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I Moschettieri Crossmediali

2 Marzo 2024
  I tre moschettieri è forse il più celebre romanzo d’appendice, scritto dal francese Alexandre Dumas padre (con la collaborazione di Auguste Maquet). Scritto nel 1844, venne pubblicato originariamente a puntate sul giornale “Le Siècle”. Il romanzo ha dato inizio a una trilogia che comprende anche “Vent’anni dopo” (1845) e “Il visconte di Bragelonne” (1850) ed è una delle opere più iconiche della letteratura francese e mondiale. Non, insomma, solo un grande classico, ma un modello della cultura popolare di enorme influenza anche sul fumetto. Il modello del “guascone” incarnato da D’Artagnan sopravvive in tantissimi eroi e i supereroi del

 

I tre moschettieri è forse il più celebre romanzo d’appendice, scritto dal francese Alexandre Dumas padre (con la collaborazione di Auguste Maquet). Scritto nel 1844, venne pubblicato originariamente a puntate sul giornale “Le Siècle”. Il romanzo ha dato inizio a una trilogia che comprende anche “Vent’anni dopo” (1845) e “Il visconte di Bragelonne” (1850) ed è una delle opere più iconiche della letteratura francese e mondiale.

Non, insomma, solo un grande classico, ma un modello della cultura popolare di enorme influenza anche sul fumetto. Il modello del “guascone” incarnato da D’Artagnan sopravvive in tantissimi eroi e i supereroi del fumetto popolare, al di là di numerose riprese e adattamenti diretti.

La straordinaria popolarità de “I tre moschettieri” è dimostrata anche dal fatto che il romanzo di Dumas è stato adattato per lo schermo, con vari gradi di fedeltà, non meno di 20 volte (contando anche miniserie e film di animazione); il film italiano muto di Mario Caserini del 1909 è forse tra i primi casi di adattamento, in una fortuna dell’opera particolarmente vivace.

 

 

Per quanto concerne il fumetto, basti pensare che nel 1941 “I Tre Moschettieri” è il romanzo che  inaugura la serie dei Classic Illustrated, grandi classici letterari a fumetto di una serie che doveva servire come grimaldello per legittimare il fumetto nelle scuole e nella visione degli adulti in genere, dimostrandone il potere educativo (e contro cui si scaglierà con forza Wertham, il principale accusatore del fumetto in quegli anni). Anche il Giornalino dei Paolini effettuò una trasposizione negli anni ’80, di Luciano Giacotto e Alarico Gattia, né manca la trasposizione nelle parodie disneyane dei Paperi; su “Le Storie” bonelliane si offre una variazione sul genere con “Il moschettiere di ferro” di Gualdoni. E molti altri esempi si potrebbero trovare.

Un discorso a parte meriterebbe anche l’adattamento dell’altro grande capolavoro dumasiano, “Il conte di Montecristo”, di cui mi era capitato di parlare qui; per quanto meno adattato, anch’esso costituisce una miniera di archetipi di grande successo nella cultura popolare in genere e quindi anche nel fumetto.

Ma, tornando ai Moschettieri, nell’animazione vi è il mediometraggio di Hanna e Barbera del 1973, il “D’Artacan” (1981) con trasposizione animale (come avvenuta anche di Holmes e di Phileas Fogg) in una co-produzione ispano-giapponese, a cui seguì una serie televisiva anime prodotta nel 1987, da studio Gallop in collaborazione con il sudcoreano Sei Young Animation, di 52 episodi, con D’Artagnan in versione umana.

L’opera insomma si presta particolarmente bene alla trasposizione cartoonistica, che nella sua essenza popolare riprende moltissimo dal feuilletton ottocentesco di cui i Moschettieri sono una delle massime vette.

 

 

Appare quindi logica l’operazione crossmediale che si è tentata in occasione dell’uscita, nel 2023, de “I tre moschettieri – Milady (Les Trois Mousquetaires: Milady)”, film diretto da Martin Bourboulon, sequel de I tre moschettieri – D’Artagnan, diretto dallo stesso Bourboulon. Si tratta di un kolossal con un investimento di 36 milioni di euro, con una operazione di un certo impegno che giustifica ancor più l’interessante trasposizione crossmediale.

Non solo si è infatti operata una novelization ispirata al film, con l’uscita di un romanzo puramente narrativo, ma si è realizzato anche un fumetto, un graphic novel che riprende le vicende cinematografiche con qualche adattamento al differente media.

In Italia, l’operazione è stata ripresa da Gallucci, nella collana Balloon per quanto riguarda il fumetto (vedi qui).

La trama riparte dalle vicende del primo film, fumetto e romanzo. Siamo nella Francia del 1627; Re Luigi XIII, uscito illeso da un brutale attentato, ha deciso di schierarsi in favore della guerra contro i protestanti, asserragliati nella città fortificata di La Rochelle. Il temuto arrivo dei rinforzi da parte della marina inglese, tuttavia, renderà lo scontro più cruento e porterà a un lungo assedio. Nel frattempo Constance è stata rapita, e d’Artagnan è disposto a tutto per ritrovarla, persino ad allearsi con la seducente e infida Milady de Winter.

Pur con inevitabili licenze narrative, le vicende sono piuttosto fedeli allo spirito, se non del tutto alla lettera, del mondo dei moschettieri. Cospirazioni, avventure, duelli, scontri spettacolari all’arma bianca, assedi grandiosi, trame di potere, grandi amori e seduzione. Gli ingredienti fondamentali maneggiati divinamente da Dumas, qui ricomposti in una nuova ricetta.

 

 

Il romanzo narrativo si dimostra decisamente di buona fattura. Pubblicato da Gallucci nella collana UAO, Universale d’Avventure e d’Osservazioni, presenta un testo di Maxime Fontaine basato sul film e sull’opera di Dumas come rimando remoto. Fontaine è nato nel 1975 a Seclin, nel Nord della Francia; insegnante e scrittore, ha esordito nel 2005 con una trilogia fantasy e da allora si occupa di fumetti, romanzi per ragazzi, thriller e racconti fantastici. Il testo è asciutto ed efficace, nella scorrevole traduzione di Deborah Cerri e Lucia Visonà, e viene naturalmente dopo analoga operazione effettuata dopo il primo film.

L’operazione è legittima e ben condotta, anche se non posso fare a meno di augurarmi che il giovane spettatore incuriosito dal film vada a recuperarsi anche l’opera originaria di Dumas, certo ormai particolarmente lontana nel tempo e nel gusto dei lettori di oggi ma, forse, affascianante proprio per questa sua alterità.

Su questo blog, dove mi occupo dei rapporti tra letteratura e fumetto, è però particolarmente interessante soprattutto l’adattamento fumettistico realizzato, già dal primo film, all’interno dell’operazione crossmediale.

Anche perché, sotto il profilo della sceneggiatura, è stato affidato a uno dei principali autori del fumetto francese, Néjib, Nato nel 1976, autore di fumetti franco-tunisino, ha studiato all’École des art Décoratifs di Parigi, ha pubblicato il suo primo fumetto nel 2012 e lavorato con diverse case editrici francesi. Tra le sue opere più note “Stupor Mundi”, incentrato sulla figura dell’imperatore Federico II, del 2017, e il successivo “Swan”, su un’artista donna nell’epoca della nascita dell’Impressionismo. Due lavori molto apprezzati, che fanno dell’autore ormai un nuovo maestro del fumetto storico francese, particolarmente adatto quindi per questo lavoro su Dumas.

Se vogliamo, con Dumas l’autore condivide un aspetto interessante: l’essere autore del canone francese (ovviamente, a diversi livelli) pur non essendo però totalmente francese di origini: tunisino Nejib, haitiano per parte della nonna paterna invece Dumas, identificato da molti come l’autore più iconico del romanzo francese dell’800.

 

 

Nejib è usualmente autore completo dal segno riconoscibile, nel solco della ligne claire franco-belga reinterpretata in modo estremamente più sintetico, come tipico in generale degli autori emersi negli ultimi decenni. Qui però la volontà è chiaramente quella di evocare la dinamicità del manga, e si è scelto quindi un disegnatore dotato di un segno di questo tipo, Cédric Tchao, nato nel 1978 a Parigi, è un grande appassionato di storia e di fumetti giapponesi, in altre occasioni anche sceneggiatore su altri manga.

Il risultato è un manga europeo estremamente ricco di azione, che rispetta gli stilemi della scuola nazionale di riferimento interpretandoli comunque in modo personale. Appare evidente l’intento di occhieggiare al grande successo del manga in cappa e spada che ha il suo seminale riferimento in “Lady Oscar” di Ryioko Ikeda, ovviamente ambientato in un periodo successivo di oltre un secolo, negli anni che precedono la rivoluzione francese, ma che è accomunato dall’ambientazione in Francia, appunto, e dal gusto per il dramma in costume.

Coerentemente con l’opera di Dumas, qui il tono è leggero, alterna parti di azione anche drammatiche a momenti umoristici fin più accentuati di quanto notiamo invece nel romanzo. Alcune modifiche minori alla trama sono funzionali appunto a questo alleggerimento tematico, aggiungendo momenti umoristici e o scene di ancor maggiore azione.

 

 

Il lavoro, insomma, è pienamente godibile, specialmente dal lettore appassionato di manga, e potrebbe costituire un buono strumento di avvicinamento al capolavoro di Dumas anche per ragazzi appassionati di manga – che oggi costituiscono, piaccia o meno, la scuola nazionale quasi totalmente predominante nei gusti delle nuovissime generazioni di fumettofili.

E chiudiamo con la nota didattica che, da professore di lettere, mi sta sempre a cuore. La spendibilità didattica mi pare notevole, proprio in ragione di questo tentativo – a mio avviso riuscito – di un linguaggio fumettistico particolarmente giovane. Dumas non è, per ora, nel canone scolastico in modo ufficiale: eppure mi sembra sempre più rilevante inserirlo, anche in rapporto dialettico con la dominanza (fin eccessiva?) di Alessandro Manzoni e dei suoi “Promessi Sposi”, opera pressoché coeva dei Moschettieri (1840 contro 1844) e che con il lavoro di Dumas ha quasi un rapporto dialettico: entrambi romanzi storici, entrambi ambientati negli stessi anni, 1627 e 1628 come anno di partenza, Richelieu al centro del romanzo francese appare sullo sfondo remoto di quello italiano.

Manzoni però è la scelta del realismo in senso quasi già naturalistico, la storia delle persone comuni che si intreccia sullo sfondo della Grande Storia: mentre in Dumas abbiamo, all’opposto, la scelta di una narrazione avventurosa in massimo grado. Anche se in fondo D’Artagnan e Renzo Tramaglino hanno in comune qualcosa del personaggio dello spaccone, declinato ovviamente in chiave rispettivamente parossistica e realistica. Ed entrambi i romanzi incontrarono, a loro modo, un grande successo nel loro tempo (italiano per il Manzoni, europeo per Dumas).

Insomma, inserire un rimando a Dumas mi pare opportuno, e non solo per quegli istituti dove si affronta lo studio della lingua e letteratura francese, ma per aprire il canone a una prospettiva europea, ormai necessaria. E, in questo, “I tre moschettieri” costituiscono una pietra miliare che non si può non citare.

 

Lorenzo Barberis

Lorenzo Barberis

Nato a Mondovì nel 1976, laureato in Lettere a indirizzo artistico presso l’università di Torino (2000), insegna italiano e storia alle superiori. Scrive per Culture Club 51, la rubrica di cultura del settimanale di Mondovì L'unione monregalese. Il suo blog personale è, dal 2008, fumettismi.blogspot.com. Si occupa di arte visiva, letteratura e fumetto e del rapporto tra i tre ambiti; con Wundergammer.com (2010-2012) ha anche partecipato a un esperimento seminale di critica d’arte del videogame. Collabora al progetto CuNeoGotico (2013-2016), dove ha curato i testi del catalogo per la parte relativa al fumetto, e al progetto DKMO della casa editrice Il Girovago, per cui ha realizzato la prefazione alla parte letteraria del volume. Per il blog network de Lo Spazio Bianco cura dal 2016 il blog Come un romanzo, dedicato al rapporto tra fumetto e letteratura.

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