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Il caso Marco Galli: di autori, case editrici e mancanza di comunicazione

13 Maggio 2026
È stata la polemica dell'ultima settimana: cerchiamo di fare il punto della situazione e di riflettere su cosa possa comportare per il futuro.

Lo scorso 9 maggio i feed social della comunità fumettistica sono stati animati da un post scritto da Marco Galli, fumettista vincitore tra gli altri del premio Yellow Kid come Autore dell’Anno a Lucca Comics & Games 2021, sul suo profilo Facebook. Nel suo intervento Galli ha commentato la storia scritta per il nuovo albo della collana Dylan Dog Color Fest. Il Color Fest, per chi non lo sapesse, da tempo è la pubblicazione legata al personaggio di Tiziano Sclavi dove trovano spesso spazio autori più “lontani” dallo stile del mensile principale – che pure negli anni non ha mancato di sperimentare in tal senso.

Nel suo post l’autore ha preso una posizione forte nei confronti dell’editore Sergio Bonelli Editore perché la versione andata in edicola riporterebbe cambiamenti rilevanti a testi e dialoghi rispetto a quelli che erano stati concordati tra l’autore e l’editore, senza che quest’ultimo fosse stato consultato. Ecco il contenutto del post (i grassetti sono nostri).

Questo è un post che non avrei mai voluto fare.

Ma devo disconoscere, almeno in parte, questo Colorfest.

Nel leggerlo, ieri sera, mi sono cascate le braccia.

Praticamente quasi tutti i testi sono stati riscritti.

Personaggi a cui avevo dato un carattere specifico, sono stati snaturati. Le battute di Groucho completamente cambiate. Le dinamiche tra i personaggi saltate. Nomi dati a caso a personaggi a cui io, appositamente, avevo dato solo dei soprannomi.

Insomma un pesantissimo editing sui miei testi, in più sono state cambiate graficamente anche due vignette dove sono stati aggiunti degli spari, rendendo la scena narrativamente costruita male.

Ora, cose che potrebbero anche starci se ci fosse stato un confronto sui testi finali.

Per altro è stato fatto un lavoro pregresso sulla storia, quasi pagina per pagina, molto fitto. Ho accettato cambiamenti, cambi di scene, ecc. Sono stato altamente collaborativo, riconoscendo anche una dinamica fruttuosa in questa prassi.

Poi, mi trovo questa sorpresa.

Che per me è segno di mancanza di rispetto.

Perché autorizzare una storia completa di un autore, per altro abbastanza particolare, credo, se poi lo snaturi nella pubblicazione?

Ora, chi mi conosce sa che odio fare quello che tira fuori i “titoli” (in cui credo pochissimo), ma ho pure vinto il premio più importante che c’è in Italia come “autore”.

Questo significa che la scrittura nel mio lavoro è fondamentale, non solo il “cosa scrivo”, ma anche il “come scrivo”.

Non pretendo di essere il più grande scrittore del mondo (nemmeno il medio), ma un poco di rispetto sì che lo pretendo e allora, prima di cambiare, ci si confronta.

Non mi era mai successo fino ad ora, con nessun editore, nemmeno in Francia o in Spagna, nemmeno con lo stesso editore, per lo meno non una riscrittura così massiccia.

Dunque, mi si perdoni, ma disconosco pubblicamente questa versione, che non è la mia.

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La denuncia ha generato immediatamente un’ondata di solidarietà, ma soprattutto sono emerse altre testimonianze simili tra i commenti al post o in altre pagine, come per esempio quelle di Andrea Mozzato, in arte Officina Infernale, e di Gigi Simeoni:

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Il post di Galli ha portato alla luce una pratica che sembra essere nota da tempo, ovvero quella degli interventi dell’editore sulla versione finale da mandare in stampa, di cui si ricordano anche casi quasi clamorosi (ma non è questa l’occasione per citarli).

Gli interventi mettono in luce la presenza di norme contrattuali che permettono questo genere di interventi, e che quindi rendono queste situazioni possibili; d’altra parte si lamenta, anche in presenza di questa facoltà da parte dell’editore, una scarsa comunicazione nei confronti di un autore, oltretutto esterno all’editore e chiamato proprio per il suo stile personale e autoriale.

La discussione, pur mantenendosi su toni decisamente più civili che in altri casi, ha comunque creato un acceso dibattito, tanto che lo stesso Galli ci tiene a precisare:

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La risposta a Galli è arrivata il giorno successivo in una lunga diretta video sulla sua pagina Facebook da parte di Barbara Baraldi, accompagnata dallo Youtuber Luca Di Giacomantonio (in arte “Lucadeejay”), che riportiamo qua sotto.

L’intervento di Baraldi abbraccia molte considerazioni anche non strettamente legate al fatto in questione. In merito all’argomento i punti salienti possono essere riassunti in:

  • il pubblico spesso non conosce i meccanismi interni: “Il fumetto seriale mette in primo piano il personaggio… e non l’autore.
  • Dylan Dog è un personaggio con 40 anni di storia, quindi deve rimanere coerente.
  • Il lavoro è collettivo, non individuale.
  • L’editing finale non torna allo sceneggiatore, perché la priorità è il personaggio, non l’autorialità.
  • Le modifiche non sono “alle spalle”, ma parte del processo standard.
  • Il curatore ha il compito di garantire coerenza, non di “riscrivere l’autore”.
  • Se un autore vuole rileggere la storia prima della stampa deve chiederlo di sua iniziativa.
  • Nel caso specifico, la storia di Galli e quella della serie regolare avevano la stessa tematica. Per evitare un doppione, la redazione ha creato un personaggio ponte per collegarle con l’obiettivo di salvare la storia, non snaturarla: “C’è stata una volontà di non respingere la storia perché era bella… abbiamo fatto un lavoro incredibile per farle dialogare.
  • L’autore ha scritto il post senza un confronto interno ed è stato percepito come un’accusa implicita alla redazione.

Sono molti i discorsi che si intrecciano dopo questo scambio di vedute. Entrambe le parti portano le loro ragioni, ma viene da domandarsi se la discussione non possa portare a qualche cambiamento nel rapporto tra autori ed editori.

Da lettori “almeno consapevoli” certe modalità lavorative non sembrano sinceramente al passo con i tempi e i mezzi che le moderne tecnologie di comunicazione mettono a disposizione. La correttezza formale e contrattuale non può essere l’unica cosa che conta a fronte di rapporti umani e professionali che hanno bisogno di fiducia e trasparenza.

E nella necessità di maggiore attenzione alla comunicazione, rientrano anche le modalità di risposta di un editore in casi del genere: apprezziamo che Baraldi ci abbia messo la faccia in maniera aperta e diretta, anche se il video fiume della curatrice ha finito per toccare anche argomenti fuori dal tema specifico. Ma perché non è stata almeno affiancata dalla voce della direzione della casa editrice, perché non se ne fa cenno sulla pagina Facebook di SBE o su quella ufficiale del personaggio, perché non è stato rilasciato un comunicato stampa, anche per mostrare coesione e comunità di intenti?

Prima di andare avanti, un appunto sul concetto del “personaggio davanti all’autore”: se da un punto di vista della serialità può suonare corretto, non è detto debba essere un dogma. Ce lo insegnano oltre 80 anni di fumetti Marvel, ma ce lo insegna la stessa Sergio Bonelli Editore, per esempio con i Texoni di Guido Buzzelli o di Magnus, o la versione sempre di Tex di Eleutieri Serpieri o, restando su Dylan Dog, l’interpretazione magistrale di Attilio Micheluzzi.

Ma andando oltre, ci sono considerazioni che meritano di essere fatte anche dal punto di vista degli autori: in un mondo in cui la riflessione sul diritto dei lavoratori si è fatta sempre più approfondita a e dettagliata, per gli autori risulta sempre più importantente informarsi in maniera certa sui termini di un contratto e non accettare, quando possibile, condizioni che possano andare contro quelle che sono le proprie volontà e qualità morali e artistiche. Non stiamo certo dicendo che Galli sia stato “sprovveduto”, è un autore d’esperienza e non alla prima collaborazione con l’editore, ma proprio perché anche uno come lui si è ritrovato in una situazione in cui sentirsi non compreso e non supportato, ancor più è necessario richiamare a una maggiore attenzione e a cercare di far valere le proprie volontà in sede contrattuale.

Visti i nomi coinvolti e gli esempi portati in evidenza, oltre ai numerosi casi che hanno coinvolto non solo Bonelli ma anche altre importanti realtà del fumetto negli ultimi anni, speriamo che finite le polemiche immediate che generano i social si possa riflettere su nuovi modi di interagire tra datori di lavoro e lavoratori dell’editoria in generale.

In chiusura, segnaliamo che Laura Scarpa ha annunciato una live venerdì 15 maggio con ospite Marco Galli in cui parleranno della questione e immaginiamo anche di tante altre cose interessanti. Per maggiori informazioni, collegatevi alla pagina Facebook di Laura Scarpa: https://www.facebook.com/laura.scarpa.fumetti

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