fuori delle “chiacchiere da bar” non hanno alcun senso per svariati motivi.

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E’ intanto profondamente sbagliato mettersi nei panni del lettore da questo punto di vista, un punto di vista che implica il concetto di “lettore buono” e “lettore cattivo”, di modi giusti o sbagliati di leggere.
Come se la fruizione di un’opera fosse interessasse sempre e solamente l’atto del leggere (o guardare o ascoltare).

Chi ha stabilito che un lettore non debba essere interessato a cosa c’è OLTRE l’opera?
E perché non dovrebbe?
O ancora, perché non avrebbe il diritto di fregarsene delle citazioni e del lavoro dietro alle scelte degli autori per godersi una storia?

Nel periodo in cui ero appassionato al cinema horror per me era naturale non solo seguire e cercare informazioni su registi o case produttrici ma anche cercare di capire come venivano creati gli effetti speciali. Questo non faceva di me uno spettatore migliore o peggiore di altri. Semplicemente seguivo la mia personale strada.

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Non esistono (ed è futile cercare) precise categorie di lettori e soprattutto nessuno appartiene a una tipologia o all’altra sempre e comunque indipendentemente dall’oggetto di riferimento. Io lettore di un romanzo di Andrea Camilleri non sono lo stesso io lettore di un romanzo di Stephen King.

Ognuno si approccia in maniera diversa, si informa in maniera diversa, cerca qualcosa di diverso a seconda dell’autore, del genere, dell’editore, dell’umore, del tempo a disposizione, di quanto ha letto prima o pensa di leggere dopo.

La lettura è un atto fluido e libero. Tanto che difficilmente, leggendo due volte lo stesso libro o fumetto o riguardando un film, ne avremo la stessa identica visione, perché tra una lettura e l’altra sarà passato del tempo, avremo avuto esperienze, avremo vissuto emozioni nuove.

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E’ inutile e pure dannoso continuare a voler catalogare quella creatura mitologica chiamata “lettore”.
E’ una categoria che esiste nella terra de “i giovani”, “l’internet”, “il popolo dei social”.

La terra di chi non ha voglia di parlare del mondo reale o preferisce nasconderlo per interessi personali o per dare forza alle proprie idee a discapito della verità.

Ettore Gabrielli

Ettore Gabrielli

Classe 1977, toscano, programmatore. Impara a leggere sugli Alan Ford del padre, una delle poche cose per cui si sente debitore veramente. Vorace lettore da sempre, i fumetti sono stati il mezzo per imparare e per conoscere persone e per questo sarò loro sempre grato. Nel 2002 fonda Lo Spazio Bianco, magazine dedicato al fumetto tra i più longevi e seguiti in Italia di cui è tuttora direttore editoriale. Nel 2021 ha fatto parte della giuria dei Lucca Comics Awards.

2 Comments Commenta

  1. Confini, etichette, categorie, generi. Utilizzati a fini merceologici hanno un senso, seppur discutibile: una semplificazione per produttori, ricercatori di mercato, rivenditori, distributori. Al di fuori di questo contesto quel poco di senso lo perdono…. eppure le semplificazioni sono un illusione estremamente comoda che piace a tantissimi. C’è persino chi lo applica alla vita toutcourt. lo chiamano razzismo.

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