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"Si, ho capito che non ti è piaciuto, ma stai calmino!"

Non è bello ciò che è bello…

22 Maggio 2016
Di gusti personali, insicurezza, critica, opere, lettori, ego, pigrizia culturale, apertura mentale, cazzate... Ovvero il diritto di avere i propri gusti.

Quando si cominciano a citare i proverbi per scrivere i propri pezzi, forse è ora di ammettere che magari non si è vecchi, ma che l’adolescenza almeno è da considerare definitivamente archiviata.

Ho pensato e scritto questo pezzo durante i giorni di dibattiti accalorati sul blockbuster cinefumettografico Batman v Superman; mi ha colpito molto un atteggiamento che in realtà è piuttosto frequente nelle discussioni online – e non solo.
Un discorso ampio, che tocca la critica, le opere, i lettori, ma che in breve sembra portare alla necessità o alla pretesa di un più ampio consenso dei propri gusti personali – in parole povere, pretendere che il proprio gusto rappresenti un giudizio oggettivo o cercare nella critica e nelle recensioni la conferma del proprio giudizio.

"Si, ho capito che non ti è piaciuto, ma stai calmino!"
“Si, ho capito che non ti è piaciuto, ma stai calmino!”

Da questo deriva un atteggiamento per il quale le critiche sono tutte inutili fino a quando non soddisfano il proprio ego, nel qual caso possono essere usate come strumento per avvalorare le proprie idee. Fa da contraltare il quasi imbarazzo e disagio nell’aver maturato un giudizio diverso da quello della critica o di una persona ammirata o influente. Un atteggiamento che porta a eccessi come la necessità di smontare con veemenza e quasi violenza le opinioni altrui (che siano critiche o uno status su Facebook).

Vedo una grande insicurezza in questi atteggiamenti, oltre che una mancanza di autostima o di modestia.

Ma soprattutto vedo la difficoltà di ammettere che ognuno HA IL DIRITTO DI AVERE i propri gusti e che questo VA BENISSIMO COSI’.

Ovvero, non c’è nessuna colpa ad apprezzare opere che la critica (o chi per essa) ha stroncato, o comunque con difetti più o meno oggettivi, o trovare insopportabili capolavori conclamati. Se poi andiamo a toccare tutte le possibili sfumature possibili e immaginabili tra il disastro e il sublime, diventa chiaro che questo è ancora più vero.

E’ anzi assolutamente lecito apprezzare opere al di là dei loro difetti (e meglio ancora farlo anche se si riconoscono questi come tali) o non trarre divertimento, giovamento o stimolo da altre che hanno consenso unanime e sono oggettivamente importanti per realizzazione tecnica.

Il primo bisogno che un lettore deve soddisfare leggendo o guardando un’opera è trarne piacere, ognuno nel proprio modo – anzi, nei propri tanti modi.

di Kevin McShane
Non tutte le favole hanno un lieto fine (di Kevin McShane)

Ma attenzione, non intendo qui legittimare la “pigrizia culturale” o la chiusura nei confronti di ciò che non si conosce. Anzi, è fondamentale non farsi scrupoli ad affrontare opere indipendentemente dal giudizio altrui, goderne in base al proprio gusto e sviluppare un proprio giudizio critico maturo.
Come è certamente formativo leggere recensioni e critiche da qualcuno più esperto, per confrontarsi con altre opinoni e altri gusti senza che questi debbano soverchiare i propri.

Insomma, anche il proprio gusto, ma soprattutto la coscienza del proprio gusto, può essere (auto)educato attraverso la lettura, la curiosità, l’apertura mentale.
Non per allinearlo a quello comune, ma per svilupparlo invece in maniera autonoma e personale.

P.S.
Prima che pubblicassi questo pezzo, Susanna Raule nel suo blog Telegrammi dalle retrovie ha affrontato la questione da un altro punto di vista con un post dal titolo eloquente: Tecnicamente, cazzate. Inutile raccomandarvi se vi interessa l’argomento di correre a leggerlo!

Ettore Gabrielli

Ettore Gabrielli

Classe 1977, toscano, programmatore. Impara a leggere sugli Alan Ford del padre, una delle poche cose per cui si sente debitore veramente. Vorace lettore da sempre, i fumetti sono stati il mezzo per imparare e per conoscere persone e per questo sarò loro sempre grato. Nel 2002 fonda Lo Spazio Bianco, magazine dedicato al fumetto tra i più longevi e seguiti in Italia di cui è tuttora direttore editoriale. Nel 2021 ha fatto parte della giuria dei Lucca Comics Awards.

4 Comments Commenta

  1. se vogliamo esporre la cruda realtà la condanna degli artisti (scrittori.. autori di fumetti…registi…tutti insomma..) è quella di vedersi criticati da gente che semplicemente non è loro pari.. basta finito… per dirla con un esempio “grezzo” perchè uno che vede Barbara D’Urso dovrebbe sentirsi all’altezza di criticare Shakespeare?? Si possono accettare le opinioni di tutti, ma magari farsi una cultura PRIMA e POI parlare non sarebbe affatto cosa da scartare…però si sa che “l’ignoranza urla, l’intelligenza parla e la saggezza tace..” quindi fossi in lei non mi sorprenderei troppo degli ignoranti che non comprendono o non accettano i giudizi degli altri e non sono in grado di sfruttarli per arricchire il proprio di giudizio…

  2. il mio “consiglio” infatti era rivolto ai lettori in sintesi di acculturarsi un pò di più (cosa che ritengo in generale non nociva) e di rompere le palle un pò di meno… poi c’è differenza tra il giudizio tecnico su un’ opera (che ritengo debbano dare gli addetti ai lavori.. per cortesia..e che comunque possono sbagliare come tutti gli umani…) e quello personale che può dare chiunque … ecco dove lei vede “mancanza di autostima” io ci vedo “braccia sottratte all’agricoltura”…. eppoi non è neanche così male, positive o negative che siano le reazioni vuol dire che comunque attorno all’opera c’è interesse ..è popolare ..e se qualcuno esagera magari è semplicemente maleducato… cosa non rara sempre sperando poi che la gente sia migliore di quello che scrive su facebook.

  3. …ah naturalmente se non era chiaro ho cominciato parlando degli autori proprio perchè spesso i primi destinatari di questi atteggiamenti (che definire aggressivi è fargli un complimento) sono appunto gli autori e che quindi conoscono molto bene questa “piaga” specialmente da quando esistono i social … perchè è piuttosto spiacevole ritrovarsi con certi fenomeni che ti trattano come fossi caduto da un pero …come se non avessi studiato anni per fare quello che fai… ma purtroppo fa parte del gioco…

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