Adattamenti a fumetti: Tarzan, il capostipite

Adattamenti a fumetti: Tarzan, il capostipite

Trattando su questo blog di adattamenti a fumetto, una particolare importanza riveste lo stabilire quale sia stato il primo adattamento di un testo letterario a fumetti. Se facciamo riferimento solo al fumetto moderno, che a partire da Coulton Waugh (The comics, 1947) si fa risalire a Yellow Kid (1895), probabilmente il punto di inizio può essere posto con il Tarzan di Edgar Rice Burroughs., adattato a fumetto nel 1929 da Hal Foster in una serie di Daily Strips per i giornali di Hearst. In quel periodo infatti nasce il fumetto avventuroso, segnato dalla trasformazione di Wash Tubbs da fumetto umoristico a fumetto avventuroso (con il nuovo personaggio centrale di Captain Easy) nel 1928.

L’anno seguente Tarzan è uno dei primi fumetti avventurosi: e probabilmente il primo adattamento letterario a fumetti. L’originale letterario era apparso nel 1912 su Argosy – All Story, il capostipite (dal 1882) delle riviste pulp americane. Dalla copertina, che potrebbe non essere lontana da certe copertine bonelliane di oggi, vediamo subito la duratura e forte influenza del romanzo pulp sul nascente fumetto avventuroso.

Raccolto in volume nel 1914, Tarzan non è solo un romanzo di successo, ma diviene l’incarnazione di un archetipo. I romanzi proseguiranno fino al 1965, per poi avere anche alcuni sequel autorizzati, e numerose parodie o imitazioni. Dal 1918 il personaggio si era incarnato anche al cinema, anche qui con un successo che giunge fino ai nostri giorni.

E anche nel fumetto l’archetipo dimostra la sua vitalità, generando la stirpe di innumerevoli imitatori, i tarzanidi. Il primo è un fumetto parodistico di Jerry Siegel (poi autore di Superman, nel 1938) per il giornale studentesco The Torch, nel 1931: ed è evidente il rilievo di questa fonte seminale, se spostiamo l’eroe dotato di forza erculea dalla giungla vera a quella di cemento della città moderna.

Anche Phantom (1936) di Lee Falk, fondamentale prototipo del supereroe moderno, ha un debito potente con l’immaginario di Tarzan, specie nell’ambientazione, benché vi aggiunga numerosi elementi autonomi ricavati dall’archetipo del vendicatore mascherato, che appunto portano verso la nascita del maggiore filone del fumetto americano moderno.

 

Il filone softcore del fumetto, un’altra fortunatissima linea del medium (da cui nasce anche il fumetto “intellettuale”, con Valentina di Crepax, nel 1965), ha le sue radici nelle tarzanidi al femminile, a partire dalla Sheena (1937) di Will Eisner. Il motivo è evidente: il contesto della giungla e l’archetipo tarzanico, riconosciuto come tale, dava una giustificazione plausibile alla raffigurazione di fanciulle svestite.

Naturalmente, in tutto questo non siamo ancora nell’adattamento modernamente inteso, dove ci si pone il problema della fedeltà dell’opera, per valutare poi se decidere in che modo interpretarla (una tendenza che, in modo sistematico, inizierà coi Classic Illustrated dal 1941 in poi, di cui ho già parlato su questo blog). Quello che viene ripreso è l’archetipo del superuomo insito in Tarzan, cui si aggiunge l’elemento di un forte esotismo.

Tuttavia – come del resto avviene per tutti i media – fin dalla sua nascita il fumetto avventuroso si collega a una ripresa di archetipi dai media precedenti, in questo caso (assieme a stimoli dall’arte visiva) di origine letteraria (e già con un successo, tra l’altro, nell’ambito filmico). Interessante sottolineare poi una curiosità: pochi anni dopo, nel 1935, realizzando il suo film capolavoro Tempi moderni, Charlie Chaplin omaggerà il Tarzan fumettistico di una palese citazione.

Lo spietato capitalista dell’azienda ove è sfruttato Charlot assieme agli altri operai (una caricatura di Ford) passa infatti il suo tempo in futili diletti mentre gli operai sgobbano. Tra questi, la lettura del giornale, dove fa bella mostra di sé la pagina dedicata alle avventure del nostro eroe. La corrispondenza è forse casuale, ma ci sottolinea come sia il fumetto avventuroso, sia un film come Tempi Moderni siano figli di una grande crisi, il venerdì nero di Wall Street del ’29. Il fumetto avventuroso – come il cinema sonoro, nato nel 1927 ma esploso dai primi anni ’30 in poi – era infatti una necessaria evasione nel brusco risveglio dall’American Dream dei Roaring Twenties, i ruggenti anni ’20. Mentre Tempi moderni, sotto l’apparente elemento del divertimento comico, era una spietata – ma efficacissima e accessibile a tutti – analisi dello sfruttamento capitalistico.

Un’altra testimonianza, comunque, dell’importanza del Tarzan fumettistico, non solo nella storia del nostro medium.