Manuela Soriani: lettera aperta di una fumettista ritrovata

Manuela Soriani: lettera aperta di una fumettista ritrovata

Nei giorni scorsi siamo stati contattati da Manuela Soriani, un’illustratrice e fumettista che ha pubblicato sul proprio profilo Facebook una lettera aperta, estremamente personale, riguardo la propria esperienza di ‘fumettista ritrovata’ e riguardo il suo percorso di ritorno al fumetto dopo una sequenza di delusioni. In poche ore Manuela ha ricevuto decine di attestati di solidarietà e sfogo da parte di artisti esordienti, ma anche di professionisti in difficoltà lavorativa.
Nella speranza che la sua lettera possa essere un messaggio di speranza e cambiamento per tutti coloro che nel mondo del fumetto vivono un momento di infelicità, Manuela Soriani ci ha chiesto di darle voce e pubblicare sulle nostre pagine virtuali la sua lettera. Abbiamo accolto volentieri la sua richiesta e ve la riproponiamo integralmente.

Manuela Soriani

Manuela Soriani

In questa lettera aperta, parlo di me, Manuela Soriani, della mia vita artistica e di come ho superato alcuni dei grossi problemi che mi avrebbero fatto affondare come artista. È una lettera lunghissima, ma se volete sapere qualcosa in più di me leggetela e passatela a tutti coloro che in questo momento stanno soffrendo per blocchi artistici o mancanza di lavoro.

Sono un’artista e da quando ho cominciato a lavorare come indipendente (cioè senza la smania di trovare l’editore a tutti i costi) questo è il periodo più produttivo della mia vita. Lavoro attorno alle undici ore al giorno, inclusi sabato e domenica (a orari ridotti, ovviamente): quello che faccio mi piace, sto crescendo tecnicamente e, finalmente, riesco ad esser davvero contenta dei passi artistici che sto compiendo.

Cinque o sei anni fa volevo smettere di disegnare. Definitivamente, volevo chiudere con l’arte, piangevo a giorni alterni e ogni cosa che mettevo su carta mi sembrava uno schifo. Se io per prima odiavo quello che facevo, come potevo pretendere di piacere agli altri? Ma come avevo fatto a ridurmi così? In fondo ero una persona felice…

Butterflies horror comic project

Butterflies horror comic project

Agli esordi, ho avuto una carriera nel fumetto italiano piena di gioie che soltanto dopo si è tramutata in un oceano di amarezza. Le mie gioie principali sono state le meravigliose persone con cui ho avuto il piacere di lavorare gomito a gomito, che mi hanno dato una possibilità di mostrarmi e che hanno creduto nelle mie capacità. Non farò i nomi, perché ognuno sa quanto sia affezionata a loro e questo non è un post di ringraziamenti, ma un post di analisi. Ci sono state persone stupende che mi hanno permesso di realizzare un sogno e, credetemi, è un’occasione che capita a una persona ogni qualche centinaio.

Io non ho fatto studi artistici. A vent’anni ho incontrato una fumettista (che tutt’ora è una delle mie amiche più preziose) che, nonostante lei stessa facesse una fatica dannata a trovare del lavoro, mi ha insegnato il mestiere, mi ha guidata per mano e mi ha insegnato a camminare da sola.

Prima dei vent’anni non sapevo nulla di disegno. Ma poi ho capito che era la strada che volevo compiere, che avrei fatto di tutto per arrivare a pubblicare qualcosa con sopra il mio nome: nel 2005, a 26 anni circa, uscivo su Jonathan Steele, pubblicazione nazionale. Tenacia, dedizione, sputare sangue, buttare e rifare centinaia di volte e lavoro di gruppo: tutto questo mi aveva portata dove sognavo di arrivare – una testata nazionale, il mio nome in copertina accanto a quelli di professionisti che avevano toccato le vette del mercato italiano. Ma quando sei un disegnatore con ambizione, ed io lo ero (e probabilmente lo sono ancora, chissà…) tu vuoi sempre di più: e io volevo di più. Volevo il mercato internazionale. Volevo che la gente vedesse cosa avevo da dire.

Non sono una scrittrice, lo premetto, ma credo di essere una buona comunicatrice per immagini: ci sono centinaia di artisti migliori di me, ma io amo lavorare in teamwork e vi posso assicurare che su ogni singolo pezzo che produco c’è, indipendentemente dalla tecnica o stile, tutto il rispetto verso il mio scrittore. Per cui mi sono arrotolata le maniche e ho cominciato a cercare, e ho cominciato a farlo negli anni in cui l’editoria stava cominciando a scivolare nella sua crisi più massiccia.

È stato terribile.

Pure as the snow

Pure as the snow

Mentre stavo cercando, i miei precedenti editori (per cui lavoravo senza contratto scritto, per restare in ambito di barbarie contro i professionisti non protetti!) tagliavano gli stipendi di due terzi. Nel giro di tre anni, mentre crescevo e diventavo più brava, i miei compensi si sbriciolavano. Avrei dovuto produrre tre volte tanto per mantenere lo stesso misero ingaggio. La mia risposta fu No. Avevo scelto di mantenere la qualità nel rispetto delle persone che mi leggevano a dispetto di tutto. Mi ritrovai completamente disoccupata. Ma la mia indole mi fece canalizzare le energie alla ricerca di qualcosa di meglio: a questo punto avevo tutto il tempo di cui necessitavo per cercare di migliorare la mia posizione lavorativa, per cui, gambe in spalla, mi misi a cercare nuove opportunità!

Fu il periodo peggiore della mia carriera di artista. Ho avuto esperienze terribili con colleghi e con editor. Ho subito mobbing e sessimo.

Un “collega” che non è neppure degno di esser chiamato tale, in un momento in cui stavo letteralmente morendo di fame, ha chiamato un editor (parecchio importante!) per falciarmi le gambe, facendo illazioni nei miei confronti tra cui: “non è affidabile”, “mi sono trovato malissimo con lei”, “ha rovinato una mia pubblicazione con la sua poca professionalità” e altre stronzate simili (passatemi il termine). Sono stata convocata da questo editor in persona per queste accuse e mi sono subita una sonora lavata di capo perché avevo osato contattare questa persona per dirgli che era stato scorretto (nota bene: semplicemente “scorretto” si meritava ben di peggio, compresa una denuncia, ma erano altri tempi e io ero giovane e terrorizzata).

Una tavola del webcomic 'Tin'

Una tavola del webcomic ‘Tin’

Ho fatto decine di tryout non pagati per editor bastardi che a malapena si degnavano di rispondermi con un grazie (a volte non rispondevano affatto e mi toccava inseguirli!). Ho avuto agenti e colleghi che mi hanno contattata per collaborazioni senza farmi neppure avere aggiornamenti sui progetti in cui mi coinvolgevano. Si sono fatti inseguire con mail e telefonate per settimane facendomi sentire una povera stalker disperata. Mi è stato detto che non ero brava, che non ero all’altezza, mi è stato chiesto di fare prove ricalcando colleghi, copiando stili, annullando la mia narrazione.

La mia ricerca per “emergere” dalla massa mi aveva avvelenato il sangue al punto da non riuscire più a disegnare una singola pagina di fumetto per quattro anni. E, quando si arriva al fondo, bisogna decidere se mollare oppure cambiare strada.

La mia famiglia, i miei amici sono stati la mia forza. Lasciare l’arte mi sembrava l’unica strada possibile. Non guadagnavo un euro da mesi e mesi e questo mi faceva sentire una fallita, un’incapace. Voltandomi indietro, i pesi delle amarezze e delle sconfitte stavano cominciando ad essere insormontabili. Il sorriso, la mia arma per abbattere ogni ostacolo, era stato seppellito sotto troppi pianti e frustrazioni. Eppure, le persone che mi amavano mi hanno dato la forza di non demordere. Sono state un cordone sicuro, mi hanno fatto da barriera contro il mondo esterno. Come hanno fatto, vi chiederete voi… mi hanno dato la forza di ripartire da zero.Non riuscivo più a disegnare pagine di fumetto, per cui mi hanno incoraggiata a smettere di farlo. Mi hanno suggerito di prendermi del tempo per me stessa, per capire che cosa volevo davvero e per capire come mutare la mia professione e restare al passo coi tempi che correvano.

Butterflies

Butterflies

Cinque anni fa sono sparita dal mondo artistico. Ho tagliato i contatti con tutti: è stato uno dei passi più difficili della mia vita – ero terrorizzata all’idea di sparire. Avevo lottato tantissimo per arrivare dov’ero arrivata e temevo di non poter mai più assorbire il fallimento di essere dimenticata.

Quanto mi sbagliavo, mamma mia… Credevo che la felicità fosse essere riconosciuta dalla gente, arrivare in Francia, le fiere di fumetto come ospite principale. La mia felicità non si trovava lì. Quello di cui avevo davvero bisogno era essere di nuovo soddisfatta di quello che facevo.

Nel mio anno sabbatico, mi sono messa in testa di cambiare totalmente direzione. Volevo diventare un’illustratrice. L’illustrazione era un mondo nuovo, sconosciuto, privo di amarezze e ricco di stimoli. Avevo deciso, avrei imparato a colorare e illustrare da vera professionista!

Lavorai a tempo pieno per dare una svolta definitiva alla mia carriera spappolata: mi misi a studiare, a tempo pieno, otto ore al giorno, come fosse un lavoro vero.

Per tutto quel periodo mi sono mantenuta grazie a piccole commissions su Deviant Art e vendendo pezzi originali su eBay. Non potevo farci uno stipendio, è vero, ma il contatto con i privati mi fece capire che la mia strada per tornare a galla non sarebbe stata attraverso gli editori, ma attraverso di essi. E, committente privato dopo committente privato, ho costruito la mia nuova carriera: sono una perfetta sconosciuta colma di amore per il lavoro che fa. Sono un’artista di bottega, conosciuta da pochissimi ma amata e protetta da ognuno dei suoi clienti. I miei committenti hanno pulito ognuna delle mie ferite artistiche.

Butterflies

Butterflies

Nel giro di pochissimi anni mi sono trovata amata come non credevo possibile. Ognuna delle persone che mi assume lo fa perché crede nel mio lavoro. Perché pensa che quello che faccio sia speciale, perché sente tutta la cura e l’amore che metto in ognuno dei loro progetti.

Ricevere così tanto riscontro mi ha dato la forza di ricominciare a mostrare apertamente il mio materiale: non ho più paura del giudizi altrui. Mostro con gioia tutto quello che faccio perché non ho più motivo di vergognarmene. È proprio attraverso la pubblicità ed il networking che sono riuscita ad avere di nuovo una carriera completa e appagante.

Ho fatto l’illustratrice per quattro anni ad oggi. Ho ritrovato l’amore per l’arte e ho completamente smesso di paragonare il mio lavoro a quello degli altri. Anzi, adesso riesco a godere del lavoro degli altri come chiunque. Non ho più bisogno di fare paragoni, perché so che per molte persone io sono quell’artista bravissima che cercavano. Era questo quello che volevo: essere speciale. Riuscire a vivere facendo l’unica cosa che davvero mi fa sentire viva: disegnare, dipingere, creare.

L’anno scorso ci sono state tre svolte importantissime per me, non solo a livello economico, ma anche a livello artistico.

La prima svolta riguardava il mondo del fumetto. Uno dei miei clienti, l’anno scorso, mi ha chiesto proprio di riprendere a fare comics. Non toccavo una tavola da anni. Mio marito, che da qualche anno è anche il mio collega nel lavoro, ha letto il panico nel mio volto quando il lavoro si è concretizzato. È stato come riprovare a nuotare dopo essere quasi annegati. È stato incredibile… non mi rendevo conto di quando mi fosse mancato questo media straordinario. La gestione della regia, la scansione del tempo, le inquadrature… ed ora ero anche in grado di colorare! È stata una delle emozioni più grandi di sempre. Al momento ho ripreso a lavorare a diversi progetti di comics, affiancati ad altri progetti di illustrazione.

La seconda svolta è stata l’insegnamento. L’anno scorso ho cominciato (in collaborazione sempre con mio marito) ad insegnare con continuità a più classi in una scuola superiore, un istituto professionale di cui sono innamorata, nella città di Mantova. Siamo collaboratori esterni e possiamo insegnare disegno perché abbiamo dieci anni di carriera alla spalle, non perché ho un pezzo di carta che dice che sono brava, ma perché lo sono. Insegnare ai ragazzi è un’esperienza tra le più belle e stimolanti che si possa avere. Grazie alle mie esperienze passate, posso dare loro la prospettiva del cambiamento come fattore positivo, guidandoli con maggiore realismo nel mercato del lavoro attuale. Li amo tutti. Voglio insegnare loro che con la determinazione possono arrivare ovunque vogliano, indipendentemente dai duri giudizi altrui.

Manuela Soriani_2La terza è stata il mio Patreon, Butterflies. Credevo avere tutto, di essere soddisfatta e felice… ma credo che questo sia uno stadio difficilmente raggiungibile per un artista. C’è sempre qualcosa di nuovo da fare, da provare, da sperimentare. Dopo essere riuscita a guadagnarmi un lavoro pienamente entusiasmante, ho cominciato a sentire il bisogno di sperimentare su cose mie. Non potendo sperimentare per i clienti (non avrebbe senso, vengo assunta sulla base di un portfolio consolidato, e spesso vengo richiesta proprio per un determinato stile e/o tecnica!) avevo bisogno di uno spazio mio in cui pastrocchiare e scarabocchiare. Ho deciso di provare ad aprire un Patreon mio. Nel giro di pochissimo tempo sono stata in grado di far partire Butterflies come side project.

I miei supporter sono quasi completamente ex clienti e/o amici. Persone che credono in quello che faccio. E qui torniamo al fulcro di questa lettera: la necessità di essere amati.

Voglio spendere le ultime parole per tutti gli artisti (di ogni genere, non solo disegnatori) che hanno difficoltà economiche o creative in questo momento difficile. Io ci sono riuscita: ho combattuto e ne sono uscita. Il mio nome non vi dirà niente, ma spero che la mia esperienza vi possa parlare. Non è impossibile distruggere questi problemi. Se siete stanchi, avviliti, se vi sentite sostituibili, affidatevi alle persone che vi amano davvero e fatevi proteggere: non permettete a nessuno di divorare la vostra voglia di creare. Siete unici, come sono unica io, e non dovete permettere a nessuno di dire il contrario.

Buona fortuna.

 

Ringraziamo Manuela Soriani per la fiducia concessaci per ripubblicare la sua lettera. Se avete avuto esperienze simili e volete raccontarle, potete scriverci a redazione@lospaziobianco.it, e le pubblicheremo per voi.