Frikis: la storia perduta dei freaks cubani rivive nel fumetto.

Frikis: la storia perduta dei freaks cubani rivive nel fumetto.

Frikis

Frikis è un fumetto di Ehm Autoproduzioni che ha meritatamente vinto il Premio Andrea Pazienza 2019 per il webcomics. Per me è stato davvero un piacere scriverne la postfazione (che allego in calce a questo post), perché si tratta di un’opera particolarmente interessante sia per il tema trattato, sia per le sue modalità espressive e comunicative, che sfruttano al meglio le potenzialità del webcomic (senza precludersi, opportunamente, la funzionalità del passaggio al cartaceo).

Mi piace particolarmente un piccolo “passaggio di consegne” simbolico: la sceneggiatura è per mano di Dario Custagliola, valido scrittore e sceneggiatore che ha a lungo collaborato con Lo Spazio Bianco, seguendo in particolare la rubrica sui webcomic, “Nella Rete Del Fumetto”, che oggi mi è toccata in eredità.

Ma il lavoro è anche una prova notevole per Antonello Cosentino, Fabio Baldolini, Fabrizio Castano, Elisa Bisignano e Jacopo Vanni – di cui scrivo diffusamente nel pezzo che segue.

Si segnala anche, per i colori, Francesco Montalbano, che gestisce questo comparto con l’assistenza di Cosentino, Bisignano e Castano, coinvolti anche come disegnatori. Cosentino e Montalbano firmano anche la bella ed efficace copertina, mentre il solo Cosentino si occupa anche del lettering.

In questa sede, ci tengo ad aggiungere ancora due righe preliminari sulla possibile valenza didattica di quest’opera, un tema che ho spesso trattato su questo blog, anche in connessione al mio lavoro da insegnante. Il fumetto può infatti essere un utile mezzo per trattare argomenti di tipo storico, soprattutto per proporli a studenti che hanno uno specifico interesse per questo linguaggio, magari come spunto di partenza per ulteriori approfondimenti. In questo caso, è un titolo che permette di approfondire, partendo da un punto di vista particolare, dei temi poco sviluppati scolasticamente (e, anzi, poco noti in generale) ma che si connettono a macro-temi ineludibili della storia del Novecento. Da un lato, il comunismo, la guerra fredda, la sua fine con la caduta del Muro (di cui, in questi giorni, celebriamo il trentennale), e il caso particolare di Cuba prima e dopo tale spartiacque: ma anche, dall’altro lato, una visione particolare sulle lotte per i diritti civili e i loro esiti – in questo caso nei paesi del “secondo mondo”. Infine, il tema del punk, come movimento culturale frastagliato e dai molteplici aspetti.

Insomma, questo webcomic offre notevoli spunti di riflessione. Ma è, innanzitutto, un gran bel fumetto.Qui quanto ne ha scritto, nel tempo, Lo Spazio Bianco, che gli ha dato ampia copertura.  Qui il webcomic originale.
Qui sotto, invece, la mia postfazione all’opera:

Frikis

L’isola dei destini incrociati: nel labirinto di Cuba non c’è scampo per i frikis.

Lorenzo Barberis

Frikis, realizzato da Ehm Autoproduzioni, è un webcomic – e, ora, un fumetto cartaceo – particolarmente interessante. Sceneggiato da Dario Custagliola e diviso in sei episodi, è stato illustrato da un team di disegnatori composto da Antonello Cosentino, Fabio Baldolini, Fabrizio Castano, Elisa Bisignano, Jacopo Vanni, per i colori di Francesco Montalbano, Cosentino e Bisignano. Il tema è al tempo stesso molto particolare e universale: i “Frikis” del titolo sono infatti i Punk di Cuba. Il nichilistico movimento giovanile nato intorno alla fine degli anni ’70 in occidente era infatti giunto anche sull’isola, dove ai primi dei ’90 intepretava l’angoscia di quest’ultimo avamposto del socialismo abbandonato a sé stesso. La repressione castrista, ovviamente, fu ancora più spietata. Ciò stimola un fecondo, doloroso paradosso: perché Cuba è, nell’immaginario, una sorta di terra promessa della sinistra libertaria, dal ’68 in poi. In quest’opera, invece, vediamo una Cuba profondamente diversa da quella veicolata dalla sua superficiale icona pop del Che Guevara stilizzato: un luogo bellissimo ma avvolto da una tetra disperazione, che i Frikis interpretano e assumono sulla loro pelle. A partire da questo tema storicamente preciso, inoltre, l’anelito di libertà dei protagonisti e la loro percezione del nonsenso dell’esistenza sanno divenire nel fumetto temi universali, in grado di toccare corde profonde nell’animo del lettore. Siam portati così gradualmente a simpatizzare per il destino di questi freaks, anche di fronte alla scelta estrema che assumeranno – in un distruttivo romanticismo – per ritagliarsi un ultimo centimetro di libertà.

Tutto questo avviene – ed è questo il punto di forza di questo lavoro – grazie a una grande efficacia del racconto fumettistico, che si attua tramite una perfetta sinergia dei suoi vari elementi: dialoghi scarni e pregnanti, disegni realistici ma potentemente espressivi, nella chiara personalità di ogni singolo artista, e una colorazione calda e cupa a un tempo, in grado di amalgamare bene i diversi stili in un discorso unitario. Il montaggio di tavola, come di consueto per molti fumetti realistici che nascono nel webcomic, quasi ad evocare uno schermo cinematografico, parte nel primo capitolo con una impostazione “orizzontale”: il segno elegante di Antonello Costantino introduce il tema del fumetto in una narrazione ancora relativamente lineare. Subito però interviene una variazione: il secondo episodio adotta un impianto verticale, e non a caso anche i disegni di Fabio Baldolini si staccano maggiormente dagli altri autori, con un segno più cupo e come corroso, nell’unanime registro cromatico scuro di una scena in notturna. Il terzo capitolo, coi disegni di Fabrizio Castano, torna a un impianto orizzontale e a un efficace segno nitido e riccamente espressivo nei volti dei personaggi: ma inizia la sperimentazione più interessante dell’albo. La narrazione infatti non procede linearmente, ma alterna presente e futuro dei Frikis al centro della scena, spensieratezza giovanile (sia pure con un forte sottofondo di disperante nichilismo, proprio dei giovani punk ma forse, in realtà, abbastanza universale) e il melanconico, drammatico epilogo. L’interconnessione di piani temporali si fa ancora più intricata nel quarto episodio, che va a indagare una parallela vicenda al femminile, per i disegni eleganti e morbidi di Elisa Bisignano, che dimostra una grande finezza nella rappresentazione dei delicati stati psicologici della protagonista e dei comprimari. I piani temporali che qui si intrecciano divengono addirittura sei, segnati da un diverso colore delle didascalie di pensiero: rosso, arancio, blu, verde, viola e nero. Ognuno può essere ripercorso in modo isolato, ma anche seguendo in modo lineare la loro intersezione, essi producono un flusso di coscienza dotato di un forte senso emotivo, per quanto inevitabilmente spezzato nell’infrangersi delle diverse linee cronologiche. Il quinto capitolo, in cui torna Antonello Cosentino, sceglie con efficacia la via della storia muta: non però, come di consueto, in assenza di dialoghi, ma utilizzando i balloon come fantasmi di voci perdute di fronte all’ineluttabilità della morte che porta via i Frikis (destino che, comunque, ci riguarda tutti, solo forse con qualche anno in più di declino dopo lo splendore incosciente della giovinezza). Le nuvolette prive di parole divengono, così, davvero “ectoplasmes”, secondo la terminologia francese, e la loro presenza bianca dà un particolare effetto drammatico al capitolo, che la storia puramente muta non avrebbe ottenuto. Il sesto capitolo chiude infine – con un salto temporale – l’intero romanzo a fumetti, di nuovo con una sperimentazione sul segno: rispetto alle sequenze precedenti, i disegni di Jacopo Vanni si distinguono per un tratto volutamente rapido, schematico, essenziale. Come se le cose fossero fuori fuoco, chiusa ormai la vicenda principale, in questo finale inevitabilmente disilluso, ma non del tutto disperante. Il disagio della voce narrante si esprime a volte anche con segni che scarabocchiano volti, luoghi, paesaggi rendendoli irriconoscibili, segno dello sradicamento degli ultimi superstiti di questa ennesima generazione perduta.

Queste diverse sperimentazioni risultano però nel loro complesso perfettamente amalgamate: Dario Custagliola sa orchestrare con maestria il complesso intrico di trame e segni che attraversano l’opera, e il ritmo che si produce è sicuramente sincopato e disarmonico (punk, appunto), ma giunge a un delicato equilibrio, evocando con grande efficacia la frastornante euforia di una stagione brevissima e terribile.