Pirandello a fumetti

Pirandello a fumetti

Sulle pagine letterarie del Corriere della Sera di oggi si riferisce del ritrovamento di una novella perduta di Pirandello (vedi qui). La cosa mi ha fatto riflettere sulla relativa scarsità di adattamenti fumettistici pirandelliani; cosa abbastanza particolare, dato che è l’autore più rilevante (almeno a livello di notorietà internazionale) del nostro canone del ‘900, e a mio avviso si presta bene ad un adattamento fumettistico con la sua scrittura brillante, umoristica, paradossale. E la sua riflessione seminale sull’Umorismo, nel saggio del 1908, può dire molto anche ai comics, che in Italia sorgevano in quell’anno sul Corriere dei Piccoli.

Inoltre, il tema della maschera è centrale per tutto il fumetto supereroico (qui un pezzo valido di Andrea Mazzotta, che analizza questo argomento), e da Watchmen in poi – per dire di un punto di svolta: già Will Eisner, in The Spirit, iniziava in modo umoristico a decostruire… – è centrale la riflessione dei “super” sul dubbio: chi siamo, dietro la nostra maschera? In questo caso, la metafora diviene letterale, per assumere di nuovo valenza allegorica: il superuomo indossa davvero una maschera e non sa più chi è la vera persona dietro la tuta sgargiante e i superpoteri, ma questo diviene la metafora, negli autori più smaliziati come Alan Moore e altri, dell’uomo moderno e del suo spaesamento.

Naturalmente qualcosa c’è: su “Il Giornalino” sono usciti degli adattamenti di Stefano Voltolini, autore completo, che sulla testata cattolica aveva realizzato un “fantasi” all’italiana che ritengo molto bello, “Leo e Aliseo”. La giara, La patente, Il figlio cambiato sono adattati fedelmente, con una tavola di impianto bonelliano, un segno realistico, una colorazione pastello. Un buon lavoro di un serio professionista, sulla scia di molti adattamenti giornalineschi. Ma c’è ben poco altro, anche a cercare. Di simile, c’è questo volume di Nunzio Brugaletta con altre novelle pirandelliane, adattate in tavole acquerellate dal segno di sintesi interessante.

Su La Stampa “Il fu Mattia Pascal” è stato omaggiato di una delle loro “graphic novel”, che va qui davvero inteso come novelle grafiche (pure stringate), perché si tratta di una singola splash page riassuntiva, in questo caso del loro disegnatore satirico Delvox, indubbiamente bravo e dotato del dono della sintesi. A volte queste “novelle grafiche” della Stampa vedono anche ospiti esterni, inclusi ottimi nomi del fumetto italiano: ma restano un lavoro certo fumettistico e di adattamento, ma un po’ particolare, di cui dovrò riparlare.

L’omaggio più serio al Mattia Pascal è il brillante adattamento di Tiziano Sclavi ne “L’uomo che visse due volte” su Dylan Dog 67. Operazione notevole, molto libera e al contempo fedele all’originale, ovviamente mettendone in luce le sfumature più gotiche. In questo caso sì, abbiamo un fumetto consistente anche di dimensione (che non è tutto, ma ha un suo significato) e realizzato da un maestro indiscusso del fumetto italiano come Sclavi. I disegni, efficaci, sono di Andrea Venturi.

Nell’ambito del graphic novel, Kleiner Flug ha infine pubblicato un valido adattamento di Enrico IV, di  Lorenzo Bianchi e Angelica Regni, che la nostra Giulia Prodiguerra ha recensito qui. Una delle poche, se non l’unica, opera “lunga” dedicata all’autore, almeno in campo italiano (che però dovrebbe essere, in teoria, il primo della sua valorizzazione).

Naturalmente potrebbe essermi sfuggito qualcosa di rilevante, e in questo caso ringrazierò il lettore che vorrà segnalarmelo. Ma, in linea di massima, direi che Pirandello risulta un po’ sottorappresentato negli adattamenti fumettistici italiani.