Quando Verne anticipa il Signore delle Mosche.

Quando Verne anticipa il Signore delle Mosche.

“Due anni di vacanze” di Brremaud, Chanoinat e Hamo è un fumetto piuttosto interessante pubblicato originariamente da Glenat nel 2018-2019 e portato in Italia nel 2020 dalle Edizioni ReNoir, nella scorrevole traduzione di Isabella Donato.

 

page_1_thumb_large

 

L’adattamento di Verne.

 

Il volume è già di per sé interessante: è un buon fumetto avventuroso, tratto in modo libero (ma, tutto sommato, fedele allo spirito) da un romanzo del Verne avventuroso nel 1888. Più o meno negli anni in cui, da noi, gli scolaretti del “Cuore” di De Amicis conquistavano i ragazzi, questa opera avventurosa intratteneva il pubblico coetaneo francese. L’idea è semplice ma di grande efficacia: Verne adatta, dichiaratamente, il Robinson Crusoe (1719) di Daniel Defoe – uno dei testi fondativi della nascita del romanzo, tout court – in un romanzo per ragazzi.

Le modifiche sono evidenti e però interessanti: non ci si limita a mettere un protagonista ragazzino (come Verne aveva già fatto nel suo “Un capitano di quindici anni” del 1878, giovanissimo avventuroso come i protagonisti dei raccontini mensili di Perboni in “Cuore”) ma trasforma il singolo naufrago Crusoe in un intero gruppo di studenti, compagni dello stesso istituto, che per una disavventura nel 1860 naufragano – per due anni, come chiarisce il titolo – su un’isola deserta.

La presenza di una collettività, e non di un singolo, rende il tutto molto più interessante: se in Defoe si misurava il contrasto tra la fiducia illuministica nella propria ragione propria di Crusoe e il rischio comunque accennato con modernità psicologica di scivolare nella follia, qui l’elemento messo alla prova è la coesione sociale. Cosa succede a ricreare una piccola comunità in uno spazio isolato, senza i vincoli delle norme della società che ci circonda?

A margine, va osservato che questa dimensione corale del romanzo porta a una tavola di apertura, nelle illustrazioni storiche del romanzo verniano, che mostra i singoli ragazzi nel loro aspetto, a evidenziare che ognuno avrà un ruolo e una personalità ben definita. Ne nasce una tavola che può già ricordare quella di un fumetto, anche se non sequenziale (anche se pure nel fumetto moderno, probabilmente con l’aggiunta di qualche didascalia e/o balloon, potrebbe esserci una tavola di questo tipo di presentazione dei personaggi, non troppo diversa).

 

'Two_Years'_Vacation'_by_Léon_Benett_07

 

Il tema di fondo è, quindi, quello di molta letteratura marinaresca, tra le righe: quello dell’ammutinamento. In mare, o dopo il naufragio su un’isola deserta, la società può sopravvivere solo facendosi più rigida, ma spesso proprio questo rigore porta all’insurrezione che, nell’isolamento marittimo, non è però impossibile da bloccare. Il più celebre, anche nei suoi adattamenti letterari, filmici, e fumettistici, è il caso dell’ammutinamento, storico, del Bounty, che avviene curiosamente in una data simbolica come il 1789 (un ottimo adattamento a fumetti è quello di Rudoulph e Micheluzzi, di cui accennai qui). Pochi anni prima del romanzo di Verne, uno spettacolare ammutinamento è al centro de “L’isola del tesoro” (1881), portata a fumetti da Pratt e da Boscarato (vedi qui), tra i molti altri.

Un ammutinamento apparirà anche nella seconda parte del libro (e del fumetto), a introdurre quelli che saranno gli antagonisti dei giovani protagonisti, in uno scontro sproporzionato – ragazzi contro adulti criminali – di grande efficacia drammatica, che serve anche a ricompattare il gruppo dei giovani. Lo stesso scontro che affrontano Crusoe e Venerdì nel finale del Robinson, dove la sproporzione drammaticamente efficace è la lotta dei pochissimi contro i molti.

La cosa più interessante del romanzo, però, è ovviamente il tema proposto nella prima parte: cosa succederebbe facendo tornare un gruppo di giovani europei perfettamente civilizzati ad un teorico “stato di natura”, senza più alcuni vincolo adulto a trattenerli? Il tema è interessante perché, appunto, la giovane età fa presupporre delle menti meno plasmate dalla società, e quindi uno sviluppo potenzialmente imprevedibile, che permette all’autore di indagare la sua visione dell’uomo.

Verne, come al solito, mostra tra le righe il suo problematico positivismo: nel complesso le convenzioni sociali tengono, ma non senza sforzi o in modo naturale (il positivismo problematico di Verne applicato alla fiducia nella ragione e nella tecnoscienza viene adombrato bene, nei temi del naufragio sull’isola, nel suo romanzo del 1874, “L’isola misteriosa”, adattata a fumetti da Nizzi e Caprioli, di cui ho trattato qui). Qui a esser messo alla prova non è l’ottimismo verso la ragione tecno-scientifica, ma quello verso la ragione come civiltà giuridica e morale: e i pirati arrivano provvidenziali a ricompattare i nostri quando la trama, altrimenti, porterebbe o a un conflitto interno tra i ragazzi, o a un calo della tensione narrative (due cose che Verne non vuole e non può permettersi).

Una ripresa illustre: Il Signore delle Mosche di Golding.

 

LordOfTheFliesBookCover

 

Il tema dunque è, come spesso in Verne, affascinante e promettente. E il testo sarà così dichiaratamente ripreso da William Golding nel suo “Il signore delle mosche” (scritto nel 1952, pubblicato nel 1954), sviluppandolo appieno. All’intomani della seconda guerra mondiale, nel pieno della guerra fredda, la riflessione – cupamente pessimistica – di quest’opera può finalmente permettersi di portare alle estreme ma logiche conseguenze le evoluzioni cui Verne accenna solo, come incrinature che ancora non spezzano il ghiaccio sottile della civiltà. Golding sottolinea anche come la naturale propensione al male dell’uomo (“L’uomo produce il male come le mosche il miele”) porti a una società totalitaria che addirittura regredisce al sacrificio umano dei culti primordiali (il “Signore delle mosche”, il cadavere del pilota in putrefazione, diviene un idolo che richiama nel nome il Beel Zebub biblico, parodia dispregiativa delle crudeli e primordiali divinità mesopotamiche, da cui il cristiano Belzebù).

 

locandina

 

Il successo di Golding avviene dopo il paperback del 1959, aiutato anche dal film del 1963 (ne seguiranno altri due adattamenti) e forse dalle censure scolastiche, che poi si tradurranno, col tempo, in approvazione (il volume è stato, ovviamente in anni diversi, il più censurato nelle biblioteche scolastiche USA, e il più adottato come libro di lettura). Golding ottenne il Nobel letterario nel 1983, Stephen King nominerà la sua Castle Rock – piccola città ambientazione di quasi tutte le sue storie del Maine – dal nome del fortino che i ragazzi costruiscono nel romanzo (e, in effetti, anche per King la civiltà è un ghiaccio sottilissimo). Una serie non solo fortunata, ma fondante della nuova serialità come Lost (2004) è fortemente debitrice al Signore delle Mosche, apertamente omaggiato nel serial, che è quasi un “Signore delle mosche” con adulti ai suoi esordi (prima delle sempre maggiori complicazioni esoteriche).

L’analisi del fumetto.

DUE_ANNI_VACANZE_pag14

Ma, appunto, tutto deriva da un’idea brillante di Verne: e quindi, questo fumetto consente un ritorno al testo originale. Veniamo dunque al fumetto in sé, dopo questa premessa ampia – mi rendo conto – ma a mio avviso necessaria a far emergere l’importanza di questo testo, che va oltre il puro “romanzo d’avventura” verniano.

Il segno adottato, come si può notare facilmente, è quello della classica ligne claire francese, non troppo dissimile dal modello fondante di Hergé in “Tintin”, fatto salvo il segno personale di Hamo, che realizza disegni e colori. I personaggi sono stilizzati, in un segno tondeggiante e semplificato, che li caratterizza con efficacia, a partire dai due opposti leader, quello più positivo, Briant, e quello più dispotico e altezzoso, Doniphan (che non è comunque una figura monodimensionalmente negativa). Un dualismo che ricalca quello del Signore delle mosche, ma che qui appare, almeno visivamente, non lontano da quello che oppone Harry Potter alla sua nemesi scolastica, Draco Malfoy (a dimostrazione come si tratti di archetipi piuttosto profondi, il piccolino castano dall’aria onesta e l’aristocratico longilineo biondo dai tratti signorili).

Come tipico nella linea chiara, alla stilizzazione lievemente caricaturale dei personaggi (qui piuttosto trattenuta, anche nei modi della recitazione, del movimento, dell’espressione del volto) fa specchio una realizzazione accuratissima e veristica degli sfondi, che in questo caso sono ovviamente soprattutto vedute naturali.

DUE_ANNI_VACANZE_pag19

 

La tavola è altrettanto naturalmente quella di impostazione francese, su quattro strip, interpretate qui però in modo piuttosto libero. Benché leggibile, il formato dell’albo è lievemente più piccolo del classico formato francese, cosa che forse sacrifica un po’ il pieno apprezzamento della bellezza del segno. Stante la struttura di fondo, la disposizione delle vignette, pur restando in uno schema ortogonale, è molto libera, con pagine molto variate che rendono particolarmente gradevole la lettura, in un incastro raffinato di vignette dal taglio orizzontale e verticale.

La fedeltà al testo verniano (nello spirito: vi sono alcune sintesi che si sono operate per snellire il testo, e che fanno quindi parlare di “liberamente adattato” da Verne) porta a una narrazione sempre scorrevole ma che dosa con la sapiente parsimonia dell’autore francese i colpi di scena, in favore di scene anche più ordinarie che servono a dare spessore ai personaggi e creare con gradualità tensioni e conflitti psicologici. Non mancano comunque non solo scene d’azione, ma anche scene piuttosto violente, non gratuite, in parte smussate ma non dissimulate dalla morbidezza del segno e dall’accortezza degli sceneggiatori.

 

Un’ipotesi didattica.

 

In generale, dunque, un lavoro fumettistico di cui si percepisce l’indubbia qualità, che si presta particolarmente bene, volendo, per un lavoro scolastico: permette infatti di introdurre la linea chiara francese su un autore del fantastico francese come Verne, che è obbligatorio a mio avviso trattare, almeno in accenno e con letture di brani, nel biennio delle superiori durante l’analisi dei generi (anche come fascia di età, oggi, mi pare quella congeniale: senza escludere le medie o, ovviamente, allievi più grandi, magari in una proposta mirata agli interessi del singolo discostandosi maggiormente dal programma letterario del triennio). Inoltre, specie alle superiori, si potrebbe accostare al “Signore delle mosche”, più che alla lettura diretta del testo di Verne, interessante per le ragioni che abbiamo detto ma minore rispetto ad altri (probabilmente, la proposta migliore restano le Ventimila Leghe sotto i Mari). Si potrebbe così operare un confronto tra i due testi, evidenziando similitudini e differenze (estendendo magari il confronto a Lost per gli allievi che la conoscono – oggi, in media, il gruppo non minuscolo ma minoritario degli appassionati di serie tv oltre quelle in voga al momento). Un percorso che porterebbe con utilità a iniziare a riflette (col testo di Golding) sulle origini profonde del totalitarismo, introducendo una lettura che può tornare spendibile più avanti – al di là del valore in sé – nell’ottica di un percorso per la maturità: e il confronto con Verne darebbe spessore ulteriore al percorso.

Ma, naturalmente, si può anche optare semplicemente, a un primo livello, per la piacevolezza dell’intrattenimento della Grande Avventura, in cui Verne – e il miglior fumetto francese popolare – eccelle.