La persistenza di Pasolini nella memoria del fumetto

La persistenza di Pasolini nella memoria del fumetto

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Su questo blog “Come un romanzo”, dove mi occupo dei rapporti tra letteratura e fumetto, non potevo tralasciare il centenario pasoliniano della nascita dell’autore, cui anche Linus di marzo ha dedicato una bella copertina (alle copertine letterarie di Linus avevo dedicato un pezzo qui). L’approfondimento del Linus di Igort è ricco e significativo, e procede nei modi consueti: omaggi dei disegnatori e dei fumettisti “residenti” e un ricco parterre di commento critico, con interventi di spessore, documenti e altro. Il numero è stato anche l’occasione per approfondire il rapporto, ricco, tra Pasolini e il fumetto.

Premetto subito che Lo Spazio Bianco ha dedicato, con altre firme, un ottimo speciale all’autore nel quarantennale della scomparsa, nel 2015 (vedi qui lo speciale) analizzando alcune – ma non tutte – delle opere a fumetti che ho qui annotato e integrando con approfondimenti sul Pasolini letterato e cineasta dal punto di vista della critica fumettistica, aspetti per cui rimando all’ottimo lavoro pregresso.

Pier Paolo Pasolini, saggista, narratore, poeta ma anche cineasta tra i nostri maggiori, ha avuto dunque significative liason col fumetto ragionando a margine del linguaggio cinematografico: il suo “La terra vista dalla luna” nasce dichiaratamente pensando lo storyboard come un fumetto nelle esplicite dichiarazioni dell’autore (confronta qui); Breixo Harguindey, critico del fumetto spagnolo, annota che questa struttura si può riscontrare anche nella successiva “Trilogia della vita”, che – considerazione molto interessante – ha modi di adattamento fumettistico dalla letteratura (vedi qui).

 

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Il fatto de “La terra vista dalla luna” lo annota anche Davide Toffolo nel suo “Pasolini” (2002), che è uno dei casi più precoci di incontro dichiaratamente “autoriale” tra letteratura e fumetto (non, quindi, la “onda lunga” dei classics illustrated, che qui da noi ebbero incarnazioni sul Corrierino dei ’60 e sul Giornalino degli ’80).

 

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Già nel 1976, a un anno dalla morte avvolta da misteri e speculazioni, il fumettista Graziano Origa aveva adattato a fumetti una biografia pasoliniana, “Le ceneri di Pasolini”, un esperimento affascinante e relativamente poco noto di cui dà conto Fumettologica in un suo bel pezzo sull’autore. Il titolo, evidentemente, ricalca “Le ceneri di Gramsci”, raccolta poetica centrale pasoliniana. Fumettologica riporta anche di un Pasolini della Glenat del 1993, con Dufaux e Rotundo.

 

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Il Pasolini di Toffolo

 

Il Pasolini di Toffolo – che incontra un più vasto successo almeno nella percezione della critica fumettistica – invece appare in quel 2002 che vede anche “5 è il numero perfetto” di Igort, che si può considerare un primo approccio italiano dichiarato alla graphic novel. Un’etichetta, quella della graphic novel, che Igort porterà al successo qui da noi, in quegli anni, con la sua Coconino (come in USA l’aveva portata al successo Will Eisner nel 1978). In seguito, come ho avuto modo di dire, il “romanzo a fumetti” avrà intersezioni notevoli con l’adattamento letterario d’autore, che è il tema principe di questo blog: un incontro portato quasi inevitabilmente dal rimando al romanzo/novel implicito nell’etichetta, in parte sulla scia della “letteratura disegnata” prattiana che aveva accompagnato, dal 1967, la prima grande stagione del “fumetto d’autore”.

 

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Ma il Pasolini di Toffolo è, probabilmente non a caso, un incontro precoce, un antesignano non immediatamente imitato (anche in senso lato, con altre biografie letterarie). Il taglio è quello onirico, sognante proprio del fumettista/musicista (di rilievo nazionale anche in quest’ambito, coi “Tre allegri ragazzi morti”): meta-narrativamente, un alter ego toffoliano deve intervistare un sedicente “Pasolini” vivente ai nostri giorni. Inizialmente lo crede un curioso caso di mitomania, ma in seguito la perfetta aderenza all’originale gli causa dei dubbi che non vengono perfettamente risolti, mantenendo un alone di mistero intorno alla figura. Il tutto in quel sottile inquietante proposto dall’autore, con altri, in “Mondo Naif” di quegli anni, anche grazie al segno morbido, sfumato con cui si ingentiliscono storie mature, complesse, in questo caso ancor più di altri. Viene in mente, per analogia, l’inquietudine prodotta dal Groucho di Sclavi: attore che imita il Marx originale, ma mai fuori parte, perfettamente aderente al modello, contribuendo a creare quel senso di surreale costante nelle storie dylaniate.

Non mancano però altri casi. In particolare, significativi sono  il Diario segreto di Pasolini (2015) di Elettra Stamboulise Gianluca Costantini, e Il delitto Pasolini (2006) di Gianluca Maconi per Beccogiallo (due opere che dovrei recuperare), di cui Lo Spazio Bianco ha scritto.

 

Il delitto Pasolini di Maconi

 

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Il primo, quello di Maconi del 2006, esce nel primo anno di vita della casa editrice, sorta nel 2005 con un nome che omaggia la grande rivista di satira antifascista, “Il becco giallo” (1924-1931) e con il focus, innovativo per l’epoca, della biografia a tema storico o d’attualità. Attualmente l’opera è disponibile, qui, con la copertina che vediamo in alto; qui sotto la copertina storica della prima uscita.

L’approccio più efficace e immediato al fumetto storico, che diverrà un marchio di fabbrica dell’editrice in quegli anni. In questo senso, la biografia pasoliniana di Maconi si concentra, appunto, sul problema più storico-politico: Pasolini come testimone e la sua morte come terribile suggello ai “misteri d’Italia” (questo anche il titolo della collana di fumetti) che l’autore, col romanzo “Petrolio”, voleva scoperchiare.

Siamo, oltretutto, a un anno dalla ritrattazione di Pelosi, condannato per l’omicidio dell’artista, che solo trent’anni dopo rimise in discussione quanto inizialmente ammesso.

 

 

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La prefazione all’opera di Furio Colombo è particolarmente autorevole: il giornalista firma infatti l’ultima intervista a Pasolini, alla vigilia della morte, in cui l’autore mostra già consapevolezza delle minacce che si addensano sul suo capo. Maconi apre l’opera in chiave molto cinematografica, con vignette larghe, da schermo filmico, prima con titoli di testa, poi con drammatiche scene notturne, buie e acquerellate.

Come annota anche Ilaria Mauric nella sua valida recensione (all’epoca dell’uscita del fumetto), al taglio cinematografico dell’azione iniziale si sostituiscono poi vignette dal formato “televisivo” per la successiva parte, meno d’azione e più d’inchiesta, con cui si ricostruisce con precisione dettagliata la vicenda. Il segno di Maconi, autore completo, è nitido, chiaro, puntuale nel dettaglio e al contempo lievemente cartoonistico: sa alternare scene drammatiche e forti contrasti chiaroscurali nei momenti ad effetto e un ritmo più piano per le parti più “documentaristiche”. Il cartoonism garbato e rattenuto con cui sono tratteggiati i personaggi consentono una resa efficace dell’espressività del volto e dei corpi, con una recitazione convincente.

Attenta è anche la rievocazione del rilievo letterario di Pasolini, con la ripresa degli interventi di Moravia, di Oriana Fallaci, e in generale la ricostruzione dello shock prodotto dalla sua morte sulla cultura italiana. La scena dell’intervista di Colombo, poi, usa abilmente le possibilità di un medium visivo come il fumetto per un montaggio analogico che affianca alle parole di Pasolini nel 1975 le immagini di quello che verrà: le stragi, il delitto Moro, la strategia della tensione, l’uccisione di Peppino Impastato, in una lunga, estenuante alternanza di orrori delle pagine più scure (e spesso dimenticate) della nostra storia recente.

Anche il finale sfrutta ottimamente un montaggio alternato in cui una storia simbolica narrata da Pasolini (introdotta prima nel testo) diviene il correlativo oggettivo del tremendo finale (che, con abilità, Maconi narra con grande efficacia visiva ma lasciando aperta l’interpretazione sulla reale dinamica, ignota, del delitto). Le abbacinanti tavole bianche dell’India favolosa si alternano a quelle nerissime della morte del Poeta.

La preziosa nota finale di Maconi chiarisce le citazioni inserite nell’opera, e una cronologia finale fornisce tutti i riferimenti puntuali storico-cronachistici della tragedia.

 

 

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Interessante notare come la morte di Pasolini venga narrata anche nel fumetto popolare da edicola, in Battaglia, il personaggio di Recchioni e Leomacs, vampiro spietato che percorre la storia del ‘900 italiano, mescolandosi soprattutto con quella zona d’ombra dei molti “misteri d’Italia”. Battaglia incontra l’autore in “Ragazzi di morte”  (2017), palese calco rovesciato di “Ragazzi di vita” scritto da Luca Vanzella (in questi giorni in edicola con un eccellente Dylan Dog OldBoy 12) con vari disegnatori. Qui quanto ne scrissi al tempo dell’uscita (e qui l’analisi de Lo Spazio Bianco, ben delineata da Francesco Pelosi). Per certi versi, ciò che Maconi narra su un piano storico viene qui ripreso in un contesto di supernatural fiction dal carattere però di forte critica sociale; torna anche la fiaba indiana come metafora della parabola pasoliniana.

 

Il Pasolini di Stamboulis-Costantini

 

Un successivo volume di Beccogiallo dedicato a Pasolini è “Diario segreto di Pasolini” (2015), in cui Elettra Stamboulis, per i disegni di Gianluca Costantini, va a indagare “Pasolini prima di Pasolini”, ovvero infanzia e prima giovinezza dell’autore, partendo dalle sue stesse memorie e testimonianze sul suo passato (qui il volume sul sito dell’editore).

 

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Il testo si presenta come un diario d’infanzia, con le righe ampie di un quaderno su cui appaiono citazioni in caratteri che ricordano la grafia a mano. Il segno di Costantini è essenziale, scarnificato, con una sintesi tra l’astrazione e una sofferta caricaturalità non-comica. Al di là dell’alta elaborazione artistica che si percepisce chiaramente, anche questo stilema richiama l’appunto visivo veloce su un diario. Similmente, l’apparente inserto di immagini fotografiche, ritagli e simili (sempre però rielaborati nel disegno) confermano l’impressione di un ipotetico zibaldone d’appunti del giovane poeta.

L’opera è per certi versi un complemento di quella precedente, che affrontava la storia dell’autore in riferimento al suo “mistero” in senso politico-storico, ovvero la morte nel groviglio inestricabile degli anni di piombo; qui si indaga il suo “mistero” in senso spirituale, andando a rintracciarlo nelle origini famigliari, con cui il poeta aveva come noto un rapporto conflittuale e viscerale. Una parte spesso poco nota dell’autore, che può essere così utilmente approfondita in un’opera, innanzitutto, dotata di una sua bellezza e piacevolezza visiva.

 

Altre intersezioni e nota didattica

 

Sicuramente non mancheranno altri casi di intersezione, tra cui anche, in fondo, nella critica fumettistica, il blog “Fumetti corsari” del nostro Simone Cilli, che indubbiamente risente di una eco degli “Scritti corsari” pasoliniani, in cui l’autore del resto analizzava con preveggenza, nella prima metà dei ’70, gli sviluppi futuri della società televisiva e dei consumi (quindi, quella cultura di massa che si incarna anche nel fumetto). Come di consueto, questo pezzo è, come potenzialmente è ogni contenuto online, una “opera aperta” a future suggestioni e integrazioni.

Chiudo con una consueta nota didattica, che questa volta non va tanto nel segno dell’uso possibile delle opere (sono tutti fumetti validi, spendibili in un contesto didattico data ovviamente la necessaria “cornice” preparatoria ad opera dell’insegnante, in un contesto di scuola superiore che è, comunque, l’unico contesto in cui Pasolini è talvolta proposto) ma del trovare uno spazio all’autore nel canone.

Infatti il programma di quinta non crea spesso spazi idonei a trattare ampiamente di autori che meriterebbero ormai un posto (e non uno strapuntino) nel canone italiano.

Una idea potrebbe essere quella dell’anticipazione di Pasolini alla terza superiore, in un parallelo coi grandi classici da lui ripresi nella Trilogia della Vita: le Mille e una notte, il Decameron di Boccaccio (questo almeno ineliminabile nella trattazione scolastica) e i Canterbury Tales di Chaucher. Una visione tramite anche spezzoni dei tre film (a episodi, e quindi più facilmente “antologizzabili”) può servire, oltre ad introdurre l’autore, a ragionare sul tema dell’adattamento. Magari anche utilizzando la realizzazione con gli allievi di un adattamento di brani antologizzati letti a fumetto (o “a storyboard”…) come esperimento per riflettere anche operativamente su tale tema, confrontando le diverse scelte effettuate. Al proposito, si potrebbe citare il suo “La terra vista dalla luna”, di cui si parlava all’inizio, facendo leggere anche i fumetti indicati (che sono, a mio avviso, un buon investimento per una biblioteca scolastica) e magari, dato che si è in contesto medioevale, trovando il modo di affiancare anche una riflessione sul “protofumetto” medioevale (dall’Arazzo di Bayeux in giù).

Si tratta di un’ipotesi che, ovviamente, ha i suoi innegabili “contro”, in primis, l’assenza di un contesto storico che si costruisce nel tempo. La soluzione non può però, a mio avviso, essere semplicemente la rassegnazione a non parlare dei ’70 e di Pasolini (“il terrorismo, le stragi, i sequestri: non ci interessano argomenti come questi” cantava sarcastico Caparezza ne “Le dimensioni del mio Caos”) e in attesa di una revisione più razionale del canone scolastico a livello accademico e ministeriale, possono essere utili percorsi di ricerca didattica (ovviamente anche in direzione diverse da questa).