“Death of Wolverine”: storia di un ordinario trapasso

7 Aprile 2015
Grande delusione per La morte di Wolverine di Charles Soule e Steve McNiven: da sfida al mito a entertainment che perde per strada il proprio senso.

Come già accennato nell’articolo Neil Gaiman indaga su Batman: “Cos’è successo al Cavaliere Oscuro” la “morte” di un supereroe è,PlancheA_225419 più che un luogo ricorrente, un pattern narrativo, cioè un elemento della scatola degli attrezzi di chi racconta. Un elemento certo particolare, da utilizzare con accortezza e che può senz’altro giovarsi della competenza del lettore e quindi proporgli una lettura che richieda un particolare sforzo, in cambio del quale offrire qualcosa di speciale.
Se il lettore ha il diritto a belle storie, dalla messa in scena della morte di un personaggio quale Wolverine ha il diritto di aspettarsi una storia eccezionale, anche perché, luogo ricorrente o meno, la morte dell’eroe resta soluzione eccezionale.

Come spiega con chiarezza e sintesi Emilio Cirri nella sua recensione del lavoro di Charles Soule e Steve McNiven, La morte di Wolverine è una storia ordinaria; scritta con cura del ritmo e gradevole, ma ordinaria.
Quello che manca, che invece caratterizza molte delle storie importanti, è il confronto con il mito (del supereroe, del personaggio): certo, Soule riporta Wolverine alle sue origini, gli fa affrontare nemici storici, in un climax ideale che culmina con la lotta contro il suo creatore ma, alla fine, tutto questo affanno e saltabeccare da un luogo all’altro si risolve in poco più che intrattenimento.
Lettura scorrevole, equilibrio fra pause e azione, il momento riflessivo nel pre-finale: come in un tour ben organizzato per viaggiatori inesperti o pigri, ogni cosa è dove ci si aspetta di trovarla. Nessuno sforzo richiesto, nessuna idea dell’eroe messa in crisi. Nemmeno la curiosità un po’ ottusa su come il mutante canadese verrà riportato in scena (dopo una morte che ha il pathos di un incidente idraulico in casa).

La lettura de La morte di Wolverine lascia la fastidiosa impressione che sia raccontata senza “credere” nel personaggio: serve a spostarlo da una casella all’altra della sua vita, confondendo politica editoriale e racconto.
Davvero: Wolverine meritava di meglio. E noi lettori con lui.

Simone Rastelli

Simone Rastelli

(1966) Lettore disordinato e onnivoro, è particolarmente interessato alla diffusione del fumetto al di fuori del pubblico di appassionati. Nelle sue riflessioni, affronta e sfrutta le opere come serbatoi di punti di vista sul mondo e come esempi di meccanismi narrativi. La sua missione è portare il fumetto in tutte le case, a grandi e piccini. Collabora con Lo Spazio Bianco dal 2002: è stato responsabile delle Brevisioni dal 2011 al 2015 e caporedattore fra il 2012 e il 2015. Attualmente, è uno dei revisori (proof reader) del sito. Ha pubblicato Guida non ufficiale a Sandman (Edizioni NPE, 2021) e I mondi di Tintin (Resh Stories, 2022).

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