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Pasolini Speciale (Barta Edizioni). Intervista a Luca Ralli

14 Giugno 2023
Su questo blog dove mi occupo principalmente dei rapporti tra letteratura e fumetto non potevo non guardare con grande attenzione a questa notevole antologia fumettistica “Pasolini speciale” realizzata da Barta Edizioni, di cui avevo già recensito questa interessantissima indagine sul canone artistico a fumetti, volto a una proposta di riequilibro rispetto all’esclusione della componente femminile dalla storia dell’arte.     Di Pasolini a fumetti avevo già parlato qui, cercando di dimostrare una sua particolare persistenza nell’ambito fumettistico. Questo lavoro, di alto livello come scavo artistico e documentazione sull’autore, conferma questa tendenza e merita una analisi specifica che svilupperò a breve.

Su questo blog dove mi occupo principalmente dei rapporti tra letteratura e fumetto non potevo non guardare con grande attenzione a questa notevole antologia fumettistica “Pasolini speciale” realizzata da Barta Edizioni, di cui avevo già recensito questa interessantissima indagine sul canone artistico a fumetti, volto a una proposta di riequilibro rispetto all’esclusione della componente femminile dalla storia dell’arte.

 

 

Di Pasolini a fumetti avevo già parlato qui, cercando di dimostrare una sua particolare persistenza nell’ambito fumettistico. Questo lavoro, di alto livello come scavo artistico e documentazione sull’autore, conferma questa tendenza e merita una analisi specifica che svilupperò a breve. Prima, però, ho voluto intervistare Luca Ralli, che ha seguito il progetto realizzando, come vedremo, molte delle storie contenute nell’antologia. Ne sono emersi spunti di grande interesse, che quindi ripropongo.

 

 

Il volume parte ovviamente dall’occasione del centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini, grazie a Giovanni Spano, l’associazione culturale Daydreaming Project, Barta Edizioni e il Centro Universitario Teatrale Cut Trieste, che hanno contattato otto artisti di calibro internazionale per realizzare una mostra itinerante/graphic novel, incentrata sulle opere dell’autore. La mostra è stata presentata il 9 gennaio 2023 nella Sala Xenia (Riva III Novembre, 9, Trieste) ed è proseguita fino al 4 febbraio. Nello specifico, gli artisti coinvolti sono stati: Andro Malis, Guglielmo Manenti, Andy Prisney, Gardums Cristina Gardumi & Ki, Stefano Zattera, Marco Corona e Luca Ralli.

Come nasce l’idea di dedicare un lavoro fumettistico di questo tipo a Pasolini, al di là dell’ovvia ricorrenza del centenario? (passato tra l’altro forse un po’ sottotono rispetto all’importanza dell’autore…)

Io in realtà sono stato chiamato in causa da Andrea Settis Frugoni di BARTA quando l’idea era già in piedi. Per cui su questo lascerei la parola a Nanni Spano, curatore della mostra e primo “complice” di questo progetto, che nella postfazione del volume scrive: “in occasione del centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini, l’associazione culturale DayDreaming Project ha contattato una serie di artisti, conosciuti a livello nazionale e non solo, chiedendo loro di illustrare un volume a fumetti (…). L’intento era di fare contemporaneamente il libro e una mostra delle tavole appositamente disegnate, illustrate, scritte, immaginate per il progetto”.
Il punto era in qualche modo “scandagliare l’enorme produzione pasoliniana, tra produzione letteraria, drammaturgie, indagini giornalistiche, cinema, poesia” sottolineandone la varietà, la profondità e l’autorialità. Edè qui che sono entrato in gioco anch’io…

 

 

Ci sono stati già molti lavori dedicati a Pasolini, data la sua indubbia importanza nel canone italiano. Toffolo, Origa, i due lavori di BeccoGiallo, la rielaborazione nel Battaglia di Recchioni e Leomacs, il recente omaggio di Linus e altri. Che influenza hanno avuto questi lavori sul vostro, se ne hanno avuta?

“Influenza” è una parola strana. Soprattutto parlando di un libro basato in buona parte sui “plagi” (tutta la parte mia!). Sarei tentato di rispondere “nessuna”, ma probabilmente mentirei, pur dicendo indubbiamente la verità.

Intanto, un po’ tutti i lavori da te citati hanno sicuramente avuto un’influenza “a togliere”. Nel senso che uno dei punti base da cui sono partito è stato proprio quanto fosse già stato fatto e detto su Pasolini e cercare di evitare di rifarlo e ridirlo. Quindi me li sono letti e sfogliati con una certa attenzione. In particolare il meraviglioso “intervista a Pasolini” di Davide Toffolo, che già conoscevo abbondantemente, libro che riesce a rendere Pasolini più vivo e attuale che mai… “personale” proprio. Che senso avrebbe mettersi in competizione con una cosa del genere? Anche per questo dico “a togliere”: “stai lontano da Toffolo!” era una specie di mantra che mi ripetevo mentre cercavo di capire come affrontare questo lavoro.

Tra l’altro, proprio con Davide mi sono confrontato “a sua insaputa” (lui non se ne sarà nemmeno accorto, immagino!) durante l’ultima Lucca, subito prima di iniziare a lavorare al volume, approfittandomi del fatto che ci stessimo fumando una sigaretta per fargli tutta una serie di domande sul suo libro e sul suo approccio a Pasolini. Lui non sa quanto ho apprezzato: ne approfitto per ringraziarlo!!

Sul lavoro di Linus, vabbeh: credo l’ispirazione sia evidente, al di là di Pasolini, proprio nella struttura del libro. E ancora di più nella scelta degli autori citati/plagiati. Tutti autori che a me sono arrivati (secoli fa) proprio attraverso Linus… tanto che, in fondo alla prima pagina, oltre ai dovuti ringraziamenti, c’è il plagio/omaggio al primo numero di PasoLinus, “copertina” compresa…

 

 

Lo stesso Pasolini si era avvicinato, per certi aspetti, al fumetto: il suo “La terra vista dalla luna” nasce dichiaratamente pensando lo storyboard come un fumetto nelle esplicite dichiarazioni dell’autore. Avete indagato anche questo aspetto dell’autore, magari nella documentazione per la realizzazione delle opere?

Sì, senza ombra di dubbio. Come documentazione tanto.
Avevo anche pensato a un plagio diretto del Pasolini “fumettista”, ma mi sono auto-censurato, tornando allo “stai lontano da Toffolo!”
In compenso la copertina, con il Pasolini/KrazyKat che dipinge il proprio autoritratto, è tutta dedicata al Pasolini pittore…

 

 

Il filo conduttore del volume, che si struttura su racconti a fumetti di vari autori, è costituito dalle tue (Luca Ralli) riletture di Pasolini riprendendo gli stili di famosi autori dei comics: Schulz, Windsor McCay, George Herriman, Jules Feiffer, Frank King, Johnny Hart e Bill Watterson. Queste storie sono intervallate ad altri fumetti di singoli autori. Come nasce l’idea di questo tipo di approccio?

L’idea nasce “intera” e in qualche modo “simultanea”. Una di quelle strane idee che prima non c’era niente e all’improvviso vedi tutto e tutto insieme.
Il gioco è stato semplice: sono stato chiamato con l’intento di fare una sorta di cornice narrativa. E a me le cornici narrative non piacciono: le trovo posticce, soprattutto se fatte a posteriori.
In più, come “unire” con una storia e uno stile tante autorialità così diverse, spesso divergenti, e comunque sempre così tanto autoriali?
Cercavo in qualche modo una maniera di non “costringere” gli altri in una cornice, di valorizzare anzi proprio le differenze, soprattutto pensando alla vastità e varietà della produzione di Pasolini, alle differenze appunto…
E ho pensato: non “cornice”, ma “contenitore”. Le parole, proprio.
E all’istante ho visto le riviste a fumetti che leggevo io (Linus in testa, ma il Grifo, Comic Art, L’Eternauta, ecc.).
E questo si è unito, ma in modo ovvio, davvero senza pensarci, con una mia grande fissa: il plagio. Io adoro disegnare i disegni degli altri. L’ho sempre fatto. Ho imparato a disegnare scopiazzando i personaggi delle Sturmtruppen di Bonvi, dei Peanuts e di B.C. che trovavo nei vecchi Linus dei miei genitori (che all’epoca non erano così vecchi, in realtà!)
E improvvisamente era tutto lì, dall’editoriale al colophon, agli autori: 7 sono troppi per un libro? Ok: facciamo una rivista e mettiamocene 14!

 

 

Il tuo lavoro ricorda in parte quello di Robert Sikoryak, o quello sul Linus di Igort fatto da Massimo Giacon, in altri modi. Ha inciso questa ispirazione o sei partito in modo autonomo?

In realtà no, non ci ho pensato affatto. Anche se conosco il lavoro di Sikoryak e a maggior ragione quello di Massimo.
Come dicevo prima: sono tutte fisse mie, che mi sono trovato dentro e che ci stanno da tempo. Nella mia “carriera” ho fatto plagi di chiunque, da maestri come Pazienza, Breccia, Battaglia o Muñoz a amici come Marco Corona e Edoardo Cottafavi… certo, è un po’ buffo dire che sono partito “in modo autonomo” quando il mio lavoro si è basato tutto sul lavoro di altri…

 

 

Se i tuoi fumetti operano questo gioco ironico di far confliggere alto e basso, le altre storie sembrano volte a un linguaggio sperimentale, in cui prevale l’uso della “tavola unica”, non sempre come splash page, ma in modi differenti. C’è una motivazione dietro questa scelta prevalente o nasce semplicemente dalle scelte individuali degli artisti?

In realtà nasce tutto da scelte individuali, almeno in questa direzione: il punto era proprio valorizzare le differenze e l’autorialità. Gli altri nemmeno sapevano cosa stessi facendo io, e non l’hanno saputo che dopo aver finito i loro lavori. Perfino con Nanni Spano, se ricordo bene, mi sono confrontato solo dopo aver visto i lavori degli altri.
Credo che l’unico che si è dovuto adattare in questo progetto, creando un contrappunto visivo e narrativo con gli altri autori, sia stato proprio io.
Anzi, il punto è stato esattamente questo: per sviluppare l’idea, prima dovevo vedere, e leggere, e capire le storie degli altri. Per scegliere gli autori da mettergli accanto, per capire se metterli prima o dopo, per costruire una concatenazione di stili, ma anche e soprattutto di storie, di argomenti e di testi (pasoliniani o miei), avevo bisogno di partire proprio dalle loro storie. Di dargli un ordine, di metterle in fila e di iniziare a costruire da lì.
Se sfida deve essere, che lo sia fino in fondo!

 

 

Marco Corona illustra il suo Pasolini partendo da una visita a Sabaudia (vedi qui), città di fondazione fascista, utilizzando il suo consueto stile di “cartoonismo sperimentale” in una griglia regolare e partendo dalla sua esperienza attuale, con un episodio connesso alle sue ricerche su Pasolini. Ma quanto c’è ancora di davvero vitale di Pasolini oggi?

La domanda è posta in modo strano. Il che la rende divertente. Vorrei giocare a “scomporla”, se me lo consenti, e risponderti in due tempi.

Se intendi “cosa c’è di attuale” direi tutto. A parte il linguaggio (che spesso è semplicemente il linguaggio “datato” di un intellettuale di altri tempi, ma non per questo meno vero!). Ma davvero tutto: dalla lotta contro i moralismi sul sesso e sulla libertà personale, all’idea sul ruolo che dovrebbe avere la cultura nel mondo, alla visione politica sui nuovi fascismi… il “conformismo omologante” che Pasolini temeva è ancora lì, sempre di più, il moralismo perbenista istituzionalizzato di famiglia e religione è ancora lì (anche se ci illudiamo sia cambiato, ha solo cambiato volto… e nemmeno troppo!), il maschilismo (che sembra tornato quello degli anni ’50), la borghesia piccola e meschina, il sottoproletariato, le periferie, le povertà (il consumismo sfrenato ha creato nuove povertà piene di cose: apparentemente meno povere, ma altrettanto disperate)… il consumismo… quella che Pasolini chiamava “la società dei consumi”, che stigmatizzava come il “nuovo fascismo capitalista”… è ancora tutto qui.
Il consumismo come nuova e più subdola forma di fascismo era uno dei cavalli di battaglia dell’ultimo Pasolini, che ha affrontato il tema molte volte, compreso proprio nel discorso su Sabaudia citato da Corona! E quella dei nuovi fascismi capitalisti (sempre più xenofobi, nazionalisti e moralisti), che all’epoca era una minaccia visibile agli sguardi “illuminati”, è oggi una drammatica realtà evidente a tutti (chi ci governa, da ormai 30 anni, in maniera via via sempre meno nascosta?).

“…è stato una specie di incubo in cui abbiamo visto l’Italia intorno a noi distruggersi e sparire… e adesso, risvegliandoci forse da questo incubo, ci accorgiamo che non c’è più niente da fare.”
(PPP – discorso su Sabaudia – 1974)

Se invece intendi davvero, alla lettera, “cosa c’è di VITALE” mi verrebbe da dire niente. O almeno molto poco. Quello che non c’è più, quello che io non vedo, è la controparte che in teoria doveva combattere tutto questo. Quella sinistra cui Pasolini si rivolgeva non c’è più. È morta. Quella classe politica, letteralmente, non è più vitale. Ma nemmeno quegli intellettuali, ci sono più. Anzi: la stessa figura dell’intellettuale oggi è vista con sospetto (a meno che non si considerino “intellettuali” i vari opinionisti tuttologi che, boh… non so cosa mi faccia più paura).
La speranza forse è nelle nuove generazioni, in qualcosa che noi ancora non vediamo o non abbiamo previsto, qualcosa o qualcuno che venga in qualche modo a “scozzare le carte” (cosa che Pasolini auspicava, in un paio di interviste sui “giovani”, pur con molto scetticismo, visto il conformismo che vedeva in quei giovani… che tra parentesi all’epoca eravamo noi, quelli della mia generazione o poco prima, e quindi, visti i risultati, qualche dubbio sul fatto che potesse almeno in parte avere ragione un po’ mi viene).

“la parola speranza è cancellata dal mio vocabolario”
“ma quindi lei non ha speranze?”
“no”
(PPP – intervista di Enzo Biagi – 1971)

 

Ringrazio davvero di cuore Luca Ralli per la disponibilità dimostrata e per gli interessanti spunti che ha fornito!

Abbiamo parlato di:

Pasolini Speciale – Segni senza compromessi
AA.VV.
Barta Edizioni, 2023
120 pagine, brossurato, colori – 15,00 €
ISBN: 9788898462568

Lorenzo Barberis

Lorenzo Barberis

Nato a Mondovì nel 1976, laureato in Lettere a indirizzo artistico presso l’università di Torino (2000), insegna italiano e storia alle superiori. Scrive per Culture Club 51, la rubrica di cultura del settimanale di Mondovì L'unione monregalese. Il suo blog personale è, dal 2008, fumettismi.blogspot.com. Si occupa di arte visiva, letteratura e fumetto e del rapporto tra i tre ambiti; con Wundergammer.com (2010-2012) ha anche partecipato a un esperimento seminale di critica d’arte del videogame. Collabora al progetto CuNeoGotico (2013-2016), dove ha curato i testi del catalogo per la parte relativa al fumetto, e al progetto DKMO della casa editrice Il Girovago, per cui ha realizzato la prefazione alla parte letteraria del volume. Per il blog network de Lo Spazio Bianco cura dal 2016 il blog Come un romanzo, dedicato al rapporto tra fumetto e letteratura.

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