L'isola del tesoro di Nizzi e Boscarato: l'avventura allo stato puro

L’isola del tesoro di Nizzi e Boscarato: l’avventura allo stato puro

“L’isola del tesoro” di Robert Louis Stevenson è probabilmente il più iconico romanzo della letteratura avventurosa pura. Apparso nel 1881 (e ambientato nel 1757-1762), il cinema se ne appropriò fin dai primordi, con una versione muta del 1908 cui seguirono innumerevoli altre riprese, tra cui nel 1934 quella di Victor Fleming, la prima in sonoro (il regista anche de “Il Mago di Oz” e “Via col vento”). Del 1938 l’adattamento radiofonico di Orson Welles, che negli anni ’70 interpreterà Silver al cinema.

Un primo adattamento a fumetti è curiosamente giapponese, nel 1947; segue poi il canonico “classic illustrated” del 1949, poi quello della Disney nel 1955, ispirato al film del 1950 (il primo a colori). Nel 1959, la parodia Disney di Carlo Chendi e Luciano Bottaro, “Paperino e l’isola del tesoro”.

Mino Milani, coi disegni di Hugo Pratt, si occuperà dell’opera nel 1965 (due anni prima del pirata “Corto Maltese”, del solo Pratt), per poi ripubblicarla più avanti in volume con una nuova colorazione acquerellata più consona allo stile del grande maestro veneziano.

Seguono un adattamento di José Antonio Vidal Sales e Alfonso Cerón Nuñez nel 1970, quindi quello di Norwood Fago and Nardo Cruz nel 1973 e di Bill Mantlo and Dino Castrillo nel 1976.

Una nuova stagione di adattamenti arriverà negli anni 2000, quando lo sdoganamento del fumetto favorisce una nuova fioritura di adattamenti letterari “colti”: quello di Tim Hamilton nel 2005, quello di Greg Rebis nel 2007, Roy Thomas, Mario Gully, and Pat Davidson nel 2007-2008, quello di David Chauvel and Fred Simon (2007-2009). Va anche rimarcato, nel 2002, l’adattamento in animazione ne “Il pianeta del tesoro”, trasposto nella fantascienza ma abbastanza fedele nella struttura.

In tempi recenti, Teresa Radice e Stefano Turconi hanno adattato l’opera nel mondo disneyano (2018), e c’è anche quello di Monteleone e Oscar ne “I maestri dell’avventura” (2016).

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Questo adattamento di Claudio Nizzi e Carlo Boscarato risale al 1981, sul “Giornalino” dei Paolini; venne poi raccolto in volume nel 1986. L’originale apparve a colori; questa meritoria riedizione di Allagalla, in formato lievemente più grande, è in bianco e nero, cosa che conferisce maggior risalto al segno della storia, che Boscarato rende “gotica” quanto basta.

Come di consueto, il curato volume si apre con un’intervista di Renato Guarino a Nizzi, ricca di spunti e retroscena molto interessanti: innanzitutto, Nizzi difende, argomentando, il valore della versione sua e di Boscarato rispetto a quella di Milani e Pratt; inoltre, esprime considerazioni generali sull’adattamento a fumetto, per cui ritiene possibili solo di storie comunque riconducibili a una matrice di azione e avventura: non si potrebbe quindi adattare l’”Ulisse” di Joyce o “La ricerca del tempo perduto” di Proust. Dati questi presupposti, dunque, l’Isola del tesoro è un adattamento ideale per la sua ottima penna.

Molto interessanti anche le considerazioni per cui queste opere del Giornalino, nel corso degli anni ’80, abbiano contribuito allo sdoganamento del fumetto nelle scuole: di fronte alla trasformazione della società negli edonistici anni ’80, con la concorrenza delle tv commerciali e dei nascenti videogame, il fumetto iniziò a sembrare agli educatori un possibile argine verso il rifiuto sempre più radicale della lettura.

Il fumetto viene poi diviso in capitoli, corrispondenti alle puntate apparse sulla rivista, ognuno dotato di un titolo: cosa che rafforza l’impressione di un testo “romanzesco”. L’abilità di Nizzi è quella di dare un’impressione di ampio respiro anche in un testo tutto sommato contenuto (un’ottantina di pagine), grazie a una perfetta padronanza del linguaggio del fumetto.

La storia si apre con una potente splash page, ma poi si adotta la classica gabbia italiana usata con abilità. I testi sono rapidi, essenziali, e spesso si fa ricorso, ove necessario, a vignette mute. Una quadrupla apre poi i capitoli successivi, o introduce elementi importanti come un nuovo ambiente (o la mappa del tesoro!).

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Boscarato si rivela poi abilissimo nello studio di espressione dei personaggi, che riesce a delineare immediatamente con pochi tratti: Long John Silver, ovviamente, nella sua affascinante doppiezza, ma anche il trio dei gentiluomini: lo stolido e borioso cavalier Trelawney, l’equilibrato dottor Livesey, il duro ma retto capitano Smollett. Estremamente suggestive anche le magnifiche ambientazioni.

In conclusione, ulteriori materiali di approfondimento: un bel saggio di Alessandra Maffiotti, che connette all’opera al primo grande romanzo moderno, il “Robinson Crusoe” (1719) di Daniel Defoe (dove torna il tema del pappagallo parlante, dell’uomo abbandonato sull’isola, perfino l’arrivo finale dei pirati).

Correttamente, la Maffiotti ricorda che, come Pratt poi creò il suo Corto, così Nizzi creò il suo personaggio marinaresco, Capitan Erik (prima dell’Isola, nel 1972, e in parallelo a due suoi adattamenti marinareschi da Verne, l’Isola Misteriosa e Un capitano di 15 anni, del 1971 e del 1972).

Luigi Marcianò firma le due schede conclusive dedicate a Nizzi e Boscarato, che completano adeguatamente la pregevole riedizione, che si distingue per questa ricchezza di materiali di contestualizzazione dell’opera.

Un capitolo fondamentale nella storia degli adattamenti fumettistici italiani, che ha trovato quindi – come molti altri lavori di Nizzi – una sua degna collocazione.

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(la versione a colori uscita sul Giornalino)