Quelli che benpensano (il fumetto)

Quelli che benpensano (il fumetto)

Il sistema-fumetto italiano ha cambiato faccia, nell’ultimo decennio.
La rivoluzione più evidente si rintraccia nel canale di vendita: il fumetto “che conta” non passa più per l’edicola, un tempo canale di elezione di questo medium, ma per la libreria (generica o specializzata, come le fumetterie), rivendicando presso il pubblico il proprio peso culturale e la possibilità di giocare nello stesso campionato (di vendite e di riconoscimento culturale) della narrativa in prosa.

Benpensano_FumettibruttiCome tutte le rivoluzioni, anche questa si porta dietro sviluppi positivi e negativi, che impattano a vari livelli. Tra questi la riconoscibilità degli autori nella sfera pubblica.
Nelle scorse settimane ci sono stati due casi, a breve distanza l’uno dall’altro, di fumettisti apparsi sulla copertina di riviste a tiratura nazionale: Josephine Yole Signorelli, alias Fumettibrutti, per Sette – settimanale del Corriere della Sera – e Michele Rech, meglio noto come Zerocalcare, per L’Espresso.
Nei salotti del web si sono commentate copiosamente entrambe, dividendosi sostanzialmente tra chi si felicita del fatto che il fumetto stia finalmente ottenendo il riconoscimento nazional-popolare da tempo anelato e chi ritiene che questa esposizione mediatica non porti nessun tipo di vantaggio alla realtà fumettistica italiana ma contribuisca a spostare il discorso altrove.

In tutti e due i casi, quello che secondo me si tradisce è una sindrome di inadeguatezza nei confronti del proprio “recinto” verso il mondo esterno, originato dalla lunga storia che il fumetto ha conosciuto nel nostro Paese: per anni relegato alle edicole e ritenuto passatempo senza pretese, adatto solo per ragazzini, ha sofferto l’essere considerato un’arte di serie B (quando veniva considerato arte) e fenomeni come questo provocano quelle due diverse reazioni, che sono in realtà figlie dello stesso disagio.

C’è qualcosa di male se Fumettibrutti posa sulla copertina di Sette o se Zerocalcare campeggia su quella di L’Espresso? C’è qualcosa di male se quest’ultimo è stato ospite per molte puntate di una trasmissione televisiva su un canale nazionale (Propaganda Live su LA7)? C’è qualcosa di male se Zuzu posa per servizi fotografici di moda? C’è qualcosa di male se Gipi viene invitato a X-Factor?
Assolutamente no.

Benpensano_ZerocalcareC’è però forse qualcosa di morboso nel compiacimento nato dall’osservazione di queste dinamiche, come se si sentisse a tutti i costi la necessità di una nobilitazione del fumetto, non diversamente da quando mi incaponisco a spiegare che si può leggere Topolino anche da adulti per i diversi livelli presenti e per alcuni risvolti profondi, un’affermazione verissima che nella fattispecie dovrebbe però arrivare dopo il riconoscimento che è innanzitutto buon prodotto umoristico.

Ecco, credo che si stia perdendo un po’ la bussola, in tal senso, sentendosi in dovere di cercare spasmodicamente un riconoscimento da parte dei media nazionali così da poter dire “ci siamo anche noi, contiamo qualcosa”.
Ma il fumetto conta, eccome, senza bisogno di doversi specchiare attraverso riviste da edicola… quella stessa edicola che starebbe morendo e che non sarebbe più rilevante nelle vendite, ma che improvvisamente diviene un traguardo con cui farsi belli in queste occasioni.

Dall’altro lato noto anche un preoccupante livore da parte di chi ritiene quasi inadatto che dei fumettisti conoscano una dimensione di fama di questo tipo, fuori dal “recinto”.
Come se avessero rotto un patto non scritto, si fossero mischiati con il mondo esterno che non può capire quello del fumetto e che lo perverte a suo uso e consumo, spogliandolo delle proprie caratteristiche e rilanciandolo in maniera avulsa dalle proprie dinamiche.

Benpensano_AnestesiaUna spaccatura da tifoserie le quali, a mio avviso, perdono di vista il punto.
E credo che il punto abbia a che fare con il fumetto solo in modo tangente.
Michele Rech e Josephine Yole Signorelli sono sulle copertine di due magazine perché rappresentano innanzitutto due figure culturalmente rilevanti per quello che esprimono tramite il proprio lavoro, e solo in secondo luogo come esponenti del loro settore.
Entrambi hanno dimostrato il loro talento con un approccio nuovo al mezzo e, indipendentemente dalle singole valutazioni di merito, hanno cercato una loro strada comunicativa all’interno di un linguaggio variamente codificato, l’hanno trovata e l’hanno usata per trasmettere determinati contenuti.
Contenuti che hanno incontrato l’interesse e il plauso di molti, e che per ovvi motivi travalicano il fumettomondo. Un traguardo personale, il loro, costituito dall’abilità nell’esorcizzare determinate esperienze o dal poter dare voce a tutta una serie di realtà che ritenevano passassero sotto silenzio, piuttosto che un sintomo di fermento generale intorno al medium.

Sono liberi pensatori. Sono prima di tutto artisti, che hanno scelto il fumetto come forma di espressione, il quale ha certamente permesso loro di arrivare a tantissime persone grazie all’immediatezza e alla facilità di fruizione del medium.
Ma non è primariamente per questo che vengono “sbattuti in prima pagina”
, nonostante abbiano fatto la differenza nel loro settore, dettando – a tratti inconsapevolmente – nuove regole (formali e/o commerciali che siano).
Aggiungerei tra l’altro che sono giovani, prima di tutto. E infatti a me viene naturale vederla anche come una vittoria per i giovani, che si dimostrano capaci di realizzare arte comunicando a una platea molto vasta, in maniera efficace, temi spesso ostici.

Benpensano_ScheletriE il fumetto, in tutto questo?
Il fumetto dimostra la sua forza, ineguagliata da qualunque altro media per una delle sue caratteristiche fondanti: quell’immediatezza di decodifica e di diffusione a cui accennavo prima e che ha fornito il contesto ideale per il lavoro dei due disegnatori. Le vignette sono l’ariete con cui la nona arte ha cavalcato il web e i social in particolare, in maniera più performante di altre forme di intrattenimento. Questa potenza iconica è sotto gli occhi di tutti, e costituisce un elemento centrale per comprendere la scalata al successo di Zerocalcare e Fumettibrutti, ma a mio avviso una riflessione di questo tipo non ha trovato spazio all’interno della diatriba sull’esposizione mediatica di Rech e Signorelli.
Io credo che prima di valutare le conseguenze sul mondo del fumetto di avere questi due autori in copertina, occorrerebbe ragionare sulle cause che ve li hanno fatti arrivare.
Altrimenti, invece di rappresentare il primo passo per una maggior affermazione generale di questa forma d’espressione, sarà semplicemente l’ennesimo exploit dettato dalla moda del momento, senza portare a strascichi di nessun tipo se non per i protagonisti di queste operazioni.

A margine, e al di là del focus sui singoli autori, furono forse più significative le due storie su Kobane pubblicate per Internazionale o la breve Questa non è una partita a bocce per L’Espresso (entrambe di Zerocalcare), dove il “palcoscenico” veniva usato per mostrare effettivamente opere a fumetti contemporanee e inedite fuori dal loro habitat naturale, evidenziando il fatto che potevano esistere in quel contesto senza essere corpi estranei.

Dando seguito al titolo del pezzo: “Sono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi…”, perché in questa trappola del riconoscimento da parte dell’intellighenzia italiana ci possiamo cascare tutti, così come nell’eterno dibattito tra l’essere indie ed essere mainstream. Dalla musica al fumetto, il discorso mantiene la solita fragilità di fondo e, se condotto come visto recentemente, non porta davvero da nessuna parte.