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Zanardi: il rivoluzionario contro la rivoluzione, il ribelle dei ribelli

3 Aprile 2017
Andrea Pazienza il genio. Andrea pazienza il narratore. Andrea Pazienza l’artista. Andrea Pazienza il rivoluzionario. Andrea Pazienza, molteplice e uno, tra le più grandi personalità dell’universo culturale italiano. Andrea Pazienza è morto nel 1988, a 32 anni, probabilmente di overdose. Andrea Pazienza è un rompicapo, un cubo di Rubik, un intero cosmo troppo difficile da decifrare. Lui disegna, scrive, scarabocchia fin da quando è nato, o almeno così dice, e nel 1977 pubblica il suo primo capolavoro “Le Straordinarie avventure di Pentothal”. Nel 1981 il protagonista della sua nuova opera, pubblicata sulla rivista culturale “Frigidaire”, è il biondo dal naso

Andrea Pazienza il genio. Andrea pazienza il narratore. Andrea Pazienza l’artista. Andrea Pazienza il rivoluzionario. Andrea Pazienza, molteplice e uno, tra le più grandi personalità dell’universo culturale italiano. Andrea Pazienza è morto nel 1988, a 32 anni, probabilmente di overdose. Andrea Pazienza è un rompicapo, un cubo di Rubik, un intero cosmo troppo difficile da decifrare.

Lui disegna, scrive, scarabocchia fin da quando è nato, o almeno così dice, e nel 1977 pubblica il suo primo capolavoro “Le Straordinarie avventure di Pentothal”. Nel 1981 il protagonista della sua nuova opera, pubblicata sulla rivista culturale “Frigidaire”, è il biondo dal naso arcuato chiamato Massimo Zanardi. Massimo Zanardi è uno studente bolognese che frequenta l’ultimo anno di liceo : snello, furbo, malvagio. Ha solo due amici, o meglio due spalle, Colasanti e Petrilli, il primo bellissimo e sadico, il secondo buffo e ingenuo. Per capire Massimo Zanardi bisogna capire, almeno in parte, Andrea Pazienza e soprattutto chi era Andrea mentre scriveva di Zanardi.

Nel 1981 Pazienza è un ex marxista-leninista deluso dal fallimento del movimento studentesco del ’77, un nichilista disilluso che non ha più fiducia in niente. E così è Zanardi, creatura gelida e rapace, predatore velenoso. Le avventure di Zanardi si districano attraverso stupri, pestaggi, droghe e quant’altro. Il biondo farebbe qualsiasi cosa servisse per autodistruggersi e per distruggere quello che ha intorno, tutto ciò che lo circonda. A tratti, Zanna (per gli amici) ricorda Alexander DeLarge, l’egocentrico protagonista di “Arancia Meccanica”, film cult di Stanley Kubrick. Zanardi però è meno barocco, meno dandy ma più punk, è un chiaro esponente della Bologna dei primi anni ’80 della rivoluzione fallita.

In Zanardi la vita non vale nulla, personaggi muoiono e rinascono in maniera brutale, perché valgono molto di più i soldi e la droga (per i quali Zanna si danna), senza i quali non si può vivere in un universo dominato dall’estremo nichilismo. E’ come se Zanardi cercasse la distruzione per sopravvivere. Come se in un mondo come il suo, disilluso e spietato, freddo e ruvido, la violenza fosse l’unico modo per continuare ad esistere. In quel mondo questo è l’unico modo di vivere possibile per uno come Zanna. Per Zanardi non esistono regole.

Egli è il dio della discordia che raggiunge attraverso la violenza il suo riscatto, il riscatto di una generazione. A differenza di altri in Zanardi io non vedo l’annullamento delle emozioni ma (vedo) dei sentimenti ben precisi. Zanardi è arido ma non anaffettivo, vive in una sfera emozionale propria e unica. E’ nell’anarchia e nella violenza (non solo fisica) che Zanardi riempie il proprio vuoto. Lui è un liceale che ha già scavato il mondo e in fondo ha trovato solo disincanto.

Come scrisse Gino Castaldo “La sua cattiveria è una risposta all’insopprimibile ingiustizia del mondo”. Zanardi è il simbolo di una ribellione a una realtà cristallizzata, ostile e immutabile. E’ il vessillo della lotta al perbenismo. Zanardi è il rivoluzionario contro la rivoluzione, è l’incendiario che riduce in fiamme il mondo. Zanardi ha bisogno della violenza, lo fa sentire vivo, è l’unico binario che ha trovato per percorrere questo mondo.

Così la storia di Zanardi finisce nel 1988 dentro un fast food : ma il biondo dal naso arcuato vive dentro di noi, infinito ed immutabile, il ribelle dei ribelli, e osserva ancora il mondo immobile e la rivoluzione fallita, oramai conscio che nessuna rivoluzione avrà mai un esito positivo e che nessun potere sarà mai buono.

Salvatore Vivenzio

Salvatore Vivenzio

Salvatore Vivenzio è uno scrittore, sceneggiatore e giornalista nato a Roma nel 1997. A quindici anni pubblica il suo primo romanzo : “Radioactive”, edito dalla casa editrice Montecovello Edizioni nel 2013. Con il racconto inedito The Strange Hood vince il premio Calamaio al Fantaexpo 2014. Vince il premio “Giovane dell’Anno” al meeting dei giovani di Palma Campania ed il premio della “Giornata della Cultura” a Saviano per il romanzo “Radioactive”. Pubblica “Awake” nel 2014, un romanzo breve edito dalla Genesis Publishing. E’ fondatore di "La Stanza", un collettivo di autori per la produzione di progetti relativi al mondo del fumetto e della letteratura illustrata. Nel 2017 pubblica tre fumetti per l'editore "ALT!". Ha lavorato come giornalista per "ComicsOn", "MangaForever", "OverNewsMagazine", "The Brain of pop culture" ed il giornale "Il Pappagallo".

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