L’ultima storia di Ken Parker

CoverL’ultima storia di Ken Parker arriva dopo quasi venti anni di silenzio editoriale.
Un arco di tempo lunghissimo che gli autori non ci raccontano, ambientando la storia proprio venti anni dopo l’ultimo incontro di Ken con il suo pubblico. Non c’è tempo, né voglia di guardare indietro, Ken Parker è un fumetto attuale e per questo non ci sono preamboli, fili narrativi da raccordare o riassunti per gli ultimi arrivati.

Basta una manciata di pagine perché i lettori percepiscano che il tempo trascorso ha lasciato un segno forte nel personaggio, che appare più stanco, quasi abbattuto. Tanto è elaborata e strutturata la sua psicologia ormai, che le poche parole e i numerosi silenzi fanno subito capire che è successo qualcosa di importante, forse addirittura di irreversibile, come accade spesso (o forse sempre) nella vita, e di rado (o forse mai) ai protagonisti dei fumetti, usi a morti e resurrezioni, giovinezze perenni ed eterni ritorni al punto di partenza nella speranza di ritorni di fiamma da parte dei lettori paganti.

L’ultima storia di Ken Parker è anche, con tutta probabilità, l’ultimo lavoro della coppia Berardi & Milazzo, riunitasi per l’occasione dopo che le rispettive carriere hanno preso strade differenti, come diversi sono i toni con cui i due, dalle pagine dell’albo, prendono congedo dai lettori e dal loro figlioccio.

L’ultima storia di Ken Parker è anche la penultima: non perché ne seguiranno altre, ma perché contiene al suo interno Canto di Natale, l’inedito uscito nel 2013. L’episodio è sapientemente inserito sotto forma di flashback e Fin dove arriva il mattino ne è la continuazione. Vale la pena ricordare che Canto di Natale uscì in un formato speciale anche nel prezzo, decisamente poco popolare. La cosa fece storcere il naso a molti, e la sua ripubblicazione – forse già prevista, poiché all’epoca il racconto fu presentato come prologo di una storia più lunga – risponde a distanza di tempo a quelle critiche.

L’ultima storia di Ken Parker è il racconto della parabola discendente di un uomo ormai sessantenne, scritto da un suo coetaneo. Quando parlammo a Lucca, Berardi ci disse che non c’era ancora un soggetto, ma solo delle suggestioni – emotive – sulle quali lavorare. È quindi lecito pensare che parte della disillusione di Ken appartenga al suo creatore e coetano, che ha scritto un congedo affatto consolatorio o rassicurante. Dei molti modi con cui lo scrittore avrebbe potuto chiudere la saga di Lungo Fucile, Berardi ha scelto di rinunciare a qualsiasi celebrazione o sentimentalismo, non ci sono giochi di prestigio metanarrativi o rassicuranti “terre degli eroi” a cui consegnare il personaggio per la gioia degli appassionati. Il capitolo conclusivo della serie sembra non tener conto delle aspettative dei fan – divisi tra la felicità per l’atteso inedito e la consapevolezza che sarebbe stato l’ultimo – quanto piuttosto del rispetto nei confronti della storia del personaggio . Fin dove arriva il mattino è su tutto l’addio – poco privato ma ugualmente intenso – di un autore dalla sua creatura, definita allo stesso tempo “mio fratello, mio figlio, mio padre”.

L’ultima storia di Ken Parker ne mette in scena la caduta, per mano più o meno consapevole, di una adolescente. Chi vorrà, potrà trovare in questo un’allegoria che sovrappone la sorte del personaggio a quella della testata, costretta al congedo da chi, come dice Milazzo, “è abituato alla grafica in digitale e non si emoziona per una copertina acquarellata”.

L’ultima storia di Ken Parker è il capitolo finale di una saga che ha appassionato tre generazioni di lettori e fatto crescere il fumetto italiano, senza raccogliere, da un punto di vista commerciale, quanto avrebbe meritato. Negli anni ha sperimentato cambi di formato ed editore, ma non maldestri tentativi di restyling o inversioni di rotta. Simbolo di tutto questo è lo scambio di battute che porta al drammatico finale: “Non ho sentito il tuo ferrovecchio sparare”, “Hai le orecchie buone” risponde Ken.
Nell’intervista rilasciata a Repubblica a Luca Valtorta e ripubblicata qui, Berardi definisce Ken Parker “… una persona che ha vissuto tempi difficili, con dei talenti che gli hanno permesso di sopravvivere. Tenendo un solo punto fermo: la dignità” .

Fino alla fine.