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L’Apocalisse di Barbieri, un viaggio nell’inconscio collettivo

7 Luglio 2023
L’Apocalisse illustrata da Paolo Barbieri è un volume molto interessante. Non siamo, a stretto rigore, nell’ambito fumettistico: ma tutta l’operazione editoriale si muove in quest’ambito, quindi mi pare interessante darne un accenno su questo blog che si occupa di letteratura e fumetto. Come già i volumi precedenti, il libro è stato pubblicato dalla Bonelli; il testo de “L’Apocalisse” è stato tradotto da Alfredo Castelli, storico sceneggiatore bonelliano, creatore di Martin Mystere. Il volume è a cura di Luca Crovi, che firma la prefazione. Castelli, con Roi, ha realizzato anche una apocalisse a fumetti di cui scrissi già qui: Castelli-Roi, L’Apocalisse

L’Apocalisse illustrata da Paolo Barbieri è un volume molto interessante.
Non siamo, a stretto rigore, nell’ambito fumettistico: ma tutta l’operazione editoriale si muove in quest’ambito, quindi mi pare interessante darne un accenno su questo blog che si occupa di letteratura e fumetto. Come già i volumi precedenti, il libro è stato pubblicato dalla Bonelli; il testo de “L’Apocalisse” è stato tradotto da Alfredo Castelli, storico sceneggiatore bonelliano, creatore di Martin Mystere. Il volume è a cura di Luca Crovi, che firma la prefazione.

Castelli, con Roi, ha realizzato anche una apocalisse a fumetti di cui scrissi già qui:

Castelli-Roi, L’Apocalisse non può attendere – Come un romanzo (lospaziobianco.it)

A margine, è interessante annotare come la Bonelli moderna ha un inevitabile penchant per l’Apocalisse – che inizia appunto col Mystere (1982) di Castelli, legato ai temi del fantastico, dopo la transizione del Mister No (1975) di Sergio Bonelli che sposta l’azione avventurosa in epoca contemporanea. Mystere, Dylan Dog, Nathan Never, Dampyr e altri epigoni si trovano spesso a fronteggiare una possibile Apocalisse: la fine del mondo di Atlantide come civiltà tecnologica è il segreto che gli Uomini in Nero di Mystere custodiscono gelosamente; Dylan Dog si confronta con Apocalissi quotidiane, l’ultima delle quali è il ciclo 666 di Recchioni, da poco concluso con il passaggio di consegne alla “Quinta stagione” dylaniata di Barbara Baraldi; Nathan Never – ma anche Legs, Brad Barron, etc. – si confrontano con periodiche apocalissi tecnologiche di vario tipo e causa.

 

 

 

Il presente volume, comunque, è corredato da una ampia scheda che presenta il lavoro di Barbieri per il lettore che non ne conoscesse l’ampia opera di illustratore. Autore di copertine per opere di Michael Crichton, Ursula Le Guin, George R. R. Martin, Umberto Eco, Marion Zimmer Bradley, Valerio Massimo Manfredi, Wilbur Smith e tante altre prestigiose firme, tra cui il ciclo del Mondo Emerso di Licia Troisi, tra i più rilevanti fantasy italiani (2004-2015) e anche le copertine dei fumetti relativi per Panini Comics, che rappresentano un primo rapporto diretto col mondo fumettistico, al pari per certi del suo lavoro di coordinamento per i colori del cartone animato italiano “Aida degli Alberi” (2001), ambizioso esperimento sull’Aida con musiche di Morricone. Un percorso segnato anche da un importante riconoscimento: Barbieri è stato il primo illustratore italiano ad essere Artis Guest of Honor di Lucca Comics nel 2011.

Questo “lavoro apocalittico” si contestualizza nei suoi libri illustrati realizzati per Mondadori: Favole degli Dei (2011), L’Inferno di Dante (2012), L’Apocalisse (2013), Fiabe Immortali (2014), Draghi e altri Animali (2017). Dal 2015 collabora anche con la Casa editrice Lo Scarabeo di Torino, con cui ha realizzato Zodiac (2016), Fantasy Cats (2017), Unicorns (2018), StarDragons (2019), Night Fairies (2020) e Alice in Wonderland (2022). La riedizione bonelliana, come quella delle opere precedenti di cui diremo, è però occasione di una revisione complessiva dell’opera, con materiale inedito e rinnovato, ampia presenza di studi preparatori e testi di commento cui si farà qui riferimento.

 

 

Nel 2021, settimo centenario della morte di Dante, l’Inferno mondadoriano di Barbieri viene ripubblicato da Sergio Bonelli Editore con una nuova grafica e illustrazioni inedite, seguito dalla riedizione di Favole degli Dei – Eroi, Creature e Divinità della Mitologia Greca e da Fiabe immortali nel 2022. L’Apocalisse segue quindi questo percorso. Sempre nel 2021 varie tavole de L’Inferno di Dante erano state selezionate dal Ministero degli Affari Esteri per la mostra itinerante “Dante Ipermoderno”, ospitata dagli istituti di Cultura Italiana all’estero in città quali Madrid, Praga, Belgrado, Atene, Mosca e Londra. Sempre nel 2021 Barbieri ha realizzato il poster ufficiale di Lucca Comics & Games 2021, come già fatto per Romics nel 2018 (e in questo 2023).

Sempre nel segno di questa intersezione col fumetto bonelliano, per Sergio Bonelli Editore, ha anche realizzato le copertine dei romanzi Gea di Lucia Vaccarino e Nathan Never di Miriam Dubini (2018), la copertina per “Dylan Dog Color Fest” 15 (2015), il fumetto Caduto dalla Luna per il “Dampyr color” La Cineteca del Mistero (2022) con i testi di Mauro Boselli e la cover “artist edition” del team up fra Dragonero e Conan Il Barbaro presentato in anteprima a Lucca Comics & Games 2022.

 

 

Nella sua introduzione Luca Crovi, giustamente, sottolinea la difficoltà nell’illustrare un’opera così visionaria, specialmente quando, come l’Apocalisse, è fondante di un ampio immaginario. Crovi sottolinea poi come “Apocalisse” sia “Rivelazione”, e quindi in origine non abbia quella valenza negativa e puramente distruttiva che le è stata associata dalla cultura di massa (per quanto ovviamente al suo interno avvengano eventi terribili). Barbieri, oltre a essersi confrontato con le favole di Grimm e La Fontainte, ha adattato sempre per Bonelli il mito greco e soprattutto l’Inferno dantesco, che con l’immaginario apocalittico ha, in alcuni passi, più di un debito e di un collegamento (si pensi all’immaginifico finale del Purgatorio). Come coglie Crovi, Barbieri reinterpreta questo mito partendo dall’immaginario dell’illustrazione contemporanea, soprattutto quella di un certo fantasy più gotico-esoterico in cui Barbieri si muove con enorme padronanza; in questo caso venato maggiormente, come è ovvio, da riferimenti religiosi che fanno comunque parte di tale immaginario. Oltre al detto rimando al suo lavoro su Dante, si evidenziano i rimandi a un certo mondo illustrativo tra Tolkien e Lovecraft (ma più che alle opere originali, mi pare il riscontro sia con le derivazioni nell’illustrazione, e si potrebbe per dire benissimo includervi un Moorcock o altri, tra cui molti degli autori che abbiamo prima menzionato, su cui Barbieri ha lavorato: tanti di loro, come è noto, hanno contribuito potentemente all’immaginario gotico, medioevale, fantastico dei nostri anni).

 

 

L’opera include anche un intervento dell’autore stesso, che evidenzia la sua prospettiva sulla sua stessa opera. Si intitola significativamente “L’Apocalisse incarna le nostre paure” e completa per certi versi il discorso di Crovi. L’Apocalisse è infatti un fantastico test proiettivo (un Test di Rorschach, direi con una battuta per fumettofili che rimanda ovviamente al Watchmen di Moore).

Barbieri, con una prosa elegante e immaginifica che appare un perfetto correlativo oggettivo della sua arte, evoca una sorta di “fanciullino oscuro” pascoliano, che amplifica con la fantasia le sue parole, che come adulti razionalizziamo pur continuando a provarle nel nostro inconscio, un residuo dei terrori del primitivo che alberga junghianamente nel nostro io profondo (la corrispondenza con Pascoli, per chi conosce “Il fanciullino”, è come detto significativa).

 

 

Per Barbieri quindi illustrare i miti diviene un processo conoscitivo che ne sviscera l’incarnazione attuale degli archetipi, motivando il fil rouge che unifica questi suoi pregnanti lavori sull’immaginario mitologico. Questo mi pare il suo maggior merito, più che la bravura indiscutibile, plasticamente evidente: fare dell’illustrazione, come rivendicano del resto da sempre i migliori illustratori, un processo conoscitivo che può avere una sua profondità come la hanno il cinema o appunto il fumetto, che a lungo se la è vista negata o perlomeno discussa.

 

 

E ciò è forse vero, per la nostra civiltà, in massimo grado per l’Apocalisse, “Rivelazione” per eccellenza. Rivelazione di un oscuro futuro, di una fine del mondo, ma anche del nostro animo che si proietta dentro di essa. Per certi versi, aggiungerei, è l’ultima grande modifica all’immaginario collettivo, che spezza il tempo circolare degli antichi col tempo finalistico dell’età cristiana.
Barbieri dottamente ricostruisce quanto del mito antico permane nell’Apocalisse cristiana, e quanto viene riscritto, collegandosi addirittura ad una sorta di memoria ancestrale dell’Apocalisse della specie dominante che ci ha preceduti, i dinosauri, cancellati dal meteorite di 65 milioni di anni fa.

 

 

Queste indicazioni sono preziose per una lettura più accurata dell’opera: consiglio una prima lettura più scevra da condizionamenti, e una seconda dopo aver esaminato la postfazione di Barbieri stesso. Quello che ho colto personalmente, anche sulla scorta di tali indicazioni, è la fusione di uno stile comunque moderno con elementi che evocano icone profonde. Da un lato, quindi, pur senza essere affatto fotorealistico in senso deteriore, lo stile di Barbieri evoca le sue figure fantastiche con un profondo realismo, rendendole concrete, quasi palpabili anche se percepibilmente non umane, demoniache o eteree. Dall’altro lato, però, dà vita a quella potenza dei segni antichi, schematici graffiti rupestri, illustrazioni di apocalissi spagnole medioevali, che nella sintesi estrema del segno possedevano un grande valore evocativo.

 

 

In una sintesi totalmente personale e quindi radicalmente diversa, mi pare una operazione simile a quella che è suggerita dalle illustrazioni apocalittiche di William Blake, grande esploratore di un fantastico cristiano rivisitato in una mistica personale. Barbieri ci offre una sua lettura dell’Apocalisse in grado di stimolare le nostre riflessioni profonde nell’avvicinamento all’unheimlich freudiano della religione: al suo aspetto misterioso, scomodo, inquietante della cosmologia cristiana (che è parte delle radici di un occidentale anche al di là delle sue scelte di fede personali). E in questo momento dove un vortice di possibili apocalissi gravita sulla nostra testa, dagli orrori della guerra alle vertigini delle AI, dalle pandemie globali incombenti a un’Europa che va a fuoco tra indifferenza e nascondimenti, la riflessione che ci propone Barbieri è particolarmente pregnante.

Lorenzo Barberis

Lorenzo Barberis

Nato a Mondovì nel 1976, laureato in Lettere a indirizzo artistico presso l’università di Torino (2000), insegna italiano e storia alle superiori. Scrive per Culture Club 51, la rubrica di cultura del settimanale di Mondovì L'unione monregalese. Il suo blog personale è, dal 2008, fumettismi.blogspot.com. Si occupa di arte visiva, letteratura e fumetto e del rapporto tra i tre ambiti; con Wundergammer.com (2010-2012) ha anche partecipato a un esperimento seminale di critica d’arte del videogame. Collabora al progetto CuNeoGotico (2013-2016), dove ha curato i testi del catalogo per la parte relativa al fumetto, e al progetto DKMO della casa editrice Il Girovago, per cui ha realizzato la prefazione alla parte letteraria del volume. Per il blog network de Lo Spazio Bianco cura dal 2016 il blog Come un romanzo, dedicato al rapporto tra fumetto e letteratura.

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