Chi è Lo Spazio Bianco: Giulia Prodiguerra

Per il nostro appuntamento alla scoperta di chi siano veramente i collaboratori de Lo Spazio Bianco, oggi intervistiamo un nostro recente acquisto: Giulia Prodiguerra.

giulia_prodiguerraDott.ssa Giulia Prodiguerra, è arrivato il suo momento per presentarsi ai nostri lettori. Ci stupisca!
Salve a tutti! Non vi prometto niente, ma ci proverò! Allora, sono nata il 26 novembre del 1990 a Lucca, dove attualmente risiedo, e ho una laurea in Scienze della Comunicazione conseguita a Firenze. Collaboro dal 2006 con Lucca Comics & Games come staff culturale e staff ospiti. Sono quindi cresciuta in mezzo ai fumetti, grazie anche ai miei genitori, entrambi profondi appassionati. Sono una persona con diversi interessi, cerco sempre di trovare tempo per ognuno di essi ma è davvero difficile! Principalmente traduco fumetti e libri, revisiono, scrivo, fotografo, leggo (tutto insieme ancora no, ci sto lavorando! Se il Dottore mi prestasse il TARDIS…) Ho due cani splendidi e abito in campagna, ma non vedo l’ora di trasferirmi in una grande città, possibilmente Londra. Adoro fumetti, libri e film dai generi più diversi e sono culturalmente onnivora.

Da quanto tempo sei nella squadra de LSB e ricordi quale è stato il tuo primo articolo e come mai hai scelto di parlare proprio di quel fumetto?
Sono nella squadra all’incirca da dicembre, quindi sono ancora una novellina! Il mio primo articolo pubblicato è stato la recensione de Il lupo dei mari di Riff Reb’s. È un fumetto che adoro e a cui sono molto affezionata: mi piace molto la resa dell’opera letteraria a cui è ispirato (The Sea-Wolf di Jack London) e lo stile di disegno di Reb’s, così adatto a descrivere le atmosfere marinaresche. È un fumetto profondo, filosofico, con due protagonisti bellissimi. Da tempo desideravo scrivere recensioni per condividere le mie opinioni e discuterne con altri, e Il lupo dei mari mi era piaciuto così tanto che non vedevo l’ora di poterne parlare… LSB me ne ha dato l’occasione!

Oltre a collaborare con noi sei anche una traduttrice e una scrittrice. Immagino che quella della scrittura sia una passione innata, ma come sei approdata alla traduzione e a cosa stai lavorando in questo periodo?
È presto per definirmi scrittrice, aspetterei ancora qualche anno, ma grazie! La cosa della traduzione in realtà è nata per caso. Ho studiato inglese fin da piccola, perché mi piaceva e purtroppo a scuola non veniva insegnato benissimo (ed è un problema che riscontro tutt’ora). Proprio a Lucca Comics ho iniziato a svolgere la mansione di interprete. Le traduzioni che facevo, spesso per amici, erano fatte per passione, non pensavo di avere il talento per poterlo trasformare davvero in lavoro: per me era una sorta di “missione” di diffusione culturale di alcuni contenuti che rischiavano di restare sconosciuti a causa della barriera linguistica. Ho poi intrapreso un percorso universitario incentrato sulle scienze della comunicazione, ma comunque il sogno di vedere il mio nome su un albo a fumetti era rimasto. Una volta uscita dall’università, mi si è aperto un bivio: continuare sulla via della comunicazione, magari con una specialistica, o seguire più approfonditamente il percorso della traduzione. Per ora ho scelto la seconda strada, e posso dire che essermi presa i rischi ora mi sta regalando diverse soddisfazioni. Da gennaio collaboro con RW Lion, e sono già usciti un paio di volumi tradotti da me (Swamp Thing e Snapshot) e scorgere il mio nome accanto a quello di un traduttore che ammiro come Leonardo Rizzi è stato vedere un piccolo grande sogno realizzato. Oltre a occuparmi per loro delle traduzioni e delle revisioni, sto anche traducendo in inglese il bel progetto italiano Vivi & Vegeta (diventato Live & Let Leaf), pubblicato su Verticalismi.

Io e te siamo accomunate da una passione, quella per Doctor Who, la storica serie sci-fi della BBC sulla quale hai perfino scritto la tua tesi di laurea. Come credi che l’interesse per le serie Tv abbia influito sulla rinnovata attenzione per la cultura nerd, che da qualche anno vede un enorme seguito rispetto al passato?
Credo che lo sdoganamento della cultura nerd si debba prima di tutto a Internet, che ha permesso la creazione di nuovi centri aggregativi virtuali e una diffusione più rapida delle idee. Gli stessi produttori, che comunque sono sempre attenti ai nuovi trend, si sono resi conto della miniera di idee che girava intorno a tematiche più “nerd” come, per esempio, i supereroi. Si è quindi creato un circolo virtuoso, a mio parere, per cui la serie tv viene fatta prima per gli appassionati, ma riesce a coinvolgere e generare interesse in pubblici diversi. La tv è un media potentissimo ormai parte integrante del nostro tessuto culturale, ma la sua fruizione resta comunque più immediata rispetto a un libro o un fumetto. Inoltre, rispetto a un film, la serie ha più tempo per approfondire i personaggi e crearsi una fidelizzazione.

Ti saluto con la classica, inevitabile domanda da whovian: il tuo Dottore preferito?
Uhm, parliamo di nuove stagioni perché le vecchie non le ho ancora viste abbastanza da poter decidere… A caldo direi Nine, ma poi mi mordo sempre la lingua perché comunque abbiamo potuto vederlo in azione in un’unica stagione. Direi Ten: secondo me ha avuto abbastanza spazio da riuscire a darci la visione di tutto quello che può essere il Dottore, della sua evoluzione: dall’iniziale essere gioioso, ancora curioso dell’universo che lo circonda, al doversi inasprire per le inevitabili perdite che deve subire, schiacciato dal peso che deve portare sulle sue spalle.