Le sette cose che avrebbe potuto fare il Corriere della Sera per Charlie Hebdo

Se girate per Facebook e avete in amicizia qualche autore di fumetti, non potete non saperlo. Ma riassumo velocemente per i pigri.

Il 7 di gennaio avviene l’attentato alla sede di Charlie Hebdo, caustica rivista satirica francese, nel quale muoiono dodici persone tra cui importanti autori e vignettisti.

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Lo stesso giorno, in tutto il mondo e così in Italia, illustratori e disegnatori, ognuno per proprio conto spontaneamente, si muovono in un gesto di solidarietà per loro vitale e naturale, ovvero disegnare.

Ieri, 14 gennaio, il Corriere della Sera manda in edicola un volume illustrato il cui ricavato andrà a favore delle vittime della strage e della rivista francese.

Il volume raccoglie le illustrazioni trovate in rete; le illustrazioni sono state prese così come erano, spesso a bassa risoluzione per la stampa – con risultati scarsi di resa quindi; le vignette sono state inserite nel volume senza avvisare una gran parte degli autori; infine, ma non meno preoccupante, il Corriere ha compiuto una selezione mirata a evitare le vignette a detta loro più offensive – quindi non esattamente nel rispetto dello spirito di Charlie Hebdo, noto per la sua mancanza di riguardo verso tutto e tutti.

Per molti dei disegnatori presenti, beffa nella beffa, oggi sono arrivate le mail di richiesta per l’utilizzo dei propri lavori. A volume già distribuito.

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Le reazioni dei diretti interessati non si sono fatte attendere, da Roberto Recchioni a Giacomo Bevilacqua e Leo Ortolani, e molti autori hanno ribadito l’assoluta mancanza di professionalità e correzza da parte di uno dei principali quotidiani e gruppi editoriali italiani (del quale fa parte anche Rizzoli – Lizard, per inciso).

Il Post Scriptum inserito nella pagina di presentazione del volume e le scuse del direttore del quotidiano Ferruccio De Bortoli sembrano un maldestro tentativo per salvare la faccia, più che un moto sincero. La pagina di scuse sul quotidiano annunciata domani forse risulterà più centrata, ma è difficile credere che placherà gli animi di tutti i protagonisti.

[AGGIORNAMENTO] Sono state pubblicate le scuse sulle pagine del quotidiano. Potete leggere le reazioni di Giacomo Bevilacqua su Wired e di Roberto Recchioni sul suo blog.

Ma anche i lettori del quotidiano avrebbero motivo per arrabbiarsi: la scusante usata per la fretta e l’approssimazione con cui è stato fatto questo volume è data dalla necessità di chiuderlo in tempi strettissimi. De Bortoli precisa “Se avessimo dovuto attendere oltre, l’iniziativa non avrebbe più avuto significato.” Ovvero: ai nostri lettori non sarebbe più interessato sostenere la libertà di espressione e l’indipendenza della satira.

Ma l’errore principale del Corriere della Sera, diciamocelo, è stato quello di non chiedere a dei nerd come noi cosa fare. Noi, che non siamo pagati e non siamo professionisti, noi che non siamo iscritti ad albi, testate registrate, nemmeno alla P2, li avremmo aiutati volentieri.

Ecco quindi…

Le sette cose che avrebbe potuto fare il Corriere della Sera per Charlie Hebdo

  1. Aprire un conto corrente destinato allo scopo, e buona lì; magari allegando il bollettino per il versamento al giornale;
  2. fare un volume con le vignette disegnate dai figli dei propri giornalisti, sfruttando l’effetto “cuore di mamma”;
  3. allegare una raccolta di santini e crocifissi in ottone e cristallo di boemia;
  4. lanciare la proposta della raccolta pubblicamente sulle proprie pagine, chiedendo l’adesione spontanea degli autori e lanciando subito una campagna di pre-ordini;
  5. appoggiare esternamente una campagna per la realizzazione del volume attraverso il crowdfunding;
  6. prendersi tempo per un volume più attento e curato, autorizzato e appoggiato anche a livello di promozione dagli autori, magari con sottotitoli in francese e inglese così da poterlo proporre anche all’estero o magari destinando parte della tiratura alla redazione di Charlie Hebdo perché lo possano venderla in autonomia1;
  7. fare esattamente come hanno fatto, che tanto sono solo fumetti e disegnetti.

E voi, cosa avreste suggerito di fare?

 

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P.S.
Le immagini qui riprodotte sono state pubblicate rigorosamente SENZA il consenso degli autori.


  1. se qualcuno mette veramente in piedi una di queste ultime due operazioni, almeno ci avvisi di averlo fatto. Meglio se dopo la pubblicazione.