Charlie Hebdo: il giorno dopo

lucille clerc

Illustrazione di Lucille Clerc

Scrivere dopo qualche giorno da una tragedia è forse ancor più difficile di quanto possa esserlo a poche ore dagli eventi. Soprattutto, di fronte a tanta insensata violenza e tanto ingiustificato odio, è difficile superare quel senso d’inutilità che minacciosamente allunga la propria ombra su ogni possibile manifestazione di cordoglio. Quanti leggono queste righe come me, probabilmente, amano il fumetto, la letteratura, il cinema, il teatro: tanti nomi, tante forme d’arte, per un’unica esigenza, quella di comunicare. Comunicare per dirci qualcosa, per condividere esperienze, per partecipare a quel processo lungo, millenario, esaltante e faticoso di ricerca e costruzione di un significato da attribuire alle nostre vite, a quanto ci circonda, alle relazioni che con esso intratteniamo. Il bisogno, forse l’illusione, che le nostre vite e che la nostra presenza in questo mondo non siano prive di senso. Sono azioni come quelle di ieri che fanno vacillare le nostre convinzioni più intime, che inficiano la possibilità di servirsi di quelle pratiche e quegli ordinari strumenti culturali e mentali attraverso i quali siamo soliti rielaborare la presenza del male nelle nostre vite. Azioni per le quali è difficile trovare motivazioni che superano la prova della ragione, prive come sono di senso.

Illustrazione di Gipi

Illustrazione di Gipi

Quanto avvenuto ieri alla sede della rivista satirica francese Charlie Hebdo ci colpisce particolarmente. Come lettori di fumetti e amanti della satira, come estimatori del lavoro di grandissimi autori periti sotto i colpi di fucile di due fondamentalisti che contrariamente a quanto pensano, sono lontanissimi dalla volontà di qualunque dio essi credano di venerare. Mai prima d’ora il mondo del fumetto occidentale era stato così duramente colpito dal mondo reale. Il giorno dopo fa ancor più paura di quello che lo ha preceduto. È il giorno in cui inizia la sfilata di quanti vogliono rendere politicamente redditizia la tragedia, di quanti vogliono offrire facili soluzioni e liquidare gli eventi con semplicistiche equazioni e generalizzazioni che fanno leva sulle paure e sui più nefandi sentimenti che si annidano nell’animo. Di chi vuole rispondere alla mentalità totalitaria dell’estremismo islamico con soluzioni frutto di una mentalità altrettanto totalitaria, solo all’apparenza diversa. Il giorno dopo è il giorno della retorica, in cui il discorso si pauperizza, estremizza, diviene sterile. È il giorno in cui morbosamente si segue una caccia all’uomo, in cui si vuole cancellare il problema, perdendo di vista il contesto generale dove si annidano le cause che lo hanno generato. Due estremisti islamici ieri hanno tolto la vita a dodici uomini, gli stessi uomini oggi sono stati uccisi innumerevoli volte da quanti stanno riempendo le proprie bocche di parole d’odio.

Il giorno dopo, c’è solo una parola che ha davvero senso, solo una risposta per non uccidere ancora chi è già morto, per combattere l’estremismo in ogni sua forma: tolleranza.

Khalid Albaih

Illustrazione di Khalid Albaih