Fumetto Disney: Italia vs. Francia?

Fumetto Disney: Italia vs. Francia?

Gli italiani lo fanno meglio?
Questo si chiede il titolo di un lungo e approfondito articolo di Andrea Tosti su Fumettologica, nel quale si analizzano i due volumi di Topolino realizzati in Francia lo scorso anno, e arrivati in Italia grazie a Giunti (Una misteriosa melodia di Cosey e Mickey’s craziest adventures di Lewis Trondheim e Nicolas Kéramidas).

La domanda in realtà non sussiste: la casa editrice Glénat ha lanciato un’iniziativa ristretta a volumi speciali, il cui scopo è quello di fornire una visione diversa del fumetto Disney da parte di alcuni tra gli autori più quotati del fumetto francese, e un paragone con il corpus disneyano italiano risulta quindi forzato.

Tosti individua alcuni limiti e problemi che si possono riscontrare nei due volumi, ma a mio avviso non sono inficianti a tal punto da rendere claudicanti questi esperimenti, senza contare che non vedo emergere forti estraneità e forzature nelle versioni Disney offerte dai francesi.

Sono critiche in qualche misura anche condivisibili, nell’ambito di una recensione, ma che vacillano quando le conclusioni del pezzo sono volte a glorificare per opposizione quanto prodotto in Italia: parlando di “coerenza e sincerità” verso quello che rappresentano i personaggi Disney, infatti, è più vicino a quello spirito il fumetto di Cosey o quello di Guido Martina, che collocava i personaggi in una quotidianità fortemente italiana? È più coerente l’avventura con gag veloci, divertenti e caratterizzate da un buon ritmo e dialoghi freschi che Trondheim e Kéramidas fanno vivere a Topolino e Paperino, o certe storielle che si trovano sul Topolino italiano?

Il parere di Tosti, che sembra contrapporre l’intero corpus disneyano della nostra penisola a questi due exploit, parrebbe tenere conto solo degli apici della produzione italiana, che vengono giustamente riproposti da Panini Comics in ristampe di pregio disponibili in fumetteria, ma che non rappresentano la media generale del settimanale. Perché accanto a quelle storie-evento ci sono tante, troppe avventure trascurabili, ripetitive e banali, che mostrano un orizzonte non molto positivo.
Non si tratta solo delle cosiddette “riempitive”, vale a dire le storie medio-brevi al centro di Topolino, ma anche le avventure in apertura e chiusura del libretto producono a volte esiti deludenti, minate nella riproposizione di cliché ritriti o viziate da trame inconcludenti.
In alcune situazioni si nota anche uno scollegamento con la realtà circostante, che rende difficile l’immedesimazione dei lettori con certe caratteristiche e abitudini dei personaggi, e questo nonostante la presenza di gadget tecnologici che affollano le vignette.

Il meccanismo della rivista settimanale non permette ovviamente di avere un prodotto “speciale” ad ogni numero, ma le avventure ordinarie riescono a intrattenere e ad essere interessanti solo a sprazzi; fortunatamente esiste una via di mezzo tra i due poli opposti, quall’auspicata “buona media” che si vorrebbe ritrovare con costanza, ma è garantita quasi sempre dagli stessi autori, che si dimostrano in grado di mantenere una piacevole qualità ma che costituiscono una realtà risicata.

Troppo facile ricordarsi sempre e solo di PK, delle parodie lussuose di Enna/Celoni e Artibani/Mottura, di Romano Scarpa, di Giorgio Cavazzano e di Casty.
L’Italia ha sfornato e sforna tutt’ora tra le cose migliori del fumetto Disney, ma ha offerto tante deviazioni di percorso non sempre positive ed è attualmente ingabbiata in alcuni limiti che spesso la azzoppano: il grande patrimonio dei Disney italiani è portato avanti da un manipolo di sceneggiatori e disegnatori di pregio, diversi dei quali stanno producendo alcune delle cose migliori della loro carriera, che però quantitativamente producono poco, lasciando quindi il grosso della produzione ad autori che finora non hanno brillato e facendo sì che la media complessiva del settimanale non sia propriamente alta.

Ad avercene, quindi, di esperimenti dal gusto così diverso come quelli promossi da Glénat, tanto quanto saluto con sollievo opere come Metopolis, Il raggio di Atlantide, Pippo Reporter e Duckenstein.
Cosey, Trondheim e Kéramidas hanno offerto piacevoli variazioni sul tema, non del tutto riuscite ma senz’altro di grande interesse e in grado di portare una ventata di aria fresca al fumetto Disney.